Nirvana

Giradischi, Bleach: il frutto acerbo della furia autodistruttiva dei Nirvana

Bleach, il primo lavoro in studio dei Nirvana e uno dei dischi Grunge per eccellenza

NirvanaEra la seconda metà degli anni ’80 quando nella “ridente” Seattle venne coniato il temine “Grunge”.

Per dirla tutta questo termine significava tutto e niente: non era un genere ben definito, non descriveva attitudini o tendenze particolari, non aveva gruppi di riferimento che potessero risultare somiglianti e via dicendo.

Letteralmente “Grunge” deriva da “grungy” che sta a significare “sporco”, “sudicio”, fattore non molto lusinghiero che riprendeva il modo di vestire di questi ragazzi e le sonorità sporche, sputate fuori direttamente dal punk, dall’hardcore e dal noise.

Giugno 1989, molti di noi non erano ancora nati ma erano in dirittura di arrivo (tipo il sottoscritto), e Bleach dei Nirvana vedeva la luce dopo essere stato anticipato dal singolo Love Buzz/Big Cheese nel novembre 1988.

Bleach, il primo sintomo di apertura agli anni dell’AIDS e del disagio rigoroso.

Partiamo dal titolo: letteralmente significa “candeggina” e riprendeva una campagna pubblicitaria che “incitava” i giovani tossicodipendenti a sterilizzare con la candeggina gli aghi usati per evitare l’AIDS.

Questo è il primo “sintomo”, la prima apertura verso un decennio, gli anni ’90, dove la parola “AIDS” diventerà tristemente all’ordine del giorno.

Questo disco nasce in un periodo di transizione: le ribellioni del ’68 o del ’77 erano ormai troppo lontane, le ansie per il nuovo millennio erano alle porte, la Guerra del Golfo stava per prendere il posto della Guerra Fredda e i nuovi giovani si trovarono a far parte, contro la propria volontà, della cosiddetta Generazione X: senza speranze, senza prospettive e senza più nulla da dire.

Bleach è tutto questo: è rabbia, è disagio, è la mancanza di un senso di appartenenza, Bleach è IL DISCO Grunge per eccellenza, dove al suo interno sono condensati tutti quegli elementi che hanno rappresentato una generazione a caduta libera verso un abisso profondo, dal quale in pochi sono riusciti a risalire.

Registrato in pochi giorni, il disco vede una formazione non definitiva per i Nirvana: Kurt Cobain alla chitarra e alla voce, Krist Novoselic al basso, Jason Everman alla seconda chitarra che in realtà non suonò nemmeno una nota e prestò i soldi per le registrazioni, Dale Crover (dai Melvins) e Chad Channing alle batterie.

Non è facile parlare di un disco che è stato, ed è tutt’ora, la linea di partenza di una mentalità. Questo non è semplicemente un disco, è il ritratto di una generazione, è rabbia, è frustrazione, è ripetitività, ossessione; Bleach è la fotografia di un decennio, degli anni del disagio rigoroso.

Il sound dei Nirvana condensato in 11 brani.

NirvanaCi troviamo davanti a 11 brani (nella versione vinile/cassetta; nella versione su cd saranno 13) dove vengono fuori sonorità molto particolari.

Chitarre acide, scure, distorte, sporche e quasi urlanti; bassi metallici, cupi; batterie serrate e rabbiose e voci graffianti, che sembrano “erodersi” in un cantato lacerante e struggente.

E’ questo il sound che caratterizzava i Nirvana, non quello di Nevermind, che tra l’altro Cobain odiava; era questo il tratto caratteristico della band, un sound grezzo, sporco che infatti verrà ripreso con In Utero.

Il disco si apre con Blew e con quello storico giro di basso cupo, metallico e claustrofobico. Traccia dopo traccia viene fuori la rabbia, l’ossessione, la ripetitività urlate nota dopo nota. Quello che i Nirvana hanno fatto con Bleach è stato dare sfogo alle angosce di una generazione senza sbocchi, incarnata su pochi ossessivi particolari, ma essenzialmente senza futuro.

Comunque Bleach abbonda di quelli che saranno i classici dei Nirvana, che continueranno ad essere suonati live tre fra tutti: About a Girl una ballad in stile Cobain, School e Negative Creep pezzi più taglienti, più graffianti e con le ritmiche più serrate che terranno impegnato il Dave Grohl a venire.

Un disco tagliente, nervoso e forse l’inizio della fine per i Nirvana.

Nel giro di pochi anni queste timbriche aggressive lasceranno campo libero a quella pulizia sonora dalla vena, forse, troppo “pop” (anche se parlare di pop è assurdo) di brani come Smells Like Teen Spirit.

Questa aggressività, questo suono massiccio e saturo e questa bomba di potenza così “emotiva”  e così acerba riuscirà a condensare il disagio di milioni di giovani resterà un unicum, oltre che un “esperimento” di tutto rispetto calcolando la giovane età della band e la formazione non ancora definita.

Nevermind, In Utero, Incesticide e tutti i vari bootleg proveranno a riacquistare quelle sonorità di Bleach e, per carità, ci riusciranno anche ottenendo grandi risultati.

Il problema sta a monte: mentre i dischi del successo saranno caratterizzati, appunto, dal successo stesso, Bleach resta il frutto acerbo di una furia autodistruttiva che “perseguiterà” Cobain fino al tragico epilogo della sua storia.

Un frutto acerbo,  maturo a sufficienza per incarnare uno stile di vita, un periodo storico e milioni di persone in tutto il mondo.

Se fossimo necessariamente costretti a descrivere Bleach in 3 parole, queste sarebbero: “GRAFFIANTE” perché nota dopo nota i suoni rimbalzano dalle casse e sembrano colpirci come tante schegge impazzite che con rabbia e sfrontatezza ci lasciano a terra sanguinanti ma, stranamente, appagati.Nirvana

“NERVOSO” perché sintetizza i sentimenti e le paure di una generazione spenta, senza futuro intenta a cadere nel vuoto di un decennio che sembrò durare un secolo, ma che in realtà, è passato in fretta lasciando un segno più profondo di quanto tutti si aspettassero.

“SPIGOLOSO” perché il sound di Bleach è così, una miscela esplosiva di sporcizia sonora che ha bisogno di essere smussata, ma che allo stesso tempo è perfetta così com’è, diretta, immediata e criptica.

Bleach è sicuramente, emblema di una confusione generazionale che cerca di attingere a tutti i costi a quelle influenze (o certezze) musicali/culturali nel disperato tentativo di trovare la propria strada, che, purtroppo, non per tutti è dietro l’angolo.

Questo disco non era che l’inizio della tragica epopea di Kurt Cobain: l’appellativo “Grunge”, il successo, la droga, l’essere un esempio per milioni di persone, tutte cose che cambieranno la vita di questo “ragazzino”di Aberdeen che, in fin dei conti, voleva solo “tirare il fiato”.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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