Grexit o Non Grexit?

Seguendo le cronache delle ultime ore sulla Grecia, viene da chiedersi se sia accaduto qualcosa in questi ultimi 6 anni. Se quel Paese non sia stato in amministrazione controllata dalla Troika o abbia continuato a fare tutto da solo, perpetrando negli “sprechi” e nella “follia gestionale”. Se già per tutto questo tempo la Grecia era una “sorvegliata speciale” e ora è prossima al fallimento, la colpa è di Atene o di Bruxelles?

Il countdown per i greci è partito il giorno in cui Alexis Tsipras ha vinto le elezioni: era chiaro che le istituzioni internazionali non avrebbero trovato un servo, ma uno che voleva discutere alla pari. E uno può non essere d’accordo con il suo modo di agire, ma è stato così. Questo atteggiamento ha messo a nudo tutta la debolezza della ex Troika, presa letteralmente dall’isteria. Possibile che all’Unione Europea e al Fondo Monetario Internazionale faccia paura un debito di appena 256 miliardi di euro e uno Stato di appena 11 milioni di Il Primo ministro greco, Alexis Tsiprasabitanti, insignificante a livello economico e mondiale? E’ invece determinante a livello geopolitico: Atene si trova ad un passo dal Medio Oriente e, per via delle tradizioni religiose, guarda ad Est. Per questo Tsipras ha istigato l’Europa con i numerosi colloqui con Putin. L’Occidente può permettersi di avere in seno un membro della Nato che è legato mani e piedi con Mosca?

Sui giornali, televisioni e social network è stato un tripudio di contentezza per la scelta del governo greco di indire un referendum sull’accordo con i paesi dell’eurozona, limato in tutte queste settimane. La consultazione popolare è certamente giusta, ma tardiva. Cosa potrà servire se poi quel piano verrà bocciato? Se dovesse vincere poi il “Sì” al piano internazionale di rientro, l’Esecutivo Tsipras ne uscirebbe politicamente distrutto, visto che ha basato gran parte della campagna elettorale sul diniego secco a quelle politiche sanguinarie di austerity. Come potrà Atene concordare una strategia d’uscita con un governo azzoppato dai suoi cittadini? Una scelta eccessivamente azzardata.

Peccato perché fino a sabato Tsipras e i suoi collaboratori si era comportati egregiamente: non avevano alzato i toni, avevano “tirato la corda” senza romperla, tenendo in scacco – con la loro calma e diplomazia – un continente intero.
L’inasprimento dei toni vi era stato da parte della Troika, quando la direttrice del Fmi, Cristine Lagarde, offese i governanti greci, definendoli “dei ragazzini” e quando – durante la seconda riunione dell’Eurogruppo – è stato espulso il ministro dell’Economia della nazione interessata, Varoufakis. Cosa dovevano fare, dichiarargli guerra?
Cedere all’ultimo forse non è stato salutare.

La questione più grande sarà quella legata a cosa avverrà dopo. Se non altro perché nessun politico, economista e studioso lo può dire al momento. Forse è un azzardo dirlo ma c’è una tranquillità generale che preoccupa, perché fa trasparire come la situazione complessiva non sia completamente chiara a chi ci governa.


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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