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Gentiloni premier e Renzi il burattinaio: nasce il governo Renziloni

E alla fine prevalse l’usato sicuro. Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri del governo Renzi, ha accettato con riserva l’incarico di formare un nuovo governo. Non è una gran notizia, in fondo. La notizia è che, riprendendo le parole da lui pronunciate dopo il colloquio con il Presidente della Repubblica Mattarella, l’azione del nuovo esecutivo sarà «nel quadro del governo e della maggioranza uscente». Tradotto dal politichese: tutto cambia ma alla fine le carte in tavola rimangono le stesse. Stessi ministri renziani (salvo qualche cambio di facciata) e stessa maggioranza politica in Parlamento. L’unica differenza è il possibile ingresso delle truppe cammellate verdiniane che potrebbero ottenere un ministero. Che dire, le losche intese fanno miracoli ancora oggi.

Molti media hanno parlato di governo Renzilioni non a caso. Non c’è un commentatore e/o un giornalista che non abbia evidenziato un dato fondamentale: non è stato il Capo dello Stato a scegliere il nuovo Presidente del Consiglio ma è stato, di fatto, Renzi. Renzi ha indicato Gentiloni, Renzi ha condotto consultazioni parallele a quelle del Quirinale per sondare le disponibilità di potenziali candidati (come il mellifluo Padoan o l’eterno numero due Franceschini). Una sorta di premierato all’amatriciana.

Il nome uscito dal cappello è uno di quelli che non dà troppo fastidio. Gentiloni è il catto-dem che entra in scena senza arrecare troppo disturbo, con tono pacato, calmo. E’ quello, per intenderci, talmente pacato che arrivò terzo su tre partecipanti alle primarie per la corsa a sindaco di Roma nel 2013. Eppure eccolo, oggi, impacciato e un po’ preso alla sprovvista, nei panni del premier che dovrà puntellare il nostro Stivale per evitare crolli (metaforici e non) mentre il giovincello di Rignano sull’Arno, ritemprato da partite alla Playstation con i figli raccontate da televisioni e quotidiani con dovizia di particolari, si preparerà al suo rientro in scena. Il Presidente del Consiglio uscente ha infatti due obiettivi in testa, due stazioni da raggiungere: la riconferma alla segreteria del partito e poi il ritorno a Palazzo Chigi. Di nuovo e con tutti gli onori.

Ma, a parte per un traghettamento del paese verso il voto, a cosa serve questo nuovo esecutivo? Di sicuro non risponde alla richiesta di maggiore rappresentatività uscita dalle urne del referendum appena trascorso. E’ un tappo. Un tappo per evitare che la bottiglia esploda, un tappo per evitare di guardare finalmente il dito e non la luna. Un tappo, in sostanza, per non discutere seriamente di cosa sia oggi il centrosinistra in Italia e di quale deriva stia prendendo.

Gentiloni in tutto questo è il povero malcapitato che deve evitare che la bottiglia si stappi in modo violento prima dello scoccare della mezzanotte. Una vana e pia illusione. Ma qualcuno che si sacrificasse per “la ditta” ci doveva stare.

A questo giro tocca a lui.

Buon lavoro!

 


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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