Born to Run, foto completa

Giradischi, Born To Run: quando Bruce Springsteen cambiò la storia del Rock

Born To Run, il disco che cambiò la storia del rock e la vita di Bruce Springsteen.

Born To run Copertina

Fonte Rockol

Era il 25 agosto del 1975 quando Born To Run vide la luce; album numero tre di Bruce Springsteen, il primo che ebbe veramente un successo planetario e che, ancora oggi, è uno dei dischi più apprezzati del Boss, dato che contiene tutti brano di successo, nessuno escluso.

Un disco nato veramente per correre contro il tempo, come del resto ci fece capire la celebre affermazione di Jon Landau, giornalista di Rolling Stone, che, dopo aver ascoltato Born To Run disse: “Ho visto il futuro del rock ‘n’ roll, il suo nome è Bruce Springsteen”, possiamo dire che a distanza di più di quarant’anni questa affermazione si è rivelata decisamente azzeccata.

Born To Run, otto tracce e otto grandi successi.

Sin dalle prime note di Thunder Road è evidentissimo il distacco dai due album precedenti del Boss (ricordiamo che il primo disco è datato 1973): musiche più incisive, una matrice rock più evidente e allo stesso tempo una serie di contaminazioni che vanno a costruire una sound “orchestrale” dove ogni elemento ha una propria ragione di essere e assolve una funzione ben precisa.

Il risultato sono questi otto brani memorabili, un mix di rock che a intervalli regolari sfocia sul jazz, sulle ballate e sulle “cavalcate” dai toni folk e con marcati riferimenti alla black music.

Insomma una sapiente miscela di sfumature e influenze che hanno fatto di Born To Run un capolavoro senza tempo che ancora oggi tutti apprezzano e tutti conoscono.

Un nuovo concetto di rock’n’roll contaminato da tante altre sfumature che gradualmente prendono vita e si inseriscono in questo discorso più ampio, una pietra miliare del rock che necessariamente va conosciuto e apprezzato.

Ma Born to Run non è solo musica: siamo davanti a uno spaccato di vita, Springsteen con sapienza ed eleganza racconta l’America degli ultimi, quella che non crede più nel Sogno Americano e che si trova a raccogliere i pezzi di questo sogno, per costruire qualcosa di nuovo, una nuova coscienza e, forse, un nuovo sogno più stabile e più realistico del precedente.

Apre il disco Thunder Road inizia con questo accenno di armonica e tastiera, che poi si occuperà di reggere la voce di Springsteen fino all’arrivo di chitarra e ritmiche, che fanno crescere la canzone miscelandosi a fiati e tastiere che, inizialmente occupano un piccolo spazio tra voce e ritmica, per fare sul serio nel finale.

Un brano intenso, rabbioso e a tratti speranzoso, dove la voce del Boss diventa quella di un’America disillusa e proiettata di corsa verso il domani.

Tenth Avenue Freeze Out, una miscela di rock’n’roll dai toni pacati, di blues e black music.

Un brano che sembra costruito sul singolo strumento e sui dei brevi “soli” virtuosistici che vanno a costruire tutta una linea melodica accentuata dalla ripetitività delle tastiere e dalla voce di Springsteen che, quasi ossessivamente, ripete il refrain seguendo l’andamento della melodia sottostante.

Un jingle dal sapore vintage, che rimanda un po’ ai grandi pianisti del boogie e del blues.

Bruce Springsteen foto book

Fonte Rockol

Una storia completamente diversa con Night dove si ritorna invece sul rock sostenuto e bello dritto, dove il grosso del lavoro è lasciato a chitarre e ritmiche.

Un branomolto classico  a dimostrazione che la base del disco, nonostante la ricca consistenza sonora, resta quella del rock “sporco” e graffiante, corposo e incalzante.

Backstreets mantiene i toni di una ballad ampia e in continua espansione, un grande intro di virtuosismo pianistico lascia il posto alla voce bella graffiante del Boss, dove il distorsore è leggero e la chitarra arpeggia per la maggior parte del brano.

La magia di Born To Run è anche questa: un brano quasi country, una ballad del vecchio West, che riesce a entrare in contatto con un pizzico di psichedelia e con il classico rock che non guasta mai.

A metà del disco parte la title-track, Born To Run, un brano memorabile, un rock classico ma allo stesso tempo dai toni moderni, che già da allora hanno spianato la strada a tutta una serie di soluzioni armoniche senza eguali, che ancora oggi sono impeccabili.

Un pezzo quasi da ballo decadente, una continua contaminazione di genere che di colpo sale di potenza segnando l’incredibile ingresso dei fiati che accentuano le chitarre e costruiscono la linea melodica con le tastiere.

Un’opera rock memorabile, il brano definitivo dove in 4 minuti e 33 secondi puoi trovare di tutto nelle giuste dosi, è un miracolo del rock.

She’s the oneè un mix di delicatezza e decisione: le tastiere dell’inizio sono sostenute dalla chitarra distorta e dalla ritmica decisamente percussiva, che costruisce un’impalcatura gigantesca sotto la linea melodica delicata della tastiera.

Tutto questo “crescendo” altro non fa che spianare la strada all’esplosione del sax che ci porta verso la chiusa del brano tra accenti e stacchi di ritmiche e chitarre.

Un brano ostinato, testardo che graffia e accarezza, restando sostenuto e impassibile, incredibile.

Meeting Across The River ci fa tirare il fiato: una ballata molto semplice con pianoforte e fiati che fanno da cornice alla voce; un brano intenso che porta il disco a un livello compositivo ed esecutivo a livelli del jazz più evocativo e quasi lirico.

Un brano quasi “pittorico” dove il foglio bianco tracciato da pianoforte e voce viene riempito dagli schizzi di luce dei fiati, un’opera d’arte visuale e uditiva, niente da aggiungere.

A chiusura di tutto troviamo Jungleland, e in questo caso non si può che continuare sul suggestivo percorso intrapreso col brano precedente: pianoforte e voce, atmosfere leggere e una sessione d’archi meravigliosa.

Molto intrigante il passaggio a sonorità più rock che introduce la ritmica e un tono più tagliente ma comunque elegante e deciso, ma che non rinuncia all’intensità esecutiva dell’inizio.

Anche qui non credo ci sia bisogno di aggiungere l’aggettivo “immortale”.

Born To Run, foto Live

Un disco innovativo e un punto di svolta nel rock.

Quarantaquattro anni e non sentirli, la realtà dei fatti è che Born To Run era (ed è ancora oggi) così innovativo e così intenso che ha praticamente anticipato di dieci passi tutto (o quasi tutto) il rock dal 1975 in poi.

Un disco immortale che merita di risuonare in eterno nell’Olimpo del rock, un lavoro che ha segnato un punto di svolta sia nella carriera di Bruce Springsteen e sia nell’andamento ordinario della storia della musica, che dopo Born To Run ha dovuto “adattarsi” ai nuovi livelli “imposti” da questo disco.

Se Qualcuno ancora non avesse sotto mano la propria copia di Born To Run è pregato di recarsi al più vicino negozio di dischi per procurarsene una immediatamente.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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