rimmel

Giradischi: Rimmel, la musica contro gli artifici del nostro tempo

Rimmel , il senso di sconfitta celato dietro al trucco e all’artificio

 

De Gregori

Fonte: Rockol

“R immel come il trucco che usano le ragazze, quello per gli occhi. Rimmel nel senso di trucco, di qualcosa di artefatto, ma questo disco è fatto per smascherarli, per metterli in evidenza. Almeno queste sono le intenzioni”, è così che Francesco De Gregori ci introduce al suo Rimmel , disco numero tre del cantautore, datato 1975.

Un disco che sicuramente non ha bisogno di altre spiegazioni e che a quarant’anni conserva ancora quel tocco di originalità che all’epoca non venne compreso del tutto. Pintor, il celebre giornalista, scrisse: “banalità musicale da canzonetta anni Sessanta impreziosita da alcuni arrangiamenti barocchi con un occhio al rock morbido della quarta generazione inglese[…] e testi tanto ermetici  che le sue parole non si aprono a nessuna interpretazione”.

Rimmel, un disco banale o un cantautorato controcorrente?

Chiaramente pensando al contesto storico non possiamo meravigliarci del fatto che questo Rimmel fosse troppo distante dal canone dell’epoca: De Gregori parla di amori finiti, del disincanto degli anni ’70 che volge al termine, proiettando il mondo verso l’era del consumo di massa, verso la fine di quel bel sogno, verso quel senso di sconfitta celato, appunto, dietro un trucco, dietro al Rimmel che copre la realtà e i difetti.

Ovviamente la grande libertà testuale e compositiva racchiusa in questi nove brani, non rendevano facile la comprensione del disco, soprattutto non erano “di uso comune” rispetto la canzone italiana più classica o il beat rock che ancora era in voga a quel tempo.

Apre il disco Rimmel e già si comincia con un addio, con un amore finito che ci sveglia subito dal sogno e ci proietta direttamente in quel mondo “sconfitto”, dove il futuro è invadente e comunque falsato dall’artificio, celato dietro un trucco.

Le chitarre si mescolano a un basso quasi slabbrato e una ritmica leggera, mentre l’organo costruisce il tappeto sonoro che regge voce e chitarra. Un arrangiamento ricercato, elegante, eppure privo di artifici troppo invasivi.

Un brano storico colmo di nostalgia e che scardina l’ordine naturale della canzonetta d’amore portando l’ascoltatore verso un concetto altro di amore, quello finito.

Pezzi di vetro ha uno stile cantautorale più classico: chitarra e voce, un sound cupo e scuro. Interessante questo testo decisamente enigmatico, che mette in scena questo personaggio oscuro, l’uomo che cammina sui pezzi di vetro, appunto, sembra la rappresentazione della vita e delle avversità che si incontrano nel tempo.

Un brano criptico, una sorta di autobiografia o di “favola” dove viene alla luce questo personaggio a metà tra l’umano e il “circense”, il fenomeno da baraccone. Nonostante il significato celato questo resta uno dei brani più belli e più struggenti di tutto Rimmel.

De Gregori

Fonte: Wikipedia

Il Signor Hood, la leggenda vuole che sia dedicata a Marco Pannella e, come dice lo stesso De Gregori, “dedicata ai personaggi rompi coglioni” e alle “voci discordanti”.

Un brano a metà tra il cantautorato e il blues, con una leggera vena folk: il pianoforte e la ritmica sono aiutati da brevi soli di chitarra acustica che richiamano appunto la tradizione blues classica. Interessante questi controtempi percussivi che rimandano parecchio alle “cavalcate” folkeggianti, ma senza esagerare, mantenendo questa atmosfera rock-blues di sottofondo.

De Gregori e Lucio Dalla, il sodalizio artistico di due grandi musicisti.

Pablo è l’unico brano del disco composto assieme a Lucio Dalla, il pezzo racconta di un emigrante spagnolo morto di lavoro in svizzera. Una sorta di ballad giocata su chitarra acustica e pianoforte, ai quali si aggiunge una ritmica leggera, evidentissimo il tributo di Dalla nel ritornello dove la voce sale di tonalità per introdurre l’intermezzo di organo che riprende il verso quasi come fosse un requiem.

Parlando sempre del secondo verso si nota un certo estro creativo costruito sull’ingresso graduale degli strumenti che si “agganciano” alle tastiere fino a creare questa variazione più corposa del primo verso. Un arrangiamento decisamente impeccabile.

