hereditary - le radici del male

Hereditary – Le radici del male, il caso cinematografico americano sull’eredità del terrificante

Hereditary – Le radici del male: un’opera di grande imponenza sia sotto l’aspetto della perdita familiare che del sovrannaturale terrificante.

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Il male sta riprendendo il suo corso e lo fa attraverso un genere che nell’ultimo periodo ha rimpolpato le sue fila con opere qualitativamente lodevoli e che ad ogni loro uscita hanno saputo rendersi più interessanti delle offerte proposte dal panorama commerciale.

È infatti l’horror su tutti ad aver avuto il rilancio più marcato. Lo ha fatto ristabilendo le proprie fondamenta nel cinema d’autore e mostrando le sconfinate possibilità di racconto e terrore di una filmografia più scollegata dall’industria e diventata per questo sempre più indipendente. Un riconoscimento di critica, pubblico e da parte delle stesse maestranze del settore. L’apice è stato raggiunto con la vittoria per la miglior sceneggiatura originale a Get Out – Scappa lo scorso anno agli Oscar. Il 2018, invece, ha aperto con il clamore per A quiet place – Un posto tranquillo di John Krasinski.

Hereditary – Le radici del male si unisce a questi titoli. La famiglia di Annie Graham (Toni Collette) non è mai stata come le altre. Morti, disgrazie, una serie di perdite hanno segnato i vari componenti, legati tutti quanti ad indicibili verità. Ma l’eredità è qualcosa che non si può evitare e Annie insieme al marito e ai suoi due figli ne avranno presto la prova.

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L’eredità del male nel cinema horror contemporaneo

Come fu per Robert Eggers con il suo The Witch nel 2015, anche il regista e sceneggiatore Ari Aster si ritrova nel 2017 a passare con il suo primo lungometraggio per il Sundance Film Festival per poi giungere nelle sale statunitensi grazie alla distribuzione della A24, partendo dal suo piccolo per venire in seguito acclamato come il caso orrorifico dell’anno. Hereditary – Le radici del male è l’esordio brillante di un horror che condensa nella sua lunga durata un cinema completo. Un cinema aperto ad uno spettro di situazioni e soluzioni diversificate, ma sempre ben riunite sotto la categoria del proprio genere, esaltandone quell’inquietudine che dovrebbe impossessarsi del pubblico ad ogni film dell’orrore.

L’opera di Ari Aster stratifica la sua trama tendendo verso quel paranormale infernale che per tutto il tempo viene preannunciato ma riservato con grande attenzione. L’obiettivo è non abusarne per creare l’immediato spavento, ma prolungare il loro arrivo per dare modo al terreno della narrazione di rendersi fertile per i risvolti più pietrificanti. Strutturandosi perciò su diversi piani, Hereditary – Le radici del male trae la sua forza prima dalla costruzione di un dramma famigliare sostenuto da segreti mai rivelati, tradizioni oscure, taciute, destinate a guastarsi quando diventeranno irrimediabilmente palesi. Un dolore genitoriale che sembra immobilizzare l’opera in questo limbo di perdita taciuta, ma costantemente presente. Una bolla di sofferenza che non si svincola mai dalla promessa del mostruoso, ma che vuole assicurare solidità al racconto prima di avventurarsi tra le rivelazioni sconcertanti pronte a destabilizzare personaggi e spettatori.

Quei registri tra satanismo, dramma e pazzia

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Alternando dunque il registro drammatico all’insana condizione prettamente horror, Hereditary – Le radici del male tende sempre più a fondere gli elementi dell’insieme per falsificare il suo stesso contenuto. Il tutto per smentire le supposizioni avanzate, arrivando ad incanalare le suggestioni bisbigliate per indirizzarle in un luogo di pazzia, satanismo, instabilità. Una pellicola che sa centellinare l’atrocità distendendosi in lunghi attimi di silenzio e raccapricciando con diligenza. E lo fa scoprendosi lentamente come le numerose panoramiche della regia scoprono i posti abitati dall’orrore.

Un caso cinematografico che merita il plauso internazionale e che conferma il plus valore che l’autorialità sta tornando ad aggiungere ai prodotti del genere horror. I riferimenti di Hereditary – Le radici del male guardano al passato, ma si realizzano con presa inedita. Un’opera di grande imponenza sia sotto l’aspetto della perdita familiare che del sovrannaturale terrificante. Il male è un’eredità. Speriamo che quello di Ari Aster si trasmetta ai suoi prossimi film.

Hereditary – Le radici del male sarà nei cinema dal 25 luglio con Lucky Red

 

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About

Martina Barone è nata a Roma nel 1996. Appena diplomata al Liceo Classico Pilo Albertelli, è pronta a seguire all’università corsi inerenti al cinema e tutti i suoi più vari aspetti. Ama la settima arte in tutte le sue forme, la sua capacità di trasporti in luoghi lontani e diversi e di farti immergere in storie sempre nuove. Ama poterne parlare e poterne scrivere. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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