yes

Gli YES a giugno di nuovo in Italia

Tra circa un mese avremo la possibilità di rivedere (o vedere per la prima volta per tutti coloro i quali non li hanno mai visti) uno dei gruppi più longevi di tutto il panorama “progressive” mondiale, portabandiera negli anni ’70 di quel “prog sinfonico” che ancora oggi ha tanti fans: gli YES.

Gli YES al Royal Concert Hall, Glasgow, 27 aprile 2016

Gli YES al Royal Concert Hall, Glasgow, 27 aprile 2016

I concerti europei, iniziati qualche giorno in patria, prevedono oltre 20 date, di cui quattro in Italia, Milano, Padova, Firenze e Roma; il programma è già deciso e riproporrà al pubblico due interi album del gruppo: il famosissimo “Fragile” del lontano 1971 (forse il loro migliore album) e il meno famoso “Drama” del 1980 (il classico album di transizione, dati tempi).

La formazione di questa tournée prevede Steve Howe alle chitarre, Alan White alla batteria, Geoff Downes alle tastiere, Jon Davison alla voce e Billy Sherwood al basso; una “unit” che presenta soltanto Howe e White reduci dal gruppo “storico”, con il ritorno di Downes (già presente nell’album “Drama”) e Sherwood (già collaboratore degli Yes dagli anni ’90 in poi), e la nuova voce Davison.

Se i brani di “Fragile” sono stati riproposti spesso nell’arco degli ultimi 45 anni, così non è stato per “Drama”, lavoro che vide la luce all’indomani delle defezioni della voce storica del gruppo, Jon Anderson, e del tastierista Rick Wakeman, sostituiti rispettivamente dai due Buggles, Trevor Horn e Geoff Downes. Le tracce di quest’ultimo lavoro sono state per anni dimenticate e riproposte soltanto occasionalmente in alcuni concerti del 2009, e sicuramente il ritorno di Downes nel gruppo (che aveva contribuito alla realizzazione di “Drama”) ha dato luogo a questo ripescaggio.

Nel 1980, all’indomani dell’inserimento dei “Buggles” nel gruppo, ci furono molti mugugni tra i fans degli Yes, soprattutto perché costoro erano reduci dal successo dell’hit “Video Killed the Radio Stars”, brano prettamente pop e lontano anni luce dallo “Yessound”; in effetti la musica prodotta è molto diversa dalle sonorità degli album precedenti ed è molto più vicina alla new wave di quel periodo.

Di certo, se ripenso ai concerti degli Yes degli anni ’70 e alle riproposizioni di quei brani, proposte dal gruppo storico Anderson, Howe, Squire, Wakeman e White nei primi anni di questo secolo, la nostalgia si fa veramente sentire, soprattutto per la caratteristica voce di Anderson e l’apporto del sempre presente Chris Squire (che purtroppo ci ha lasciato la scorsa estate), oltre che per l’enfasi musicale dei brani del periodo.

Il gruppo, oltre ai membri “storici” già citati, ha avuto sicuramente tra le sue file tante presenze illustri, tra le quali vorrei ricordare Tony Kaye, Bill Bruford (a lungo anche con i King Crimson), Patrick Moraz (Refugee, Moody Blues), Trevor Rabin, Eddie Jobson (Roxy Music, Frank Zappa, Jethro Tull) e Benoit David (voce dei Close to the Edge, tribute band proprio degli Yes).

L’esordio avviene nel lontano 1969, come gruppo di “spalla”, insieme a Rory Gallagher, al concerto di addio dei mitici Cream (Eric Clapton, Jack Bruce e Ginger Baker) e sin dall’inizio le qualità tecniche degli Yes sono evidenti: mentre i primi due album “Yes” e “Time and a Word” non hanno un grande successo di pubblico, “The Yes Album” del 1971, con l’ingresso di Steve Howe al posto di Peter Banks, da luogo all’inizio del cosidetto “Yessound”, che si riproporrà ancora di più nei seguenti “Fragile” e “Close to the Edge”.

yesSeguirà il triplo live “Yessongs”, con l’ingresso di Alan White al posto di Bill Bruford (passato ai King Crimson durante la tournee americana) ed il doppio “Tales from Topographic Oceans”, album basato su quattro lunghe suite, maltrattato dai critici per la lunghezza dei brani e la pomposità della musica, rispettivamente nel 1973 e nel 1974.

Sempre negli anni ’70, seguiranno “Relayer”, “Going for the One” e “Tormato”, mentre successivamente ci sarà una ulteriore svolta verso il pop nel 1983 con “90125” e l’hit “Owner of a Lonely Heart”, con il ritorno di Tony Kaye alle tastiere e l’ingresso del chitarrista sudafricano Trevor Rabin.

Varie vicissitudini negli anni seguenti, con addirittura due gruppi (uno guidato da Squire negli States e l’altro del gruppo storico che si firmeranno con i loro nomi Anderson, Bruford, Wakeman e Howe), salvo poi riunirsi in una serie di concerti nel 1991 con una formazione a otto elementi per il nuovo lavoro “Union”.

I tratti caratteristici negli anni di questo gruppo, oltre alle peculiarità sonore già dette, sono stati  la creazione da parte di Roger Dean della grafica che da “Fragile” in poi li ha sempre contraddistinti e il grande successo nei loro concerti live, preceduti all’apertura, sin dal 1973, dalla parte finale della “Firebird Suite” di Igor Strawinskij e dominati da lunghe performance senza mai risparmiarsi.

Ad ogni modo sono molto curioso di sentire come saranno replicati in questa tournée brani come “Roundabout”, “Heart of the Sunrise” o “Mood for a Day” di Fragile e “Machine Messiah”, “Does It Really Happen?” (sigla della trasmissione Discoring), e “Tempus Fugit” di Drama con questa nuova formazione.


About

Appassionato di cinematografia e di musica sin dagli anni ’70, vive e lavora a Roma. Ha avuto esperienze radiofoniche negli anni ’80 e alimenta continuamente le sue passioni. Nell’ambito musicale, una particolare predilezione per il Jazz ed il Rock-Progressive. BLOGGER DI WILD ITALY


'Gli YES a giugno di nuovo in Italia' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares