Genesis 2.0, nelle terre gelide della Siberia alla ricerca di zanne di mammut

Genesis 2.0 una riflessione spietata che parte dai cercatori di zanne di mammut e vi poterà ai limiti etici della clonazione

 

Documentario genesis 2.0

Genesis 2.0 è un documentario già vincitore del premio come miglior documentario dal mondo al Sundance Film Festival di quest’anno. Ritornato nel paese del regista, lo svizzero Christian Frei, è stato presentato nella sezione Panorame Suisse del 71º Locarno Film Festival.

Christian Frei lavora nuovamente con il cinematografo Peter Indergand, e aggiunge anche un nuovo collaboratore: il co-regista Maxim Arbugaev, un giovane filmaker della Siberia cresciuto nelle vicinanze del porto artico di Tiski e registra filmati e documentari da togliere il fiato sulla bellezza delle Nuove Isole Siberiane. Insieme, hanno dato al documentario un’immagine concentrata sui grigi per dare un’aria palpabile di preoccupazione.

Il documentario cattura da subito l’attenzione. Si apre con una voce femminile che recita un vecchio racconto siberiano chiamato “Olonkho – Eles Bootur” (il termine Olonkho si riferisce sia alla tradizione epica jakuta). Guardando il film capirete proprio come questo è lo spirito profondo che trasuda questo lavoro.

SINOSSI

Documentario genesis 2.0Il film osserva la vita dura e pericolosa dei cosiddetti “cacciatori di mammut” nelle remote isole della Nuova Siberia nell’estremo nord della Siberia. Il paesaggio arcaico in cui queste persone cercano le zanne di mammut estinti sembra una terra primordiale.

C’è una specie di febbre della corsa all’oro nell’aria, perché i prezzi di questo oro bianco non sono mai stati così alti. Ma lo scongelamento del permafrost svela più del prezioso avorio. Finché una volta i cacciatori trovano una carcassa di mammut quasi completamente conservata con pelliccia, sangue liquido e tessuto muscolare.

Tali reperti sono come calamite per ricercatori russi e sud coreani che studiano la clonazione ad alta tecnologia. Nasce quindi una corsa alla ricerca di cellule di mammut con la maggior catena di DNA intatto. La loro missione potrebbe essere tranquillamente la trama di un film di fantascienza.

Vogliono riportare in vita l’estinto mammut lanoso e quindi far rivivere la specie. Questo è solo l’inizio. In tutto il mondo, i biologi stanno lavorando per reinventare la vita. Vogliono imparare il linguaggio della natura e creare la vita seguendo il principio The Lego Principle. L’obiettivo della biologia sintetica è produrre sistemi biologici artificiali completi. L’uomo si sostituisce a Dio e diventa il Creatore (con rilevanti dubbi etici).

RIFLESSIONI ETICHE

Documentario genesis 2.0La resurrezione del mammut è solo una piccola parte di questa prossima rivoluzione tecnologica. Quasi come se fosse un gioco. Un gioco da molti milioni di dollari. La tecnologia potrebbe capovolgere completamente il mondo così come lo conosciamo. Tutto questo (e le grandi implicazioni nell’ambito della tecnologia genetica) ha origine nell’inarrestabile disgelo del permafrost all’estremo confine della Siberia.

«Il lavoro di Dio è incompleto, ma collaborando possiamo renderlo finalmente perfetto». Questa frase non esattamente rassicurante, pronunciata da uno scienziato coreano di mezza età dall’aria innocua, è solo una delle tante dichiarazioni d’intenti sorprendenti pronunciate dai numerosi intervistati del docomumentario Genesis 2.0.

Frei e Arbugaev provocano lo spettatore, ma è come se si tenessero  in disparte. Non vogliono fornire risposte semplicistiche o alimentare luoghi comuni. L’obiettivo è informare, attraverso un sapiente montaggio alternato, e un ritmo sostenuto. Genesis 2.0 è un film dove le ambizioni sfrenate dell’essere umano si scontrano contro l’immensità dei paesaggi, contro la desolazione dei confini della Siberia, contro il silenzio che avvolge un manipolo di avventurieri in cerca di fortuna. È una riflessione selvaggia, spietata, che mette in mostra lande desolate per sottolineare un’etica che ormai vacilla sotto il peso di interessi più grandi degli esseri umani.

LA SCIENZA,  IL PASSATO IL PRESENTE E IL FUTURO

«Genesis 2.0 parla di leggende, miti e tabù, e ci mette a confronto con la paura nei confronti di un futuro che non possiamo prevedere», aggiunge Christian Frei.

Il regista russo Maxim Abugaev ha accompagnato e filmato i cacciatori alla ricerca delle zanne di mammut durante una stagione di caccia. «Questi cacciatori sono persone native del Nord: praticano lo sciamanesimo, e credono negli spiriti della natura. Quando esplorano queste terre inabitate – dice Abugaevsono estremamente prudenti e superstiziosi. L’Artico viene visto come una creatura dotata di poteri, tanto straordinari quanto incomprensibili».

Il documentario parla di speranza e mette al centro del racconto la tecnologia. Da una parte la scienza che insegue l’immortalità, che sfida le leggi della natura. Dall’altra un gruppo di uomini che sperano di poter ricominciare: «Vorrei trovare una zanna molto grande, per venderla, e cambiare mestiere». La tecnologia è il perno del film. La sua presenza nei laboratori cinesi e la sua quasi totale mancanza sulle isole dell’Artico. Si ragiona per opposti, in un documento dall’indubbio fascino. È un viaggio tra passato e presente, con un occhio, anche critico, sul domani.

Il film tratta tutti i protagonisti con lo stesso rispetto, indipendentemente dalle loro visioni e obiettivi, anche quando i loro piani e le intenzioni sembrano assurdi e spaventosi o troppo fantascientifici. Il film si avvicina a tutto con un curioso scetticismo. Fa domande e non condanna. Cerca di comprendere il nuovo e lo strano senza essere credulone. Utopia e distopia, curiosità e scetticismo: questi sono i principali conflitti del nostro film. E la sua spinta principale.

 

Genesis 2.0 è al cinema dal 24 settembre distribuito da TrentFilm.

GENESIS 2.0 (Trailer 2’19”) EN from Christian Frei on Vimeo.

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Fonte immagini: genesis-two-point-zero.com.



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