Human

Human, gli occhi del mondo

Il progetto di Human, presentato il 12 settembre alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia come film fuori concorso, in concomitanza con il settantesimo anniversario delle Nazioni Unite, non nasce semplicemente dalla volontà di realizzare un’opera cinematografica o mettere in scena un affascinante documentario, ma da una scelta di vita. A compierla è Yann-Arthus Bertrand che, finanziato da due fondazioni (la Bettencourt Schueller e la GoodPlanet da lui presieduta), costruisce un commovente ritratto del mondo alternando immagini mozzafiato in ripresa aerea con una serie di 2020 interviste, condotte in 60 paesi e in 63 lingue diverse, indirizzate a uomini, donne e bambini provenienti da ogni angolo del pianeta.

Jalousie, una baraccopoli nel quartiere di Pétionville , un sobborgo di Port-au - Prince, Haiti

Jalousie, una baraccopoli nel quartiere di Pétionville , un sobborgo di Port-au – Prince, Haiti

L’IDEALE DI HUMAN.

Bertrand, fotografo francese, autore del libro La terra vista dal cielo e regista dei film HOME (2009) e Planet Ocean (2011) , continua la sua battaglia per la difesa dell’ambiente e dell’armonia dei viventi in un film che non è soltanto un omaggio estatico alla bellezza della realtà naturale, ma un’indagine pervasiva della complessità umana, una celebrazione della dignità di ogni persona considerata meritevole di ascolto ed infine un’affermazione, immediata e coinvolgente, del valore vero della vita. 

Attraverso l’analisi dei grandi temi dell’esistere (violenza, vendicatività, guerra, immigrazione, amore, discriminazione sessuale, lavoro manuale, ricchezza, famiglia), il regista crea la tessitura di un’opera che si articola e tiene da sé, nel susseguirsi spontaneo e libero delle riflessioni degli intervistati che, a partire dalle medesime domande, arrivano a toccare motivi universali quali il significato della felicità e il senso stesso della vita. Tutto ciò è legato a un’appassionata e pura manifestazione della loro visione del presente, scevra da filtri e condizionamenti mistificatori, in cui a parlare è esclusivamente la voce dell’anima.                      

Sono le parole stesse di Bertrand a definire in maniera estremamente chiara lo scopo di un progetto “folle, utopico”, come egli stesso lo definisce, in cui sceglie di cercare “nei visi, negli sguardi e nelle parole un potente mezzo per arrivare alle profondità dell’animo umano” attraverso un film, di forte impegno politico, che ponga al suo centro “questa immensa ricchezza del dialogo umano” e si serva del potere evocatore delle parole per rispecchiare la cangiante straordinarietà del mondo. Ed è così che, attraverso il lavoro congiunto di una grande troupe di giornalisti, montatori, cameraman e produttori, Bertrand riesce a dar vita ad un’opera di enorme impatto e toccante consapevolezza, un’opera innovativa e multiforme che porta a compimento una meditazione “difficile e affascinante” sulla ragione profonda della vita.

UNA RIFLESSIONE SULL’ESISTENZA.

Il motivo per cui Human è un documentario del tutto nuovo e radicalmente diverso da altre realizzazioni del genere, in grado di catturare l’attenzione a lungo senza risultare stancante, risiede innanzitutto nella spettacolarità sublime delle immagini che fondono nell’unico respiro naturale paesaggio e figure umane. Queste ultime vengono colte sia in isolamento, come singole esistenze quasi eroiche, che in gruppo come parti indistinguibili di una massa informe in movimento. Si passa così dal campo profughi di Dadaab in Kenia all’isola di Manhattan a New York, dalla discarica a cielo aperto di Santo Domingo alle cascate dello Yax-hà in Messico, dalle carovane di sale nel deserto etiopico agli uffici vetrati delle megalopoli occidentali in un susseguirsi di scene di miseria e benessere, desolazione e splendore, sofferenza e rinascita. E’ una sorta di “danza cosmica dell’umanità”, per usare l’espressione di uno degli intervistati, che si conclude con  l’immagine delle Salar de Uyuni in Bolivia, una formazione geologica a forma di albero, forse la più significativa tra tutte nel racchiudere simbolicamente l’idea di un percorso attraverso la vita umana.

Castellers a Vilafranca del Penedès, Catalogna, Spagna

Castellers a Vilafranca del Penedès, Catalogna, Spagna

Tuttavia ciò che realmente rende unico questo lavoro, distinguendolo efficacemente da innumerevoli progetti di sensibilizzazione ecologica e tutela ambientale, è la sua capacità di arrivare al cuore dello spettatore, suscitando un fortissimo coinvolgimento emotivo e innescando un partecipato senso di immedesimazione. Nel suo porsi come invito latente ai “cittadini del mondo” affinché possano assumere coscienza diretta delle molteplici prospettive di individui con culture e situazioni socio-economiche differenti e della drammatica disparità che domina spietatamente ogni aspetto della vita collettiva, Human esorta ad uno sforzo d’introspezione interiore, conducendo a riflettere consapevolmente sul rapporto con l’altro, sulla tolleranza e condivisione reciproca, sul contributo personale nella lotta contro lo squilibrio della realtà attuale e nella preservazione della bellezza varia del mondo. 

Così, in questo film inaspettato che fa dell’immagine il completamento suggestivo dell’essenza delle parole, Bertrand grida al pubblico una lacerante verità: su una Terra in cui la  diseguaglianza è legge assoluta e indiscussa, in cui il prezzo dell’esistenza non è ancora riconosciuto ugualmente per tutti e il diritto alla felicità brutalmente negato a chi non può goderne, la sfida più difficile è quella di vivere insieme ed è rivolta tutti i giorni ad ognuno di noi.

Human, prodotto da Humankind Production e distribuito da Academy Two, uscirà nelle sale italiane dal 29 al 2 marzo 2016.

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About

Nata a Roma nel 1995, ma napoletana d'origine, studia Lettere moderne presso l'Università di Roma Tre. Interessata e poliedrica, appassionata d'arte, cinema e teatro, ama la letteratura fin da bambina e ha fatto della scrittura il mezzo per conoscere se stessa e il mondo. COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA


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