Goldman Sachs e il default mondiale nel 2012

 

di Enzo Di Frenna *

Alessio Rastani (nella foto, ndr) ha detto la verità. Sì è preso gioco della BBC, è vero. Ha rilasciato un’intervista in cui si è spacciato come trader indipendente, dichiarando che “i governi non  governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo” e ha aggiunto che nei prossimi dodici mesi “milioni di persone vedranno i propri risparmi andare in fumo”. Ma non ha mentito. Giulietto Chiesa ha spiegato in questo video che Rastani ha detto, purtroppo, una scomoda verità.

Per capire come Goldman Sachs e le banche d’affari americane governano il mondo e gestiscono le leve della crisi mondiale, bisogna guardare il film “Inside Job” del regista americano Charles Ferguson. E’ un cine-documentario sulle origini della crisi economicache nel 2008 ha investito il mondo, provocado uno tsunami di licenziamenti e le tendopoli nei boschi americani per chi non ha più un lavoro e una casa. Il film lo hanno visto milioni di americani e probabilmente migliaia di indignados che stanno assediando in questi giorni Wall Street. Cosa spiega il film? Una cosa molto semplice: la crisi economica è stata provocata da un’industria finanziaria fuori controllo e i responsabili sono i manager delle grandi banche d’affari. Goldman Sachs è in prima fila.

Dopo la grande depressione del 1929 gli Stati Uniti hanno avuto 40 anni di crescita senza crisi finanziarie. L’industria finanziaria era controllata. Le banche erano di piccole dimensioni ed era proibito speculare con i risparmi dei clienti. Con l’elezione del presidente Ronald Reagan (repubblicano) inzia negli anni ’80 una fase del deregolamentazione dell’industria finanziaria. Nel 1981 Reagan scelse come segretario generale al Tesoro il direttore della banca d’investimento Marryll Linch, Donald Regan, rimasto in carica fino al 1985. Nel 1982 l’ex presidente Usa, sotto la spinta delle lobby finanziarie, deregolamentò le compagnie private di risparmio e prestito, permettendo di fare investimento a rischio con i risparmi dei clienti e dopo 10 anni (1992) molte fallirono. Migliaia di dirigenti finirono in galera per aver saccheggiato le loro compagnie. La frode provocò una crisi finanziaia che costò ai contribuenti 124 miliardi di dollari. Charles Keating fu tra i primi ad essere arrestato: nel 1992, cioè prima che i regolatori finanziari investigassero su di lui, assunse un economista di nome Alan Greenspan, il quale che elogiò l’operato di Keating e dichiarò che non vedeva nessun rischio nelle sue operazioni. Quando Keating andò in prigione, il presidente Reagan nominò Greenspan presidente della più importante banca americana, la Federal Reserve, che fu poi rieletto da Bill Clinton e George Bush.

Durante l’amministrazione Clinton la deregolamentazione finanziaria continuò con Greenspan e con il nuovo sottosegretario al Tesoro, Robert Rubinex direttore generale della banca d’investimento Goldman Sachs. Le lobby finanziarie si impadronirono della politica e alle fine degli anni ’90 l’industria finanziaria era governata da poche e grandi società. Nel 1998 Citicorp e Travellers si unirono, formando Citigroup, la più grande compagnia di servizi finanziaria del mondo. La fusione violava il Glass Stigel Act, una legge approvata dopo la “grande depressione” per impedire che banche potessero usare i risparmi dei consumatori per investimenti rischiosi. Greenspan non si oppose. «Acquisire la Travellers fu illegale», sostiene oggi Robert Gnaizda, direttore del Greenlining Institute. La Federal Reserve guidata da Greenspan diede alla nuova compagna finanziaria una esenzione di un anno e poi il Congresso abrogò la legge. Robert Rubin si impegnò per favorire la cancellazione della normativa e guadagnò 26 milioni di dollari come vicepresidente di Citigroup.

