Guai giudiziari per i furbetti di Alitalia.

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Sono passati solo 5 anni. Era la vigilia delle elezioni politiche del 2008 quando Berlusconi fece di tutto per spingere l’approvazione di un prestito ponte di 300 milioni di euro da destinare alla compagnia aerea Alitalia. Più che altro per evitare che fallisse di lì a pochi giorni.

Successivamente tirò fuori dal cappello la CAI, compagnia aerea italiana, formata dai celeberrimi “Capitani coraggiosi” (Colaninno in testa), al fine di evitare che i cattivoni della Air France rilevassero baracca e burattini, accollandosi anche tutti i debiti e gli esuberi della società. Ora purtroppo la compagnia francese ha seri guai di bilancio (1,2 miliardi di perdite nel 2012 e altri 780 milioni nei primi sei mesi del 2013), quindi una proposta del genere non la rifarebbe.

Risultato? Con la complicità di Banca Intesa, all’epoca guidata da Corrado Passera, la CAI previde un salvataggio con oneri per 3 miliardi di euro a carico del bilancio dello Stato. Geniale, loro ci mettono i soldi e si prendono “la parte buona” e ai cittadini lasciano gli scarti da pagare.

Come se non bastasse, a 4 anni da questa bella trovata si parla di una ricapitalizzazione dell’azienda – sempre da parte di Banca Intesa – per evitare di nuovo la bancarotta. Sembra che il tesoretto messo dai capitani coraggiosi (inclusa la stessa Intesa) si sia esaurito nel frattempo.

Ci sarebbe poi il problema dei guai giudiziari che nel frattempo hanno coinvolto questi salvatori della patria.

Almeno tre hanno dovuto subire l’arresto. Parliamo di Emilio Riva, ex patron dell’Ilva, che ha il 10,6% di Alitalia e ne è l’azionista più importante; Salvatore Ligresti (ha il 4,4% delle azioni attraverso la Fonsai) per la questione dei conti Fondiaria; Francesco Bellavista Caltagirone (ha l’1,7% delle azioni attraverso L’Acqua Marcia) ha fatto ricorso al concordato preventivo per evitare il crack della sua azienda e resta indagato per frode fiscale.

Neanche Antonio Angelucci, deputato del Pdl, se la passa molto bene. Imprenditore attivo nel settore sanitario (con il gruppo di cliniche private che porta il suo nome), immobiliare ed editoriale (suoi sono Libero e il Riformista, che però ha cessato le pubblicazioni). L’onorevole detiene il 5,31% di Alitalia e risulta indagato per truffa ai danni dello Stato e falso e per rimborsi irregolari alle sue cliniche .

Per non parlare poi di quei soci rimasti con pochi soldi in tasca. Lo stesso capitano della cordata, Roberto Colaninno, che con il suo 7,08% nella compagnia deve far fronte anche ai debiti in aumento del suo gruppo IMMSI. Raffaella Orsero (1,77% di Alitalia) ha i conti della sua Gfmc con il bilancio in rosso e ha una moratoria con le banche sui debiti. Come lei anche Achille D’Avanzo (Solido holding, 2,66%), Maurizio Traglio (1,33%) con la sua Aura holding e Giuseppe Fontana (0,89) con l’azienda che porta il suo stesso nome.

Quindi ricominciamo: c’erano una volta i capitani coraggiosi….


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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