Gli italiani fanno più paura del nucleare

Premetto che di ciò che i quotidiani italiani scrivono in tema di nucleare io non mi fido, e per diversi motivi. Primo, perché quello trattato è un argomento rovente: ci troviamo in aperta campagna elettorale, e sono risaputi i parzialismi (quando va bene, le simpatie) di tutte le nostre testate nazionali per questo o quel movimento. Secondo, perché è altrettanto nota la viziosa tendenza della maggior parte dei giornalisti a stendere articoli di sensazione, sparandoli in facciata con titoli ipnotici, seducendo il lettore vuoi con toni apocalittici vuoi con toni antidolorifici, anche qui in ragione dell’ideologia d’appartenenza.

Non mi fido, in generale, perché quasi tutti quelli che parlano sono più interessati a farlo rispetto al privato cittadino a cui prestano la voce. Siamo alla vigilia di un referendum sulle centrali nucleari, che vede ammucchiati su fronti opposti la “destra”, puntualmente collusa e confusa coi grandi gruppi di investitori di capitali del settore, e la “sinistra”, la quale, stringi stringi, per giugno confida in un plebiscito, e spera così di poterne cavalcare l’onda al fine di colmare gli innumerevoli vuoti programmatici e la fisiologica debolezza, approdando nuovamente al governo sospinta dal vento dell’inerzia.

Ad oggi, il commento più imparziale sembra essere stato quello della celebre scienziata Margherita Hack. Si parla di imparzialità, com’è ovvio, non in senso assoluto, ma relativamente alla moda seguita dai mass-media. Ciò vale a dire che le argomentazioni fornite dall’astrofisica, sia pur nella loro ragionevolezza, non sciolgono tutti i nodi della questione dell’effettiva bontà di un possibile ritorno al nucleare. Ma ci vanno certamente più vicine di quanto non si sia fatto finora.

Mi sento di concordare con la Hack su almeno un punto dell’analisi. Credo che le centrali nucleari moderne siano sicure. Ciò non toglie che anche le tecnologie più all’avanguardia comportino dei rischi, e pure grossi. D’altro canto, è proprio in virtù della capacità dell’Uomo di accollarsi una simile responsabilità che il progresso è possibile. Dovrebbe suonare ovvio, però, che la capacità di correre dei rischi ponderati non è sinonimo di incoscienza e mai dovrebbe sfociare in essa. E’ per questo che il fatto di ritenere sicure le centrali nucleari non mi rende in automatico favorevole alla loro costruzione in Italia, e ciò per un motivo banalissimo: in Italia ci abitano gli italiani, quelli delle discariche abusive di rifiuti tossici e delle case che non reggono a due gocce d’acqua o a un “terremotino”. Per non parlare dell’onnipresenza delle mafie.

Sarà pure un offensivo luogo comune, ma fatta eccezione per pochissimi, io ad un italiano non affiderei senza fare scongiuri neanche la progettazione di una rotatoria, figuriamoci la costruzione e la gestione della sicurezza di un reattore nucleare. Diciamocelo chiaro e tondo, l’italiano medio fa più paura dell’energia atomica.

E a proposito di luoghi comuni. C’è una cosa che più di tutte le altre messe insieme dovrebbe fare ribrezzo del modo in cui le vicende della settimana sono state trattate: è il petulante e spesso subdolo richiamo del cliché del giapponese glaciale, precisino e sempre pronto ad ogni evenienza. Sono sicuro che più di un italiano, sotto sotto, abbia gioito nel vedere incrinarsi l’immagine niente affatto familiare di questi mostri dell’ordine e dell’efficienza. L’ineluttabilità della catastrofe orchestrata dalle forze scatenate della natura per noi è catartica: di fronte all’inevitabile, la rassegnazione è il nostro sospiro di sollievo. Se il Fato vince su tutto, sempre, a che pro sforzarsi di migliorarci? Continuiamo a far le cose a tirar via, e chi vuol esser lieto sia.

LUCIANO IZZO

luciano.izzo@hotmail.it



'Gli italiani fanno più paura del nucleare' have 8 comments

  1. 18 marzo 2011 @ 3:41 am Giampaolo Rossi

    Non me la aspettavo dalla Hack questo… devo essere sincero. Però, senza dubbio, il problema che pone alla fine, e che hai esposto anche tu, è drammatico e, senza dubbio, quello delle scorie è e rimane il problema più grande ed irrisolto.

  2. 18 marzo 2011 @ 11:31 am Luciano Izzo

    Anche se non me l’aspettavo, il fatto che lo dica proprio lei dà da pensare. La Hack non ha, al contrario di altri, nulla da guadagnarci, e sono note tutte le volte in cui si è apertamente opposta a Berlusconi e alla politica del suo governo, salvo poi reagire positivamente di fronte alle buone azioni (mi viene in mente la notizia di qualche mese fa sui Colibrì).

    Quello delle scorie è un problema che, sicuramente, andrebbe risolto PRIMA di cominciare a produrne. Ovviamente gli italiani sono speciali anche in questo. C’è da dire che esistono opinioni discordanti che non hanno trovato il giusto spazio sui media (sulla loro attendibilità, però, non sono in grado di dare giudizi).

