Giornate della Memoria

21 marzo e 3 ottobre, altre “Giornate della Memoria”

Nella seduta del 16 marzo 2016, il Senato ha istituito altre due “giornate della memoria”: una, approvata in prima lettura, con il ddl n.1894, dedicata alle vittime di mafia, fissata il 21 marzo di ogni anno e la seconda invece varata in via definitiva con il ddl n. 1878, in memoria dei migranti morti durante il viaggio verso l’Europa, stabilita ogni 3 ottobre, data in cui nel 2013 morirono affogati 366 stranieri nel mar Mediterraneo, a largo di Lampedusa. Uno dei naufragi più odiosi della storia con una eco in tutto il mondo.

Se leggessimo queste due notizie con attenzione, tralasciando per un attimo la corsa al like sotto la news proposta su Facebook, noteremmo la illogicità della scelta. Uno Stato che si definisce democratico, erede delle rivoluzioni, segnato da due Guerre Mondiali e da una dittatura opprimente come il Fascismo, non dovrebbe istituire giornate della memoria per commemorare, ma eliminare – o perlomeno combattere – alla radice i fenomeni che poi portano a tragedie di questo tipo.

Che senso ha prendere queste decisioni se poi leggiamo tutto l’anno dei dati impietosi: nel 2015, secondo un report firmato da Claudio Fava, 167 giornalisti sono stati minacciati dalle mafie, lasciati soli nelle trincee della denuncia collettiva. Non abbiamo una legislazione seria che tuteli i pentiti e i testimoni di giustizia che condanniamo all’esilio forzato in luoghi remoti e ignoti e talvolta senza un sussidio sufficiente a vivere dignitosamente. Non sosteniamo i magistrati coraggiosi che si imbattono tutti i giorni nella lotta al malaffare e all’arrivo a condanna dei mafiosi, fra le mille trappole dei ricorsi formali e della prescrizione.

Penseremo forse ai migranti il 3 ottobre, ma poi non li vogliamo a casa nostra dopo che siamo andati nei loro Paesi a derubare materie prime preziose e petrolio, nei quali abbiamo ribaltato governi che non ci garbavano, ove i nostri caccia hanno raso al suolo case e città e dove “strane figure” hanno violentato le loro madri, mogli e sorelle.

Accettiamo senza batter ciglio di vedere invasa la nostra tv di politici razzisti che non vogliono risolvere il problema, ma aizzare gli esasperati da uno Stato assente e che si olia con la corruzione. Abbiamo sostenuto governi dove erano presenti forze xenofobe, che infatti non hanno risolto nessuna questione dal principio ma hanno incancrenito i problemi.

Non diciamo nulla quando vediamo marcire nel fango dei disperati al confine fra Grecia e Macedonia – a Idomeni -, solo perché così abbiamo meno problemi nei nostri Parlamenti (ed elettorati). Ci siamo ridotti a farci dettare la politica migratoria e di ingressi da Stati che non contano neppure nei radar ma che appunto ci fanno molto comodo.

Però ad una parte della politica e dell’associazionismo certe giornate piacciono, perché sono (forse) l’unico momento in cui hanno un po’ di visibilità e di utilità sociale. Dove si strillano frasi pure condivisibili ma che si essiccano 20 secondi dopo averle pronunciate e ripuliscono la coscienza. Ipocritamente.

AGGIORNAMENTO

Rispetto a quando è stato scritto l’articolo, qualcosa è cambiato. Il ddl 1894 sull’istituzione di una giornata della memoria per le vittime di mafia il 21 marzo di ogni anno, è diventato legge dello stato l’8 marzo scorso (Legge n.20/17).


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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