Giovani e politica

I giovani e la politica

Se si assiste ad una conversazione di politica tra due ragazzi giovani probabilmente ciò che emerge sarebbero farneticazioni di tipo fascio-comunista, o peggio totale ignoranza e apatia rispetto a questo argomento.

Probabilmente ho esagerato, ma è indubbio che al giorno d’oggi i giovani siano una categoria se non del tutto, almeno in parte estranea al mondo politico. E’ un processo che ormai si trascina da decenni e a cui, al momento attuale, non si trova rimedio; gli effetti ben visibili sono molteplici, a cominciare da un’ età media della classe politica terribilmente avanzata, con persone(per carità anche autorevoli) che ormai sono sui 60-70 anni e perciò non vedo come possano avere quella lucidità e quell’interesse verso il futuro che sicuramente un giovane avrebbe.
La conseguenza più grave di ciò, è un progressivo allontanamento dall’agenda politica delle questioni care al mondo giovanile, le quali quando vengono trattate non incontrano una forte partecipazione dei diretti interessati, i quali preferiscono, il più delle volte, assumere un atteggiamento di tipo passivo confidando nella capacità dei politici o peggio ancora non interessandosi proprio del problema.

Un caso paradigmatico potrebbe essere quello accaduto solo qualche mese fa, cioè il decreto del ministro Gelmini che ha previsto pesanti tagli (magari giustificati) alle scuole superiori, università e (soprattutto) ricerca: argomento che più riguarda da vicino studenti e universitari.
In questo caso ho modestamente registrato tre tipi di comportamento: da un lato c’è la reazione degli studenti attivi cosiddetti di sinistra, i quali hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti della legge con scioperi e quant’altro potesse servire a incidere nel merito. Poi ci sono gli studenti dall’ altra parte della barricata, cioè quelli a favore della legge, i quali invece hanno boicottato gli scioperi organizzati dai “sinistroidi” sostenendo vivamente le ragioni del ministro e difendendo la sua legge.

Ora, non intendo sostenere le ragioni dell’una o dell’altra parte, ma mi limito ad apprezzare entrambi i comportamenti: che si sia favorevoli o contrari, in questo modo la questione è stata discussa, affrontata e poi assimilata magari ascoltando e capendo le ragioni dell’altro. C’è però, come detto, una terza reazione, la più diffusa, che è in realtà una non reazione: l’indifferenza.
La stragrande maggioranza dei giovani infatti non si è posta neppure il problema di andare a verificare la bontà della legge e di esprimere (ATTIVAMENTE) un proprio parere; io stesso ho parlato con molti studenti di questo tipo, altri che nemmeno sapevano che ci fosse una legge sulla scuola in discussione.

Ecco, l’appiattimento culturale, l’indifferenza ai problemi del nostro paese e le quasi totale ignoranza in merito a questioni di rilievo sono , io credo, il vero problema dei giovani del nostro tempo.

Tommaso Buzzelli



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