Grasso si sbottona: ecco il leader impacciato e radicale di “Liberi e uguali”

Il presidente del Senato Pietro Grasso si sbottona: poco fa ha dismesso i panni dell’uomo austero e formale, trasformandosi nel leader impacciato, ma radicale della nuova lista di sinistra, che alle prossime elezioni si chiamerà: “Liberi e uguali“.

Sul palco dell’assemblea, tenutasi al palazzetto Atlantico dell’Eur (Roma), “per una nuova proposta” che ha unito Mdp (il movimento di Bersani, Speranza e D’Alema), Sinistra Italiana (guidata da Nicola Fratoianni sull’eredità di Sel di Nichi Vendola) e Possibile (dell’ex PD Pippo Civati), Grasso è intervenuto per ultimo.

Lo aspettavano tutti: è una personalità di spicco del mondo della magistratura, che ha partecipato al maxiprocesso contro Cosa Nostra a fianco di Falcone e Borsellino, sceso in politica grazie a Bersani e per suo tramite divenuto seconda carica dello Stato. Le sue idee di sinistra Grasso non le ha mai nascoste, ma era stato chiamato dall’allora “capo della ditta” dem per lavorare sulla legalità: guidare la scrittura di leggi anticorruzione, antiriciclaggio ed anti voto di scambio. La sua elezione sullo scranno più alto di Palazzo Madama, poi, lo ha reso ancor meno spendibile quale bandiera ideologica. Si deve riconoscere che l’ex magistrato ha sempre posseduto un senso delle istituzioni molto alto e così ha considerato il suo ruolo quale imparziale e di garanzia.

Ma il dissenso contro il PD, alla fine, ha prevalso, portandolo dopo la fiducia posta dal governo Gentiloni sulla legge elettorale (il Rosatellum), alle dimissioni dal gruppo di Renzi. “Svolgere un ruolo istituzionale non significa cancellare il diritto alla parola” ha spiegato oggi.

GRASSO: LA NUOVA VESTE RADICALE 

In molti si aspettavano un discorso pacato, pacificante, in grado di togliere quella nomea di “radicalità” con cui la nuova forza politica viene stigmatizzata in chiave quasi dispregiativa, quale sinonimo di “minoritario”. Grasso, invece, ha ribaltato lo storytelling: la parola radicalità caratterizza il suo discorso programmatico, ma soprattutto contamina di vivacità il suo atteggiamento.

L’ex magistrato è apparso appassionato e tuonante come non mai, dicendosi emozionato per ogni applauso e di non volerli, ma poi prendendoci gusto a mano a mano che ricordava i valori storici della sinistra: più Stato e più Welfare, sanità universale, lotta alle forme di precarietà, ambientalismo, solidarietà sociale.

Ha detto no ai personalismi, facendo indiretto riferimento a Renzi e ha detto no alle polemiche: parlerà solo di contenuti, si faranno proposte concrete. Ha detto no anche alla rottura dello spirito del Brancaccio (l’evento organizzato da Tomaso Montanari e Anna Falcone, protagonisti del No al referendum del 4 dicembre): il percorso per lui è aperto a tutti coloro che hanno difeso la Costituzione. E proprio quest’ultima, per lui, deve essere al centro del nuovo percorso politico.

Articolo 3: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese“. Recitandolo Grasso, tra lo scrosciare degli applausi, si esalta, fino a gridare il nome della nuova lista, per poi lasciare il microfono e commuoversi con una mano sul cuore.

LE POSSIBILI PREOCCUPAZIONI DI RENZI E LE MANCANZE DEL LEADER

Sono tanti gli interrogativi che lascia questa presentazione: il presidente del Senato ha avuto dei momenti non proprio d’appeal, si è mangiato qualche parola ed è apparso sprovvisto di una grande retorica. Ma due sono le cose che dovrebbero preoccupare il segretario dem Matteo Renzi: Grasso è una personalità umile e abbastanza “semplice” e dice di voler unire cattolicesimo democratico e spirito socialista. Insomma: rifondare l’anima del PD (che, fa capire l’ex magistrato, aveva provato a tenerlo dentro promettendogli seggi e poltrone).

Vedremo se con lui “Liberi e Uguali” saprà andare oltre il 6-7% che oggi gli si attribuisce. Tutto dipenderà da queste fatidiche proposte concrete. Fino ad ora, tranne il ripristino dell’Art.18, non se ne è sentita nemmeno una. Il rischio rimane quello che si faccia come Bersani nel 2013, ma con molta meno forza partitica alle spalle.


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Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


'Grasso si sbottona: ecco il leader impacciato e radicale di “Liberi e uguali”' have 3 comments

  1. 4 dicembre 2017 @ 12:27 pm Alberto

    Bell’articolo. Però dispregiativa si scrive con una sola g.

  2. 4 dicembre 2017 @ 12:46 pm Matteo Marini

    Grazie, corretto!

  3. 4 dicembre 2017 @ 1:15 pm Riccardo

    Ottimo articolo!
    Se si rispettasse e si applicasse l’articolo 3 della costituzione l’Italia sarebbe il paese più grande del mondo.
    Rispetto per Grasso.
    Al prossimo articolo 😉


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