Giù la maschera, Di Pietro è come Berlusconi

Credo si possa  finalmente dire che, L’on. Di Pietro è riuscito ad ultimare la sua opera di emulazione nei confronti del suo avversario politico n. 1, l’attuale Premier Silvio Berlusconi.

Già ai tempi della sua discesa in campo, si diceva di Di Pietro, che si presentava come alternativa a Berlusconi, ma trattava il suo partito e i suoi iscritti come se fossero cosa di sua proprietà in un clima di totale autorità e con scelte a volte scellerate o poco ponderate: De Gregorio e Misiti per fare gli esempi più eclatanti, ma anche tanta gente presa dalle ceneri di partiti quasi completamente estinti (vedi Udeur!); poi per la verità, ha corretto il tiro attuando delle radicali modifiche allo statuto e all’organizzazione del partito.

Così fino a ieri, Berlusconi era l’unico, a pieno titolo, ad essere il più amato (secondo lui), ed allo stesso tempo il più odiato, personaggio pubblico, senza vie di mezzo.

Ma gli ultimi fatti di politica e di cronaca, hanno portato anche Di Pietro nella condizione in cui, o lo si odia, come tutta la classe politica attuale a reti unificate e in prima pagina, o lo si vota, come tutta quella gente che non ha più fiducia in questa classe politica, partendo dagli ex elettori del centro sinistra, mai così in basso negli ultimi 150 anni, fino agli ex elettori di An, rimasti senza partito e (meno male) senza Gasparri.

A tutto ciò contribuisce sensibilmente il Pd, che grazie alle illuminanti parole del suo condottiero nell’ombra, l’on. D’Alema, sta convincendo sempre più i suoi (ex)elettori a preferire (l’ex)magistrato; anche qui ci sono forti analogie tra Berlusconi e Di Pietro, molti sostengono infatti che il più grande alleato e sostenitore del Premier sia proprio il capitano di lungo corso dal baffo intellettuale.

In argomento editoria, tanto caro al Premier per le sue campagne di (dis)informazione, in periodo di regali natalizi, i libri introvabili sugli scaffali sono quelli dei filo sovversivi amici di Di Pietro: il libro di Genchi, quelli di De Magistris, di Travaglio Gomez e soci; mentre l’ultimo capolavoro del Vespa Mondadorenho o la biografia dello stesso Di Pietro (quella scritta da Facci…) si trovano anche al banco salumi della Standa (sarà anche per differenti tirature naturalmente).

In tv, nei dibattiti politici, che ci sia contraddittorio o no, il paravento, depositario di tutti i mali e di tutte le disgrazie, compresa la crisi economica, è la banda disfattista giustizialista di Di Pietro; addirittura oggi in un dibattito sui regali natalizi tra esponenti politici, l’unico che non riceverà niente perché non merita considerazione è proprio il “che c’azzecca” nazionale.

Ora però Tonino è finalmente arrivato al momento in cui può far valere lo stesso discorso fatto per il Premier, vale a dire, più la gente parla male di lui, e più lo si rafforza. Secondo gli urlatori del Governo infatti, più si parla di Berlusconi come mafioso, puttaniere e corruttore, più lo si rende forte politicamente e la gente lo ama; così ora, più si parla di Di Pietro come giustizialista, amico delle procure, disfattista e sovversivo, e più la gente vede in lui l’unica e reale alternativa al teatrino imbastito dalle altre alleanze politiche.

Per colmare ulteriormente il gap, manca solo l’ultimo passo, comporre un inno tipo “meno male che Tonino c’è!!” (anche perché, comprare una squadra di calcio,  possedere ¾ dell’editoria italiana, fruire a proprio piacimento di tutta la televisione nazionale e avere un toupè biondo Brambilla, risulterebbe un po’ improbabile).

Va detto pure che l’on. Di Pietro per somigliare di più al premier dovrebbe modificare i criteri di scelta dei propri alleati e collaboratori, a parte il pensiero politico, figure come De Magistris o Sonia Alfano rappresentano di sicuro persone oneste, mentre per Cicchitto Gasparri e Capezzone, la parola dignità, è un vocabolo francese….

VINCENZO PACILE’



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