Hostiles recensione del film di Scott Cooper Wild Italy

Hostiles – Ostili, la ridefinizione del genere western tra classicismo e rivisitazione

Hostiles – Ostili di Scott Cooper, con Christian Bale e Rosamund Pike, il ribaltamento dell’epica Fordiana in un racconto dal chiaro stampo sociale

 

Hostiles recensione del film di Scott Cooper Wild Italy

Una landa desolata in cui si intravede una casa. Una famiglia di contadini brutalmente sterminata da quattro comanche e una donna che fugge disperatamente salvandosi per puro miracolo. Sono queste le battute iniziali dell’ultimo lavoro di Scott CooperHostiles – Ostili (2017) – un western rievocativo con protagonisti Christian Bale e Rosamund Pike, che attinge a piene mani dai grandi capolavori di genere dell’epoca d’oro di Hollywood, rielaborando, manipolando, celebrando il tutto attraverso l’estetica del cinema contemporaneo.

Dopo il successo di critica e pubblico della sua opera prima Crazy Heart (2009) con un Jeff Bridges da Oscar in una versione rock del Drugo di Lebowskiana memoria, e il non del tutto convincente Black Mass (2015) con un Johnny Depp in palese overacting – Scott Cooper aggiusta il tiro con Hostiles – Ostili, confezionando un racconto narrativamente classico ma revisionista nelle intenzioni, in una rilettura dei tipici dogmi del genere, con cui far crescere – al suo interno – uno spiccato sottotesto sociale.

Sinossi

Nel 1892, un capitano dell’esercito statunitense (Christian Bale) accompagna contro voglia un capo Cheyenne (Wes Studi) e la sua famiglia nella loro riserva. La comitiva deve presto trovare lo spirito di collaborazione necessario a sopravvivere alle avversità che la colpiscono.

Un western derivativo che attinge a piene mani dal cinema di John Ford

Hostiles recensione del film di Scott Cooper Wild Italy

Cooper, nel trattare di una materia narrativa d’illustri predecessori come John Ford, Howard Hawks e Clint Eastwood sceglie la via della citazione della narrazione derivativa, tanto cara agli studiosi del postmodernismo cinematografico – seguendola sottotraccia, sottintesa, non esplicitandola o dichiarandola del tutto, declinandola così attraverso una serie di indizi.

A partire, ad esempio, dalla scelta di un capitano della Cavalleria Nordista come protagonista, lo stesso esercito a cui il sopracitato John Ford – tra il 1948 e il 1950 – dedicò la celebre Trilogia Della Cavalleria formata da Il Massacro Di Fort Apache (1948), Il Cavaliere Del Nord Ovest (1949) e Rio Grande (1950); o ancora attraverso il topos del viaggio che funge da base narrativa di Hostiles – Ostili – ovvero la missione che il Capitano Joseph J.Blocker deve compiere per scortare il grande capo Cheyenne Falco Giallo nella sua terra natia.

Tematica ravvisabile in pellicole come Ombre rosse (1939), In Nome di Dio – Il Texano (1948), Sentieri Selvaggi (1956), Soldati A Cavallo (1959), o ancora Cavalcarono Insieme (1961) e Il Grande Sentiero (1964), che assurge a elemento portante dell’epica Fordiana nel raccontare e rinnovare pezzi di storia americana da consegnare all’immortalità cinematografica.

L’epica Fordiana al servizio di Scott Cooper

Il viaggio alla base del racconto di Hostiles – Ostili, diventa – sulla scia della tradizione Fordiana – anche occasione di cambiamento e trasformazione degli archi narrativi dei protagonisti a partire dal Capitano Blocker di Bale, una sorta di “Anti-Wayne” che aspira alla grandezza, a seguire le gesta del Giulio Cesare del De bello gallico (58-50 a.c.) che legge nei momenti di relax, e che finisce con l’essere un uomo imperfetto, tormentato dai fantasmi del passato e in cerca di redenzione della sua anima; o la Rosalie Quaid della Pike autrice di una performance vibrante ed estremamente fisica che, da vittima scampata dallo sterminio dei comanche, intraprende un viaggio volto a renderla un’eroina sicura e temeraria.

Tramite il topos del viaggio, Cooper imbastisce un racconto dall’andamento disorganico, fortemente lineare sino al secondo atto, per poi rivelare – nel terzo – un intreccio ancora più complesso, con cui giocare con i temi e le intenzioni alla base del genere western – apparentemente canonici in apertura di racconto. È in questa fase di grande trasformazione scenica che Hostiles – Ostili rivela la forza sovversiva del suo sottotesto sociale.

La ricodificazione della dicotomia scenica cowboy-indiani

Se dalla sequenza d’apertura fortemente rievocatrice del sopracitato Sentieri Selvaggi (1956),  Hostiles – Ostili sembrerebbe gettare le basi dell’eterna dicotomia scenica del cinema di genere tra cowboy-indiani/buoni-cattivi di stampo classico, nel corso del racconto Cooper decide di mescolare le carte, rielaborando i ruoli narrativi assunti dai personaggi in scena, mostrando ben presto un’anima positiva e benevola.

Hostiles-Ostili, nel terzo atto, porta così in scena il sopracitato sottotesto sociale dall’evidente richiamo razziale, dove non basta il pregiudizio e il colore della pelle a definire un uomo, ma sono le sue azioni a renderlo tale – dando così colore a un racconto altrimenti si derivativo e ispirato, ma chiaramente poco originale.

La rinascita del western americano 

Dopo un paio d’anni d’appannaggio, il cinema americano sembra aver riscoperto il piacere del racconto western, a partire dal revisionismo postmoderno de Terra di confine (2003) di Kevin Costner e I Fratelli Sisters (2018) di Jacques Audiard, alle contaminazioni horror de Bone Tomahawk (2015) di Craig S.Zahler, a quelle fantascientifiche di Westworld (2016-in onda), sino a quelle urbane de Yellowstone (2018 – in onda) di Taylor Sheridan nel piccolo schermo.

Hostiles-Ostili, s’inserisce nel filone narrativo tracciato dai Ford, Eastwood, e in minor parte di Hawks e Peckinpah (il cui cinema era a sua volta una revisione del western classico Fordiano), quantomeno nelle intenzioni, un po’ meno nella scrittura e nella realizzazione, che si fregia di un audace sottotesto sociale, zoppicando vistosamente, tra cambi di ritmo narrativo e una ciclicità di eventi scenici – ben supportati, però, da una regia da manuale.

Resta tuttavia, il più interessante esempio di western contemporaneo americano, a conferma della sempreverde bontà del genere cinematografico che ha reso grande John Ford – per un racconto di solidi ideali, derivativo, che sa ben celebrare il passato, rivisitare il genere, e guardare alle problematiche razziali del mondo d’oggi.

 

Hostiles-Ostili è stato distribuito in Italia da Notorious Pictures 

 

SE QUESTO ARTICOLO TI È PIACIUTO, SOSTIENI WILD ITALY CON UNA DONAZIONE!

 

Fonte immagini: imdb.com.


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: vivere di cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


'Hostiles – Ostili, la ridefinizione del genere western tra classicismo e rivisitazione' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares