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Governo Gentiloni: chi sono i membri della simil-fotocopia dell’esecutivo Renzi

Ieri sera, dopo appena una settimana dalle dimissioni di Renzi, nella Sala delle Feste del Quirinale ha prestato giuramento il 64esimo governo italiano, retto dall’ex ministro degli Esteri ed ora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Oggi il suo esecutivo è alla Camera per ottenere la fiducia ed entrare ufficialmente in carica.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

“Ho fatto del mio meglio per formare il nuovo Governo – ha dichiarato poco prima il neo primo ministro – per aderire all’invito del Presidente della Repubblica e credo nell’interesse della stabilità della nostra Nazione. Il Governo, come si vede dalla sua struttura, proseguirà nell’azione di innovazione svolta dal presidente Renzi e si adopererà per facilitare il lavoro tra le diverse forze parlamentari volto a individuare le nuove regole per le leggi elettorali. Il paese si è rimesso in moto negli ultimi anni, ma non possiamo ignorare le varie forme di disagio, specie nelle fasce più deboli del ceto medio e nel Mezzogiorno, dove il lavoro è un’emergenza più drammatica che altrove. Sarà una vera priorità del nostro impegno nei prossimi mesi. La fiducia che chiederemo alle Camere consentirà al Governo di rappresentare l’Italia a pieno titolo nel Consiglio Europeo di giovedì prossimo. In Europa ci batteremo per la crescita”.

In queste parole è racchiuso tutto il senso della nuova avventura governativa. Garantire rappresentanza all’estero (in vista di importanti impegni internazionali come il Consiglio Europeo di domani e il 60esimo anniversario dei Trattati di Roma a marzo) ed affrontare le emergenze nazionali (come il post-terremoto, lavoro, e il non citato, ma inevitabile problema MPS e banche), mentre il Parlamento lavora per un nuovo sistema elettorale omogeneo per Camera e Senato. Per fare tutto ciò rimane in piedi la stessa maggioranza (dopo il secco no delle opposizioni ad una compagine di responsabilità nazionale) con la sola esclusione di Scelta Civica, l’ex partito di Mario Monti ora legato al gruppo Ala di Denis Verdini (che voleva una poltrona, ma non l’ha ottenuta, spingendo i primi a non sostenere più il Governo).

Orizzonte legislativo per tali compiti: indefinito. Gentiloni è stato chiaro con l’on. Giorgia Meloni che lo incalzava sulla tempistica delle elezioni: finché ci sarà la fiducia del Parlamento il governo continuerà a lavorare. Certo, però, è che se venisse approvata una nuova legge elettorale l’esecutivo non avrebbe più alibi. D’altronde, dopo l’esito negativo del Referendum Costituzionale e la crisi del PD, il segretario Renzi ha sostenuto che la legislatura è agli sgoccioli e deve durar poco.

Riuscirà il neo premier nel difficile compito di traghettare al voto gli italiani con nuove regole condivise affrontando le urgenti scadenze che affliggono il Paese?

(ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Per provare a capire su che piano si muoverà, innanzitutto, capiamo chi è lui e come ha composto la squadra dei ministri.

CHI E’ PAOLO GENTILONI

Paolo Gentiloni è un uomo politico navigato e camaleontico, attivo fin da ragazzo in movimenti studenteschi e civili che esprimevano la cosiddetta “sinistra extraparlamentare” di stampo marxista-maoista degli anni 70-80 (Democrazia Proletaria, Movimento Lavoratori per il Socialismo, Partito di Unità Proletaria per il Comunismo).

Laureato in Scienze Politiche e fin da giovane propenso alla moderazione e al pacifismo si specializza nel giornalismo, diventando nel 1984 direttore della Nuova Ecologia, il mensile di Legambiente ed avvicinandosi così al partito dei Verdi.

A questo punto conosce Francesco Rutelli e lo segue quando quest’ultimo diventa Sindaco di Roma, prima come portavoce, poi come assessore al Giubileo del 2000. Con Rutelli, poco dopo, fonda La Margherita, il primo passo per staccarsi (come lui stesso conferma) dalla provenienza comunista ed avvicinarsi ad una sinistra più centrista, cosa che ribadisce quando nel 2008 è tra i padri fondatori del Partito Democratico.

