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Giuseppe Conte, il governo e la desolazione delle opposizioni

Un nuovo esecutivo– il Governo di Giuseppe Conte – si è formato e in settimana chiederà la fiducia alle Camere, atto che lo renderà operativo a tutti gli effetti, dopo aver scelto i viceministri e i sottosegretari, con le loro deleghe importantissime, come quelle all’Editoria, alle Telecomunicazioni, ai Servizi Segreti e allo Sport.

Dopo quasi 90 giorni il nostro Paese ha quindi un nuovo governo, con tutte le contraddizioni, con tutti i limiti e con tutte le domande che giustamente ci si è posti vedendo una coalizione che, almeno sulla carta, è molto confusa.

La Lega Nord vuole un Paese provinciale, nord-centrico, intimorito, isolato dal resto del mondo.
Il Movimento Cinque Stelle guarda (guardava?) alla nuova economia, alla “sfida verde”, alla lotta alla corruzione, ad un nuovo modo di fare politica: onesto, con pochi soldi e tanta fatica sui territori.

Per giudicare l’operato di questa maggioranza neofita dobbiamo aspettare i primi atti dell’esecutivo Conte. Se non altro perché potrebbe stupirci per davvero, facendo “quelle cose che aspettiamo da 30 anni“, Di Maio docet, oppure deluderci e là scatenarci un’altra paura, ovvero come gli italiani potrebbero reagire ad una batosta del genere.

Li tengono assieme l’euro-scetticismo conclamato (raggelato con l’intervento di Mattarella, ma sempre latente), il superamento della Legge Fornero sulle pensioni, la lotta all’ “oppressione burocratica” e il desiderio di creare un po’ di lavoro.

Questo Governo lo ha voluto fortemente Di Maio. Il leader pentastellato, infatti, sapeva che se avesse fallito si sarebbe dovuto trovare un lavoro o forse rimettersi a studiare. Due attività che destano particolare fatica, quindi meglio il tutto per tutto del niente. Appare lui più il sorridente, il più rilassato, il più entusiasta di questa convivenza con Matteo Salvini, il quale invece ha tutto l’interesse a portare a casa poche cose e ad andare a votare, per vincere (almeno così dicono i sondaggi) direttamente con la coalizione di centro-destra e lui alla presidenza del Consiglio.
Siamo in mano al Matteo del Nord: questo Governo durerà finché Salvini lo vorrà. Appena il Movimento e Conte proveranno ad alzare la testa, lui abbandonerà il banco e si giocherà il tutto per tutto. Vedremo.

Particolarmente desolante, però, è il dibattito che si sta innescando attorno all’esecutivo giallo-verde: “sono fascisti”, “sono di destra”, “non faranno nulla”, ecc. Tutte critiche legittime e su molti fronti anche veritierie.

Ma davvero rasentano lo squallore i vari meme e tweet in circolazione. Una serie di: “Un minuto di silenzio per l’elettorato di sinistra che ha votato M5S” oppure “Un minuto di silenzio per gli omosessuali che hanno votato 5 stelle o Lega e poi vedersi in discussione le Unioni Civili“, ecc. L’elenco potrebbe continuare per ore.

Allora, cari signori, fatevene una ragione: i candidati presentati dalle varie frattaglie di sinistra alle ultime elezioni facevano tutti pena. Capisco che la verità talvolta è dura da digerire. Molti cittadini avrebbero sognato una Boldrini ministro-non-si-sa-di-cosa, un Calenda ministro dell’Industria e Fassina all’Economia, ma davvero erano diventati “invotabili” e autori di abomini politici che la gente non dimentica.

Ricordate sempre che se il Movimento Cinque Stelle è nato ed è così forte è perché – alla luce dei recenti studi dei “flussi elettorali” – il centrosinistra classico era indigeribile, ingessato, titubante sulle questioni chiave e da anni scollato dalla realtà.

Chi è che in 20 anni ha tentato di sfondare più volte la Costituzione? Chi ha invitato all’astensione davanti al referendum sulle trivelle petrolifere? Chi ha precarizzato il diritto del lavoro? Chi ha impoverito la scuola? Chi ha bombardato paesi e territori a destra e a manca? Chi ha scaricato sulle periferie il problema dell’immigrazione? Chi aveva la Binetti e la Bindi in maggioranza, nonostante fossero contrarie alle unioni civili? Chi non ha mai risolto il conflitto d’interesse? Chi ha non ha fatto leggi più severe sulla corruzione? Chi non ha mai preso di petto la piaga della povertà? Chi ha assunto tutte le posizioni di destra possibili ed immaginabili? Chi ha portato avanti un dibattito sul volere un “partito fluido” anziché quello “solido”? Chi ha sostenuto un’emancipazione delle donne solo sul lessico e non coi fatti, ovvero con gli asili nido e le paghe lavorative uguali agli uomini?

Quando vi sarete dati una risposta, fatevi anche una domanda e poi riavvolgete il nastro.


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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