Proprio in quel periodo, cioè a metà degli anni ’90, le banche d’affari iniziarono a lucrare con un nuovo strumento finanziario: i derivati. Alcuni economisti li ritenevano pericolosi. Si tentò di regolamentarli, ma le lobby si opposero. In prima prima fila tra gli oppositori c’era Larry Summers, segretario al Tesoro per l’ultimo anno e mezzo della presidenza Clinton, divenuto poi rettore dell’Università Harvard dal 2001 al 2006.  Ebbene: a fine anni ‘90 i derivati facevano parte di un mercato non regolato da 50 trilioni dollari. Nel 1998 Brooksley Born, capo della Commodity Futures Trading Commission (CFTC),  cercò di regolare il mercato dei derivati. Michael Greenberger, ex vicedirettore CFTC, oggi racconta: «Ricordo che entrai per caso nell’ufficio di Brooksley. Lei aveva appena messo giù la cornetta del telefono. Era pallida. Mi guurdò e mi disse: “Era Larry Summers con tredici banchieri nel suo ufficio. Era arrogante e mi ha fatto intendere di voler fermare il progetto”».

Il 7 maggio 1998 Greenspan,  Rubin e il presidente della Commisione per gli Scambi,  Artur Levit, pubblicarono un documento con cui condannarono Born  e aggiunsero che il mercato dei derivati non andava regolato. Il 24 luglio 1998 Greenspan dichiarò: «Regolare le transazioni dei derivati, che sono negoziati privatamente da professionisti, non è necessario». La proposta di legge di Born fu respinta prima dall’amministrazione Clinton e poi dal Congresso americano. A giugno del 2000 il senatore Phil Gramm (a sinistra, nella foto ndr) fece passare una legge che esentava i derivati da ogni regolamentazione. Quando lasciò il Senato, Gramm diventò vicepresidente della banca d’investimento Ubs. Larry Summers guadagnò 20 milioni di dollari attraverso un hedge found che faceva pesante affidamento sullo strumento dei derivati. A dicembre 2000 il Congresso approvò una legge, la Commodity Exchange Act, che bandiva la regolazione dei derivati.

Quando nel 2001 George Bush diventò presidente degli Stati uniti l’industria finanziaria erano nelle mani di cinque banche d’investimento (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lheman Brothers, Merrill Lynch, Bear Sterns) due gruppi finanziari (Citigroup, Jp Morgan), tre compagnie di assicurazioni (Aig, Mbia, Ambac) e tre agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poors, Fitch). Attraverso il processo di cartolarizzazione incrociavano mutui e prestiti e rivendevano il debito attraverso i Cdo (Collateralized Debt Obligation) che le agenzie di rating valutavano con triple A (mentre invece erano, in molti casi, titoli spazzatura). Tra i prestiti rischiosi c’erano i mutui subprime, che a migliaia furono compressi in Cdo con triple A emesse dalle agenzie di rating. Le banche d’investimento preferivano i mutui subprime perché apportavano un maggior tasso di interesse, quindi guadagni alti. Chiunque poteva ottenere un mutuo e quindi la bolla speculativa immobiliare (1996-2006) fece raddoppiare i prezzi delle case . Spiega Robert Gnaidza: «Goldman Sachs, Lehman Brothers, Bear Sterns, Marill Lynch: erano tutte coinvolte in questa speculazione. I mutui subprime aumentarono da 30 miliardi a 600 miliardi in dieci anni. Sapevano che sarebbe successo…». La Sec (Securities and Exchange Commission) non condusse nessuna indagine sulla banche d’investimento durante la bolla e i suoi ispettori furono ridotti di numero.

Nel 2004 Henry Paulsonamministratore delegato della Goldman Sachs, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti. La sete di speculazione era diventata una droga. Più rischio, più profitto, più potere. Jonathan Alpert, psicoanalista dei manager di Wall Street, ha dichiarato che i broker finanziari fanno abituale uso di cocaina e prostitute di lusso. Nel film “Inside Job” aggiunge che la Goldman Sachs è molto coinvolta in queste abitudini.

Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Il documento fu letto in presenza di Greenspan, Summers, il banchiere Timothy Geithner, l’economista Ben Bernenke.  «Summers mi disse che stavo criticando il cambiamento del mondo finanziario ed era preoccupato della regolazione di tale mercato. Mi accusò di essere un antiprogressista», racconta Rajan.

Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era Henry Paulson. Il 30 maggio 2006 George Bush lo nomina segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa).  Nel frattempo la compagnia di assicurazioni Aig vendeva una enorme quantità di derivati chiamati Credit default swap.