Nel frattempo, però, è parlamentare dal 2001 ed è prima a capo della commissione Vigilanza Rai e poi ministro delle Telecomunicazioni nel governo Prodi II. In questa veste deve affrontare il caso spinoso di Rete 4- Europa 7 (la prima rete, abusiva, doveva essere sostituita dalla seconda) e mediare nella lotta politica tra Mediaset e Rai. Ma tra i due compiti riesce soltanto nel secondo, risultando benevolo con Mediaset, il cui presidente Fedele Confalonieri dice di stimarlo, probabilmente perché non disapplica la legge Gasparri (che salvava Rete 4) e non riesce a portare a casa quel ddl con cui dare ad Europa 7 le sue legittime frequenze (scaricherà poi la colpa sull’Udeur di Mastella).

Fonte: lettera43.it

Nel 2012, alle primarie del PD, si schiera a sorpresa con Renzi, contro Bersani. E’ uno dei pochi “old” a farlo e la sua, dopo la sconfitta del primo, sembra una scelta destinata a metterlo ai margini del partito. Così prova a riciclarsi come sindaco di Roma. Partecipa alle primarie locali, mostrandosi con una nuova linfa vitale (anticipando il renzismo), ma ottiene un amaro risultato: terzo posto dopo Ignazio Marino e David Sassoli.

A quel punto la carriera politica di Gentiloni sembra davvero finita, ma la caduta di Bersani e la rivincita di Renzi rimescolano le carte in tavola. Quando nel 2013 il fiorentino vince le primarie lui festeggia e dichiara: abbiamo battuto il Moloch comunista”E’ solo una piccola anticipazione della sua ricompensa. Un anno dopo, infatti, dopo la promozione di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante dell’Unione Europea, viene nominato da Renzi ministro degli Esteri. In quel caso l’ex premier voleva una nuova figura giovanile, possibilmente donna, ma l’allora presidente della Repubblica Napolitano bocciò i suoi nomi. Lo spinse così a richiamare l’alleato “anziano”, scampato alla rottamazione, che fu accettato da Napolitano per la capacità di stringere buoni rapporti internazionali.

In questi due anni da ministro Gentiloni ha mostrato un profilo basso e dignitoso, rafforzando la relazione con il segretario di Stato americano Kerry (con cui è legato da una amicizia personale) e costruendone una ottima con il ministro degli Esteri russo Lavrov. Ha inoltre lavorato per risolvere la questione dei due marò arrestati in India (ora entrambi in Italia in attesa dell’esito di un arbitrato internazionale).

IL NUOVO GOVERNO

LE SCELTE OBBLIGATE

La scelta di chiamarlo a formare un nuovo Governo è stata formalmente dell’attuale Presidente della Repubblica Mattarella (come prevede la Costituzione), ma in realtà è evidente che la proposta è stata portata dai vertici del Partito Democratico e quindi da Matteo Renzi che, visto il defilarsi delle opposizioni, ha spinto per una nomina a lui favorevole e più controllabile (di certo lo sarebbe stato meno un Grasso o un Padoan).

Da sinistra: Anna Finocchiaro, Luca Lotti e Angelino Alfano. Fonte: l’espresso

La regia o comunque il benestare del segretario del PD è evidente se si vanno a guardare i ministri indicati e presenti nel governo Gentiloni e confermati da Mattarella. Qui le sorprese non mancano.

Il nuovo esecutivo è una simil-fotocopia del Governo Renzi con ben 12 riconferme su 18 nomine totali, anche se non tutti nelle precedenti occupazioni. Vediamole nel dettaglio.

Non fanno rumore le convalide (scontate) di Padoan, Orlando, Calenda, Franceschini, Pinotti, Delrio, Martina e Galletti ad Economia, Giustizia, Sviluppo Economico, Beni Culturali, Difesa, Infrastrutture, Agricoltura e Ambiente.

I ministri sono tutti esponenti del PD (la maggioranza che sostiene il governo è quasi tutta sua) che hanno appoggiato Renzi nell’ultima campagna referendaria mostrandosi, però, sobri e fuori da quella logica di scontro accanito tra Si e No che aveva invaso l’Italia. D’altronde poi spostare un uomo come Franceschini dall’esecutivo è quasi impossibile: controlla molti deputati del centro-sinistra e senza il suo appoggio (tramite riconferma) non ci sarebbe stato Governo.

