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Free State of Jones, McConaughey interpreta la storia vera di Newton Knight

Come se sentisse di avere ancora molto da denunciare e/o scontare in termini di coscienza, la cinematografia statunitense aggiunge un nuovo capitolo a quella che si sta rivelando una sorta tendenza degli ultimi anni, legata alla realizzazione di pellicole collegate al tema della schiavitù. Ecco quindi che dopo film come 12 anni schiavo, Django Unchained, Lincoln o Birth of a Nation, arriva in sala Free State of Jones, nuova opera scritta e diretta dal 4 volte premio Oscar Gary Ross.

Sinossi

Il regista sceglie il volto dolente di Matthew McConaughey per fargli interpretare una figura storica, quella di Newton Knight, un contadino del Mississipi che nel 1963 in piena Guerra Free State of JonesCivile americana, decide di opporsi a una guerra in cui non crede (“la guerra dell’uomo ricco combattuta dall’uomo povero”) come alla schiavitù, divenendo un disertore. Il suo gesto lo condurrà a trasformarsi nel leader di un’improbabile banda di contadini bianchi poveri e schiavi neri fuggiaschi, iniziando una storica rivolta armata contro la Confederazione.

Knight fonderà la prima comunità mista della regione, mentre tramite flash-forward assistiamo al processo del 1948 in cui il pronipote di Newt, Davis Knight, viene accusato di matrimonio misto a causa della sua parentela con la schiava nera Rachel (Gugu Mbatha-Raw), che fu compagna di vita di Newt dopo la separazione dalla prima moglie Serena (Keri Russell).

Nelle ingiustizie della Storia

Il primo aspetto di Free State of Jones che salta all’occhio è che, nonostante quel che si potrebbe inizialmente credere, il film di Gary Ross non è tanto e non solo un’opera che vuol raccontare la schiavitù e i suoi orrori, quanto il racconto di una ribellione, ancora più interessante in quanto guidata da un uomo bianco dal pensiero più avanti del suo tempo, impossibilitato a tornare indietro una volta compresa a fondo la realtà che lo circonda, capace di combattere in nome di concetti quali libertà o giustizia spinto più dai problemi altrui che dai propri.

In Free State of Jones non vediamo (più di tanto) corpi martoriati o scene da far male a mente e cuore. Gary Ross non si affida allo shock visivo quanto alla personalità carismatica e illuminante del suo protagonista, per raccontare nascita, evoluzioni e conseguenze degli atti di un uomo coraggioso che portò fino in fondo i propri ideali.

Il regista regala indubbiamente allo spettatore la possibilità di approfondire una storia poco nota, benissimo interpretata da McConaughey, attraverso una certa bellezza visiva esaltata dalla fotografia di Benoit Dehomme che sembra quasi stridere con la brutalità degli eventi storici. Eppure, preso dal suo desiderio di raccontare tanto (troppo) in un tempo per forza di cose limitato, Free State of Jonespurtroppo il film non decolla come dovrebbe.

Mentre Free State of Jones nella sua prima parte si prende il tempo narrativo che gli occorre, immergendoci in un periodo di ingiustizie rabbiose per i neri quanto per i bianchi poveri, Gary Ross procedendo nella sua esposizione finisce quasi col correre, col sintetizzare pur di darci un quadro completo delle conseguenze dell’agire di Knight, col didascalizzare gli eventi storici e lasciare inesplorati personaggi che avrebbero meritato più spazio e spessore.

Il risultato finale è dunque quello di una pellicola che offre un’interessante e preziosa lezione di Storia, da vedere e approfondire, ma più per l’apporto didattico che per quello emozionale.

Free State of Jones sarà al cinema dal 1° dicembre con 01 Distribution.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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