Buonanotte fiorellino è uno dei brani più celebri del disco, la celebre cadenza a passi di valzer resta uno dei tributi di De Gregori a Bob Dylan, il pezzo è una sorta di “cover” (non proprio una cover, più un tributo) di Winterlude dal disco New Morning.

Il brano, oltre al celebre andamento, ha questo testo che ricorda quasi una ninnananna che nonostante questo continuo uso di vezzeggiativi lascia un retrogusto decisamente amaro in bocca, come se questo artificio nascosto dietro al Rimmel resti sempre in agguato, pronto a mostrarci la vera faccia delle cose, amore incluso.

Le storie di ieri ha questo intro molto cupo di contrabbasso, una sorta di gioco virtuosistico che apre alle chitarre più aperte del verso, decisamente intrigante questa apertura del brano che sembra quasi inondarsi di luce. Il brano racconta il fascismo, questa “storia comune”, è complesso analizzare un brano del genere che con eleganza, speranza e sentimento racconta di come il paese cerca di lasciarsi dietro l’ideologia sbagliata, anche se è sempre evidente la presenza di questi “nuovi capi” sullo sfondo.

Una storia elegante, una storia di ieri appunto ma che resta impressa nella memoria storica come un taglio doloroso che non deve essere dimenticato. Il brano, con lievi modifiche nel testo,  è stato inserito anche in Volume VIII di Fabrizio De Andrè.

Quattro cani ha una cadenza quasi shuffle, pur sempre attaccata all’attitude cantautorale più classica. La leggenda vuole che questo brano sia ispirato a De Gregori stesso (il cane da guerra che “nella bocca ossi non ha e nemmeno violenza”), Antonello Venditti (il bastardo “che conosce la fame e la tranquillità”), Patty Pravo (la cagna che “quasi sempre si nega, qualche volta si dà”) e il musicista, arrangiatore e produttore Italo Greco, il padrone che “non sa dove andare, comunque ci va, va dietro ai fratelli e si fida”.

In realtà questa interpretazione è stata smentita da De Gregori  stesso che ha sempre detto di amare i cani e quindi di aver dedicato loro il brano. Comunque un brano decisamente swing, jazz come sottolineano le incursioni di pianoforte e la voce di Lucio Dalla che intervengono di tanto in tanto.

De Gregori, un cantautore provocatorio e in controtendenza

Quattro cani, come il brano successivo Piccola Mela sembrano quasi una sorta di “scherzo”, due storie raccontate così nel disco, quasi per “capriccio dell’autore”. Piccola Mela mette in gioco questa figura della figlia del dottore (come fosse la filastrocca delle galline sul comò), forse è anche un po’ questo riferimento che fa venire in mente l’idea dello scherzo dell’artista che costruisce questi due brani, che sembrano quasi privi di senso o comunque di un contesto “solido” come i brani precedenti.

De Gregori

Chiude il disco Piano bar da molti vista come una provocazione all’amico/nemico Antonello Venditti, smentita dallo stesso De Gregori, il brano è un rock leggero, ispirato dall’incontro nella hall di un albergo con un pianista di Piano bar, appunto.

Niente di troppo ricercato in questo caso, un pezzo che resta abbastanza ancorato alla tradizione classica, forse potrebbe essere incluso nel concetto di “scherzo d’artista” come i due brani precedenti.

Il pezzo descrive la figura di questo pianista che si limita a fare il proprio lavoro, forse un po’ meccanicamente e forse un po’ senza anima. Se fosse vera la provocazione nei confronti di Venditti il brano potrebbe acquistare un senso più ironico e pungente.

Un disco impegnato, sentimentale e ancora attuale dopo più di quarant’anni.

Rimmel è questo, un disco che racconta storie, un disco impegnato e sentimentale allo stesso tempo che non si snatura mai e che resta attuale anche dopo quarantaquattro anni.

Questo lavoro è riuscito a far uscire allo scoperto gli artifici di un tempo che forse cercava di mascherare il vero volto delle cose e c’è riuscito con amara consapevolezza, pungente ironia ed eleganza fuori dal comune.

De Gregori con Rimmel raggiungerà un successo, a tratti, inaspettato che lo rende ancora oggi uno dei cantautori più apprezzati del nostro panorama musicale.

 

SE QUESTO ARTICOLO TI È PIACIUTO, SOSTIENI WILD ITALY CON UNA DONAZIONE!


About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


'Giradischi: Rimmel, la musica contro gli artifici del nostro tempo' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares