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Giorgio Emanuele I e Benito Berlusconi

Scritto da Francesco Angeli il 10 - March - 2010 Letto 515 volte

Benito faceva le leggi e Vittorio Emanuele le firmava. Berlusconi fa le leggi e Giorgio le firma. Tutte. Dal Lodo Alfano allo Scudo Fiscale, passando per il Decreto Salva-liste. Quando decide di non firmare si inventa una nuova prassi. Avverte che non avrebbe firmato, come nel caso Englaro, e non fa neanche nemmeno arrivare il decreto sul tavolo. Forse troppa la voglia di mettere autografi. Nostro Sire si inventa anche il messaggio al Governo, nonostante sia previsto solo per le Camere, nel caso del Decreto per la Sicurezza. Ovviamente non lo ascoltano. Ovviamente firma.

Dice che non può non firmare lo Scudo Fiscale, altrimenti glielo rimandano. Non è vero. Il testo può essere rigettato alle Camere, che, solo se lo ripresentano in modo uguale, dovrà essere per forza firmato.

Stavolta invece Re Giorgio ha addirittura collaborato con il Governo nella stesura del Decreto Salva-liste. La Presidenza della Repubblica scavalca, come già ha fatto il Governo con i numerosi DL, il Parlamento e diviene organo legislativo. Napolitano firma da super-partes un documento di cui è stato parte attiva nella stesura.

– Attentato alla Costituzione? –

–Io studio diritto. Mi sono accorto che nel libro manca il capitolo dedicato a Napolitano. Non riesco ad identificarlo con quello sul Presidente della Repubblica. Non mi raccapezzo più. Come faccio a studiare un capitolo deviato?–

Napolitano risponde sul suo sito riguardo alla firma del decreto. Parla di opposizioni a cui non piaceva vincere a tavolino. E quindi? Decidono loro? Il Presidente si trasforma da super-partes a sub-partes? Parla poi di due “beni” messi sullo stesso piano: il rispetto delle regole e il diritto di voto. Ma se io mi dimentico di presentare la mia lista o raccolgo firme false ritorno comunque in gioco? Che senso hanno dunque le regole?

Poi parla di un’altra cosa gravissima. Discriminante. Evidenzia che sia escluso dalla tornata elettorale un partito grande (il PdL) e che ciò sia accaduto in due regioni grandi (Lazio e Lombardia). E dunque questo non appare come “sostenibile”. E se io sono un cittadino molisano e voto UdC o La Destra di Storace? E se sono un Valdostano che vota Sinistra e Libertà o Forza Nuova? Non ho lo stesso diritto di veder tutelato il mio diritto di voto? Valgo di meno perché pago le tasse in una regione più piccola e non mi adatto al bipolarismo?

Ma cosa fa poi la grossezza di un partito? C’è una soglia? Sopra il 20%, il 30% o il 35%…? E poi a cosa si riferisce questa grossezza? Alle elezioni precedenti? E se dovesse crollare il PdL alla prossima tornata e assestarsi al 3% sarà ancora “grande”? La Democrazia Cristiana crollò dopo Tangentopoli. Sparì. Come facciamo a sapere che non accadrà al PdL? Allora Napolitano a cosa si rifà per capire la “grandezza” di una forza politica? Ai sondaggi?

– E io non dovrei criticare Napolitano? Perché? Lesa Maestà? E’ un uomo come tutti e può sbagliare. E’ in Parlamento da “sempre”. E’ stato amico di Craxi e lo ha anche difeso nella lettera di commemorazione scritta alla vedova dell’ex presidente del Ps.

Purtroppo è forse ancora irrimediabilmente intriso di comunismo, se parla ancora di partiti “grandi”.

FRANCESCO ANGELI

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