    Di un metodo di smaltimento aveva parlato Carlo Rubbia in una puntata di qualche anno fa di Annozero (http://www.youtube.com/watch?v=SALsYKE5wsU&feature=related).
    Sulle scorie qualche tempo fa avevo trovato anche questo articolo http://www.movisol.org/scorie2.htm

  3. 18 marzo 2011 @ 12:08 pm Giampaolo Rossi

    beh ma sai, alla fine ognuno ha le sue idee. È ovvio che lei è una scienziata e quindi è molto più attendibile, però io resto della mai convinzione. Non esiste una centrale sicura al 100% e il danno che può derivare da un incidente in una di queste è totalmente sproporzionato rispetto al guadagno. Se vengnono giù 10 pannelli solari, al massimo cadono in testa ad una persona, nulla più… se esplode una centrale nucleare i danni si protraggono per centinaia di anni. Rubbia è un nobel, allontanato dall’Italia perchè ha criticato il governo Berlusconi nel 2005…. è uno scandalo!

  4. 18 marzo 2011 @ 12:15 pm Giampaolo Rossi

    E cmq questo dimostra che non una grande mente, come quela della Hack, non si fa guidare dall’ideologia, ma da ciò che ha studiato. Almeno in maniera tecnica. Detto questoè però vero che questo è un fronte di Si vs No.
    E poi l’indipendenza nucleare lo dicono tutti che non la avremo mai, ed il perchè l’ha spiegato anche Salvatore Barbera nell’intervista che gli ho fatto.
    Quello che io mi domando è: perchè rischiare se è possibile intervenire sugli sprechi? Come ha detto Grillo ieri sera ad Annozero – e è difficile dire che sia un ragionamento sbagliato per chinque – invece di produrre il 30% di energia in più, perchè non impariamo a ridurre del 30% l’energia che consumiamo costruendo case col cervello?
    http://www.youtube.com/watch?v=TF_4yraPRUk questo video è fulminante!

  5. 18 marzo 2011 @ 12:36 pm Luciano Izzo

    Hai toccato un paio di problemi che sento molto. Dove c’è ideologia non c’è ragionamento: l’essere a favore o contro, a questo punto, non dipende più da una valutazione, ma da una presa di posizione aprioristica, che spesso arriva a spostare la questione dall’essere favorevoli o contrari al nucleare all’essere favorevoli o contrari al governo.

    Altro punto dolente è quello del risparmio energetico: in un mondo di sprechi, avere più energia equivale a sprecarne di più. Il fatto è che qui tiriamo in ballo il confronto tra la preferenza politica del privato cittadino ed il suo effettivo comportamento: nelle ultime ore, i giapponesi sono riusciti a razionare il consumo energetico pro capite, così da ricorrere meno all’extrema ratio del black out programmato; cosa che qui in Italia non sarebbe mai successa. L’italiano medio si lamenta del prezzo dell’energia ma intanto tiene il televisore accesso perché fa compagnia, non so se mi spiego.

    Altra cosa, che mi sembra che non sia stata detta, è l’indipendenza energetica: non ce l’avremo perché sul nostro territorio non ci sono giacimenti di materiale fissile. Ciò implica che dovremmo comunque acquistarne dagli altri paesi. L’unico vantaggio che vedo, è quello relativo al mutamento dell’assetto geopolitico: dipendere dalla Francia o dalla Germania, per noi, è meglio che dipendere dalla Libia.

    Insomma, io alla fine sono per il no, ma con riserva. Se continuiamo, anche come privati cittadini, a sprecare, il nucleare non sarà più un capriccio ma una necessità. Dovremmo cercare, dopo il no, di prendere seriamente il tema del risparmio, ma è ovvio che bisognerà farsi il mazzo a tarallo. E questo a molti italiani non piacerà.

  6. 18 marzo 2011 @ 5:56 pm Giampaolo Rossi

    Sulla storia della dipendenza non c’è dubbio. Resta il fatto che, secondo me, possiamo e dobbiamo cercare altre vie rispetto al Nucleare. Il nucleare è un processo lunghissimo. Prima che inizino a funzionare ci vorranno almeno 10 anni mentre l’emergenza è subito. Se Romani inveci di togliere gli incentivi sulle rinnovabili le avesse aumentate sarebbe tutto meno difficoltoso. Con i pannelli solari hai un beneficio immediato. Certo, costa anche quello, ma con la giusta dose di incentivi, uno fa un investimento per il futuro che gli fa risparmiare un sacco di soldi, lo rende produttore di energia che, creando una rete, può essere venduto. E non è fantasia o ideologia, è una realtà che esiste già.
    Il nucleare non deve mai diventare una necessità, perchè ci sono altre tipologie di fonti energetiche, questo è il punto. No?

  7. 18 marzo 2011 @ 6:42 pm Luciano Izzo

    E’ esatto. Nutro scetticismo, ma non ho nulla da eccepire. Ci vogliono sia la coordinazione nazionale, per mezzo dei governi, sia la collaborazione (lo spirito di sacrificio) dei singoli. Vediamo cosa riusciremo a combinare il 12 giugno, tanto per cominciare…

  8. 18 marzo 2011 @ 7:06 pm Giampaolo Rossi

    A costo di portare la gente a votare per le orecchie io mi sono già promesso che farò tutto il possibile. 😀


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