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Gentiloni, i 5 stelle e il grande vuoto

Se un domani dovessimo mai raccontare ai nostri figli e nipoti i tempi che stiamo vivendo, probabilmente ci ricorderemmo poco, perché li potremmo associare ad un grande vuoto che ci avvolge e che, ultimamente, sta diventando quasi insopportabile. Dal 4 dicembre scorso, infatti, il Paese appare come arrestato, anestetizzato, in una bolla di sapone che nessuno vuole rompere. Il governo Gentiloni si è formato con le liturgie oliate della consuetudine costituzionale, con gruppi parlamentari ricevuti al Quirinale per comunicare la propria volontà di far parte o meno della maggioranza.

Questa volta, però, il tutto è apparso come inutile. Tramite le dichiarazioni fatte alla stampa, tutte le forze politiche avevano già manifestato i propri intenti e quindi era scontato che il post-Renzi fosse molto simile allo schema precedente: stesso perimetro parlamentare e quasi stessi ministri. Non citiamo ovviamente alcuni ingressi infelici come quello di Valeria Fedeli all’Istruzione (ci ricordiamo tutti le bugie sul suo diploma di laurea), mentre registriamo quello – a quanto sembra positivo – di Marco Minniti agli Interni.

Il governo Gentiloni tra la gente comune non esiste: è uno spettro che la stampa pedissequamente fa apparire ogni sera al tg e nelle paginate infinite dei giornali cartacei che, rimanendo sempre più lontani dal “Paese reale”, non smettono di perdere lettori. Tant’è che nelle ultime settimane, su Internet – spazio più reattivo alle pulsioni degli utenti – l’attenzione rivolta alla politica è sempre meno e sempre più inconsistente. Segno che questa fase istituzionale non interessa a nessuno.

Il Paese vuole un cambiamento radicale, che però nessuno riesce davvero ad incarnare. Neanche Gentiloni. Forse perché anche il cittadino italiano non l’ha davvero maturato nel profondo: tutti vorrebbero il lavoro, ma non si discute su quali mestieri investire e quali lasciare al libero mercato perché destinati alla scomparsa. Per non parlare dell’ambiente: vogliamo una politica ecologica e un mondo sempre più pulito, però non lottiamo – ad esempio -per avere un trasporto pubblico migliore; vogliamo più figli, ma non diciamo nulla davanti ad una scuola che non educa e non forma, che crea classi di privilegiati e lascia ai margini i più “deboli”; siamo inflessibili verso il politico colto a rubare, ma poi alle elezioni in molti chiedono il salario pubblico, ovvero il posto all’ente statale.

Doveva essere il Movimento Cinque Stelle la forza pronta ad incanalare l’onda lunga di questa voglia di ribaltamento estremo e invece continua a sbagliare, dilaniato da lotte intestine di cui nessuno ci informa e molto simile – in struttura e modi di fare – al Partito Comunista del secolo scorso. Pensateci: si fa credere al militante/attivista che possa contare qualcosa e poi gli si elargisce un contentino, dandogli la possibilità di scrivere le leggi o intervenire sulla piattaforma Rousseau . Il procedimento però non è finito perché ecco comparire sulla scena “il Garante” che stronca il lavoro dell’attivista, portato avanti con mesi di fatica, riunioni al freddo e sacrificio di tempo libero.

Già, “il Garante”, un’entità oscura – che ora si chiama “garante“, appunto, ma che un tempo si chiamava “Monarca” – decide sulla tua vita politica senza possibilità di interloquire, senza una discussione col tuo gruppo di lavoro, senza (quasi) avvisarti e la tua difesa si limita ad una fredda mail mandata da un robot. “Vali Uno” finché fai l’attivista solerte e zelante. Se provi a criticare anche un minimo, vieni tacciato come fallito. Con tutte le differenze del caso, è il vecchio “centralismo democratico” del PCI: la linea politica si dettava a Roma o nei capoluoghi di provincia e ognuno si doveva adeguare. Prendere o lasciare: era il partito, bellezza.

Il problema è quando ci sarà qualcuno che riuscirà davvero a comprendere i bisogni della provincia profonda dell’Italia che soffre lo spopolamento, la crisi, la mancanza di visione economica, il campanilismo.
Ad ogni tornata elettorale il Paese vota in maniera netta, tombale, sotterrando forze politiche e volti. Nel 2013, per esempio, si sono polverizzate tutte le forze d’opposizione che avevano animato le piazze sotto il governo Berlusconi. Da una parte si aveva il PD uscito perdente dalle urne e dall’altra il Movimento Cinque Stelle che aveva prosciugato il “movimentismo”.

Il 4 dicembre abbiamo salvato la Costituzione e cacciato Renzi (che ad oggi sembra non essere mai esistito). E domani, cosa faremo?


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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