Allo stesso modo Gentiloni è stato costretto a mantenere i ministri del Nuovo Centro Destra: Costa, Lorenzin e Alfano. I primi due ad Affari regionali e Salute e il terzo spostato dagli Interni agli Esteri. Sulla ragione di questo trasloco ieri sera ha chiarito Lupi (capogruppo di NCD alla Camera): Alfano non voleva più che l’emergenza migranti cadesse tutta sulle sue spalle e voleva un riconoscimento per aver sostenuto ancora la maggioranza in un difficile momento di crisi politica. Di qui la promozione.

Così il ministero degli Interni è finito a Marco Minniti, ex sottosegretario con delega ai servizi segreti e viceministro dell’Interno nel governo Prodi II. La new entry, 60enne, è un esperto delle problematiche di sicurezza nazionale e uomo in grado di ricevere la fiducia di vari esponenti di varie correnti del PD (D’Alema, Franceschini, Bersani e Renzi). La scelta di avere una personalità del partito al Viminale è strategica: lì si fanno le proiezioni e le simulazioni sui diversi sistemi elettivi che stavolta saranno davvero indispensabili.

LE SORPRESE E LE POLEMICHE

Luca Lotti e Maria Elena Boschi. Fonte: corriere.it

A fare rumore, invece, e non poco è la riconferma di personalità politiche chiave nella promozione del Si al Referendum Costituzionale e fedeli compagni di Matteo Renzi.

Prima tra tutte Maria Elena Boschi, ex ministro per le riforme, che aveva promesso di dimettersi se lo avesse fatto l’ex sindaco di Firenze e che invece ora viene promossa a Sottosegretario alla presidenza del Consiglio (un ruolo di forte rappresentanza e potere del Governo). Insieme a lei viene scelta Anna Finocchiaro (relatrice della Riforma bocciata) ai Rapporti con il Parlamento e confermati i super renziani Madia e Lotti per la Pubblica Amministrazione e lo Sport. In questo modo Renzi potrà contare su una solida cerchia di stretti collaboratori per controllare l’operato del governo Gentiloni.

Fa discutere anche la riconferma di Giuliano Poletti al Lavoro. Doveva essere una delle vittime sacrificali della caduta di Renzi. Le politiche sociali messe in capo negli ultimi 3 anni, infatti, sono state ritenute dalla maggior parte degli italiani insufficienti. I motivi del mantenimento possono essere due: o non si voleva mostrare apertamente la debolezza di riforme come il Jobs Act o nessun altro si è preso l’onere di dirigere un ministero così complesso. Forse addirittura entrambe le cose assieme. Fatto sta che sarà il solito Poletti ad accollarsi una delle responsabilità più grandi di questo esecutivo.

L’unica vera vittima sacrificale, invece, è Stefania Giannini, su cui Renzi scarica indirettamente l’insuccesso della Buona Scuola. Al suo posto al Ministero dell’Istruzione entra a sorpresa Valeria Fedeli: ex vicepresidente del Senato, 67 anni, femminista convinta e sostenitrice di Renzi. Negli ultimi tempi si è distinta per aver istituito una Commissione parlamentare sul fenomeno dei femminicidi.

Intorno a questa nomina nelle ultime ore sono scoppiate le polemiche di alcuni deputati di destra ed esponenti del Family Day che sostengono che la Fedeli sia istitutrice dell’introduzione della “teoria gender” nelle scuole. Il ministro in realtà è stato solo firmatario di un ddl che sostiene di “integrare l’offerta formativa dei curricoli scolastici, di ogni ordine e grado, con l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere (che c’entra poco con la fantomatica teoria del gender)”.

La Fedeli è stata scelta per il suo passato alla Cgil. “Sulla scuola convocherò al più presto le parti per discutere di tutto” ha dichiarato ieri al termine del giuramento al Quirinale. A lei l’arduo compito di ricucire la ferita tra Governo e sigle scolastiche.

Infine, quella che pare l’unica vera scelta semi-libera di Gentiloni è la nomina di Claudio De Vincenti al nuovo ministero della Coesione territoriale e del Mezzogiorno, a conferma di quanto sostenuto nel primo discorso del neo premier: il Mezzogiorno (dove il No al Referendum ha stravinto) è una priorità.

Queste scelte mostrano un segno di continuità col precedente esecutivo e la debolezza politica del neo presidente del Consiglio che ora però si dovrà dimostrar forte e risoluto, anche solo se vorrà evitare che alle prossime elezioni il PD perda molti consensi.

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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