Nel 2007 il giornalista Allan Sloan pubblicò un articolo su Fortune Magazine e denunciò il rischio di un crollo finananziario causato dalle banche d’investimento. In quel periodo una enorme quantità di Cdo senza valore furono acquistati dal Sistema di pensionamento dei pubblici impiegati del Missisipi, che forniva servizi a oltre 80 mila pensionati: l’organizzazione perse oltre 1 milione di dollari e denunciarono la Goldman Sachs. La banca d’affari vendeva tonnellate di Cdo, ma alzò il livello di rischio: cominciò a scomettere contro quei titoli finanziari, spacciandoli ai clienti come investimenti di alta qualità.

Sempre nel 2007 la Goldman Sachs comprò 22 miliardi dollari di Credit default swap dalla Aig. Era una somma così elevata che la Goldman Sachs realizzò che la Aig poteva finire in bancarotta (cosa che poi ha rischiato davvero nel 2008, chiedendo l’aiuto della Federal Reserve). Quindi spese 100 milioni di dollari per assicurarsi contro un fallimento della Aig. Poi inizio a vendere speciali Cdo che, più soldi i clienti perdevano, più Goldman Sachs ne guadagnava.

banche-undici-bocciate-agli-stress-test-tre-italianeNell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di merda”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.

L’economista Bern Bernenke diventò presidente del Consiglio della Federal Reserve nel 2006, l’anno in cui furono emessi più mutui subprime. Nonostante i numerosi avvertimenti, lui e la Fed non mossero un dito. Solo nel 2009, a crisi scoppiata, Bernenke ammise che c’era un problema e bisognava indagare. Ma non è stato mai fatto. Come era possibile che il giorno prima di fallire la banca Lehman Brothers aveva un rating alto? Come era riuscita la Marill Lynch – che pure aveva incassato enormi quantità di denaro dei risparmiatori – a finire sull’orlo del fallimento?

A settembre 2008 la Lehman aveva finito i soldi e l’industria finanziaria stava affondando. La Aig doveva 13 miliardi di dollari ai proprietari di Credit default swap e tra questi c’era  la Goldman Sachs. Il governo americano decise di assumereva il controllo di Aig e chiese al Congresso lo stanziamento di 700 miliardi di dollari per salvare le banche di investimento: 61 miliardi andarono alla Goldman Sachs. Paulson, Bernenke e Geithner (diventato nel frattempo segretario al Tesoro con Obama) costrinsero la Aig a pagare il prezzo intero, invece di negoziare prezzi più bassi. Paulson e Geithenr costrinsero la Aig a privarsi del diritto di denunciare la Goldman Sachs per frode. Ma nel 2010 la Sec ha incriminato la Goldman Sachs per frode, per aver venduto i titoli Abacus 2007 Ac1 con il chiaro intento di truffare importanti clienti.

Dopo il salvataggio del Congresso con i soldi dei contribuenti americani l’industria finanziaria ha assunto  tremila lobbisti per influenzare i parlamentari e contrastare ogni forma di finanza-economia-banche308071-960x639regolamentazione. Obama aveva promesso di ridomensionare il potere di Wall Street, ma ha dovuto piegare la testa. Ha nominato Timothy Gaithner come segretario a Tesoro (delfino di Larry Summers) e ha confermato Bernanke a capo della Federal Reserve. Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) èWilliam Dudley, ex capo economista della Goldman Sachs (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della CFCT si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizzazione dei derivati. Il capo consulente economico di Obama è Larry Summers.

Ecco perché Alessio Rastani ha detto la verità. Le banche d’affari governano il mondo e stanno pilotando la crisi che probabilmente investirà i mercati planetari nel 2012 in modo ancora più grave. A loro importa solo fare profitti e – come spiegava Rastani – la recessione è fonte di lucro per alcuni big della finanza. Credo che bisogna far circolare alcune informazioni attraverso Internet, l’unico media che può rivelare i nomi dei veri responsabili del default mondiale. Con la speranza che finiscano in galera nei prossimi dodici mesi.

* Giornalista, vicedirettore di StreamitTv e blogger de il Fatto Quotidiano


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


'Goldman Sachs e il default mondiale nel 2012' have 1 comment

  1. 5 ottobre 2011 @ 11:04 am PiccoloSocrate

    Economia reale signori.
    Si torni a produrre cose materiali o servizi quantificabili.
    Vietato giocare con la finanza per i “soldi facili”.
    Tanto difficile ?


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