Gianfranco Fini: “Non mi dimetto. Berlusconi illiberale”. Alle Camere nascono i gruppi autonomi fedeli al Presidente Fini

<<Non darò le dimissioni, il presidente non deve certo garantire la maggioranza che lo ha eletto. Sostenerlo dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d’amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni>>. E’ gelido il Presidente della Camera. Risponde in maniera piccata, dalla conferenza stampa convocata all’Hotel romano “La Minerva”, a Silvio Berlusconi, reo di averlo cacciato in malo modo dal Pdl, destituendo anche i suoi tre colonnelli più fidati – Granata, Briguglio e Bocchino – direttamente ai proibiviri del partito.

Ma non è certo uno sfogo fine a sé stesso. L’inquilino di Montecitorio approfitta della conferenza stampa per annunciare ufficialmente la formazione dei due gruppi autonomi nelle due Camere. Il nome che ha scelto è : “Futuro e Libertà per l’Italia”. Dovevate vederli i “finiani” presenti al discorso di Gianfranco…tutti euforici, eccitati…sembravano tanti scolaretti al loro primo giorno di scuola….

Fini, insieme ai suoi nuovi compagn…ehm, fedelissimi, ci tiene a mettere le cose in chiaro: <<Sosterremo il governo ogni qual volta agirà davvero nel solco del programma elettorale e non esiteremo a contrastare scelte dell’esecutivo ritenute ingiuste o lesive dell’interesse generale>>.

E allora andiamo a vedere i componenti di questo nuovo gruppo (dato che per ora si è formato solo quello alla Camera, al Senato sembra che si sia raggiunto il numero minimo di 10 senatori ma non c’è stata ancora la proclamazione ufficiale):

Enzo Raisi, Italo Bocchino, Luca Barbareschi, Maria Grazia Siliquini, Benedetto Della Vedova, Angela Napoli, Francesco Proietti Cosimi, Aldo Di Biagio, Francesco Divella, Claudio Barbaro, Antonio Bonfiglio, Giuseppe Scalia, Antonino Lo Presti, Flavia Perina (anche Direttrice del Secolo d’Italia), Fabio Granata, Carmelo Briguglio, Giorgio Conte, Luca Bellotti, Alessandro Ruben, Andrea Ronchi, Donato Lamorte, Giulia Bongiorno, Catia Polidori, Carmine Patarino, Giulia Cosenza, Silvano Moffa, Mirko Tremaglia, Adolfo Urso, Roberto Menia, Giuseppe Consolo (Avvocato, fra l’altro, di Altero Matteoli), Giuseppe Angeli, Souad Sbai.

Il coordinatore, per ora, è Giorgio Conte in attesa della prima riunione del gruppo, che stabilirà i vari incarichi (tesoriere, segretario e via dicendo).

La domanda più ovvia da farsi è: <<Riusciranno queste nuove “truppe” a mettere in difficoltà il governo Berlusconi e quindi ad essere essenziali per la sua sopravvivenza?>>. Facciamo due conti.

Alla Camera, Berlusconi può contare su una schiera di 341 deputati, più 12 cani sciolti del gruppo misto (Noi sud, Repubblicani, Mpa). L’opposizione, invece, conta 269 onorevoli. Togliendo i 33 componenti di Futuro e Libertà per l’Italia, il numero di parlamentari della coalizione di centro-destra, scenderebbe a 308 (con una maggioranza necessaria di 316).

Al Senato la situazione è leggermente diversa: ai 175 senatori attuali (più 4 dell’ Mpa) sembra che vadano tolti un numero più esiguo. Solo 10 parlamentari azzurri – per ora – hanno abbandonato il Pdl. Il numero minimo per costituire il gruppo anche a Palazzo Madama. In questo caso, dunque, l’asticella si abbassa a 166 peones fedeli al governo (con una maggioranza necessaria di 158). L’opposizione, ricordo, è ferma a 153 senatori.

Possibili scenari? Per ora il Presidente del Consiglio sta ripercorrendo lo stesso percorso del precedente governo Prodi: andare a chiedere voti, bussando a tutte le porte, promettendo mari e monti in cambio del salto della barricata. Molto corteggiati i parlamentari del gruppo misto non fedeli al governo come Riccardo Villari (ex Pd) o Daniela Melchiorre (Liberal Democratici). Molta attenzione è rivolta anche agli uomini di Pierferdinando Casini (e più in generale a tutto il partito) che berlusconiani lo sono sempre rimasti nell’anima. Non parliamo poi di Rutelli: lui e quei quattro esaltati che si porta appresso sono già stati contattati da Silvio….probabilmente gli avrà sventolato l’eventualità delle elezioni anticipate e quindi la loro sparizione dal panorama politico.

Tempo un anno (o poco meno) e il centro-sinistra si andrà ad alleare con la Lega Nord. Chiamatemi pazzo nel formulare questa ipotesi, ma credo che il Carroccio si sia rotto i coglioni delle vane promesse di Berlusconi e di un Parlamento che è costantemente bloccato da provvedimenti come il Processo Breve, il ddl intercettazioni, etc. Pur di portare a casa definitivamente il federalismo fiscale, farà saltare dalla sedia il Presidente del Consiglio e cambierà di nuovo le carte in tavola…come nel 1994….

MATTEO MARINI


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


'Gianfranco Fini: “Non mi dimetto. Berlusconi illiberale”. Alle Camere nascono i gruppi autonomi fedeli al Presidente Fini' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares