Fumo Blu

Bisogna provarli tutti, i gusti.
Come fai a dire che certi ti fanno schifo sennò? Io credo che bisogna necessariamente entrare prima dentro la persona, conoscerla a fondo, e poi ottenere il permesso di odiarla con tutta la forza dell’anima. E’ così che ha ottenuto il suo di permesso, quello di ucciderlo così tante volte da dubitare persino della sua stessa esistenza. Nella mente non ci sono condanne sufficienti per colmare l’assenza dei sensi di colpa. E’ così che vanno le cose, nel mondo è illegale e immorale togliere la vita a qualcun altro, ma abbiamo trovato comunque il modo di farlo nella nostra testa. Avendo lo stupido privilegio di poterlo rifare più di una volta. Lei ne aveva il disperato bisogno, per sbarazzarsi di tutti quegli sbagli che avevano come conseguenza una fastidiosa insonnia. Quell’insonnia che non riesce ad alleviare nemmeno un sintomo di una qualunque malattia. Gli stati d’animo si spostavano in lei così rapidamente che gli occhi avrebbero potuto uscire dalle loro orbite proprio come nei fumetti.

La questione, la vera questione di tutto, quella che voleva affogare nel caffè ogni mattina, è il non sapere che cosa stava cercando realmente o cosa gli era successo; la velocità degli eventi aveva affrettato persino la memoria. La felicità, il benessere dello stare soli, oppure la redenzione dal passato? Cos’è che le impediva veramente di allargare quel cazzo di sorriso fino agli angoli delle sua guance immense? Il caffè ogni mattina di certo non era una soluzione. Tanto meno riusciva a farla stare sveglia a dovere. Quando poteva dormiva, di giorno però. E i sogni il giorno se ne vanno. Da un pò di tempo a quella parte conosceva solo gli incubi. In ogni loro sfumatura, Ed è un gran peccato perché le ricordavano che doveva stare male.

Ancora non riusciva a capire per cosa, ma ogni tanto il fumo della sua sigaretta negli occhi gli diceva che era tempo di piangere. Erano giorni particolarmente grigi e nessuno sapeva dove era finito il sole, o perché si fosse rifiutato di sorgere. Non si è mai veramente soli nella propria casa, perché a lungo andare diventa un’incubatrice di desideri malsani, pensieri troppo pesanti e macchie sul lenzuolo di persone che non sono più tornate. Un’incubatrice che tiene nascosti i nostri più remoti e sedentari segreti. E’ così che ogni volta lei decide di uscirne, almeno due volte al giorno. La sua casa cominciava a inghiottirla. Aveva tenuto per sé, da quando si era trasferita lì, un posto speciale che condivideva con lei tutte le strade che aveva percorso per arrivarci. E cominciava a parlare, senza fermarsi. Ogni volta, ogni giorno e più o meno alla stessa ora si incontrava con sé stessa sulla solita panchina, e fino ad allora la sua ombra era rimasta quella di sempre.

“La gente… già. Si aspetta che io pianga dalla mattina alla sera. Si aspetta che ogni mio pensiero gli sia dovuto; che ogni mio sorriso debba essere un senso di colpa. E non capiscono. Come non capisco nemmeno io. Se ogni volta che appoggio la testa sul cuscino rimbalza sui miei peccati. La gente si fa giudice, senza tonaca, senza laurea, senza labbra abbastanza degne. La gente si fa giudice e basta, perché gli piace. A te che per due anni hai retto il mio peso senza mai scricchiolare, come me lo spieghi? Se per anni ho cercato me stessa persino nella morte, senza dire niente a nessuno perché in fondo un po’ tutti muoiono, prima o poi. Avrei dovuto forse riunire tutti e dire: ‘ho voglia di cambiare. In definitiva: vivere’. Avrei dovuto addobbare a festa le mie stanze vuote per poter dire alla gente, quella gente, che avevo voglia di sorridere senza bugie tra i denti? L’egoismo sai, non è tenere troppo a una cosa. L’egoismo è quando ti comincia a interessare sempre meno quello che ha da dire l’altro. E’ così che cominciano i silenzi, quelli che finiscono nell’indifferenza di chi non ha saputo dirci niente. Forse, tutta la fatica che ho accumulato fino ad ora, l’ho vista come fonte di guadagno. Prima o poi tutti avrebbero riconosciuto gli sforzi. Ma non va così.

Io, sai, volevo solo cominciare a guardare il sole con occhi diversi, fare tante cose, uscire e vedere il mondo anche con i suoi. Io, volevo solo vivere di più.”

Non aveva mai ricevuto risposta, però la consolava il solo fatto di riuscire ancora a parlarne. Se fosse stato il vento, un ramo inclinato, un fiore appena sbocciato o le piccole gocce della pioggia, non le sarebbe mai e poi mai importato. La risposta era superflua.
‘E allora fallo’
Fino ad allora.

ESTER SARTO

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