I dissestati

“Un piano vero, con soldi veri”. Sono di pochi giorni fa le parole del Ministro dell’Ambiente che, all’indomani dei tragici eventi meteorici in Veneto, si affrettava, in conferenza stampa, a sbandierare un programma di interventi per il dissesto idrogeologico sul territorio nazionale pari a circa 1,3 miliardi di euro. Peccato che lo stesso piano fosse stato presentato, più o meno con le stesse modalità, nel novembre 2014, sempre all’indomani di frane e smottamenti. E neanche il tempo di rassicurare l’opinione pubblica che, in Calabria, le piogge torrenziali provocavano in poche ore danni ancora in corso di stima.

Cosa succede all’Italia? Succede che – nonostante l’allarme di geologi e istituti di ricerca, nonostante la mappatura delle aree a rischio, nonostante si conoscano perfettamente le fragilità del Paese – in oltre 40 anni non si è riusciti ad attuare un programma coordinato e continuativo di manutenzione del territorio.

Fonte: lettera43.it

Fonte: lettera43.it

Con la devoluzione alle Regioni delle competenze un tempo esercitate dal Corpo forestale dello Stato, sembrava che tutti i problemi si sarebbero risolti con un colpo di bacchetta. Lo Stato “cattivo” ed accentratore doveva essere battuto da strutture amministrative delocalizzate, più vicine, almeno sulla carta, alle necessità dei cittadini, in nome di una presunta efficienza. Peccato che non sia accaduto nulla di tutto ciò.

Concluse le attività di rimboschimento e la realizzazione di opere idrogeologiche attuate dalla Forestale su tutto il territorio nazionale,  si è persa completamente la visione generale del problema. Nessuna pianificazione, ma solo interventi “spot”, spesso dettati dalle esigenze contingenti. Risultato: in Italia non si rimboschisce più, né si fa manutenzione. E’ vero, si è provato in vario modo a trovare soluzioni amministrative al problema: Autorità di bacino, Comunità montane, Assessorati di ogni forma e colore. Tutte esperienze destinate a  fallire miseramente, anche a causa di sovrapposizioni di competenze (nella migliore delle ipotesi) e  di malaffare (nella peggiore).

Cos’è mancato in sostanza? Sicuramente la capacità di mettere a sistema le intelligenze e di sfruttare le competenze. Quando si parla di nuove possibilità di occupazione non si dovrebbe pensare per forza a terziario avanzato o all’industria, ma anche ad altri settori. Se la forza e la ricchezza dell’Italia risiede principalmente nelle sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche ci si dovrebbe aspettare uno sforzo maggiore per garantire occupazione a chi si dovrebbe occupare di preservarle. Dunque, perché non dare spazio a dottori agronomi e forestali, a botanici e geologi, a biologi e veterinari? Perché non investire nella formazione di paesaggisti e urbanisti? Invece, queste sono categorie estinte o che “campicchiano” facendo altre cose.

Il corto circuito tra mondo universitario e mondo del lavoro è evidente e sotto gli occhi di tutti. Purtroppo. Se non si recupera questo rapporto, se non si valorizzano le competenze tecniche, la triste china presa dall’Italia non potrà essere arrestata. Possiamo far finta di essere sordi e ciechi, ma la Natura, di fronte ai comportamenti sconsiderati dell’uomo (cementificazione delle aree agricole, invasione degli alvei con manufatti, incendi boschivi, innalzamento delle temperature) prima o poi verrà a chiedere il conto. Salatissimo. 


About

Nato nel 1967 a Roma, dove risiede attualmente, dopo aver conseguito la laurea in Economia e Commercio presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS), intraprende la carriera di Funzionario presso il Corpo forestale dello Stato a partire dal 1994. Nello svolgere la propria attività si dedica in particolare agli aspetti amministrativi, ma non rinuncia ad accrescere il proprio bagaglio culturale attraverso l’attività lavorativa e lo studio. Consegue una laura breve in scienze forestali presso l’Università degli Studi della Tuscia - Facoltà di Agraria, e, nel 2006, un master sulle problematiche ambientali a livello internazionale. Ha seguito l’iter legislativo della legge sugli alberi monumentali, nonché la raccolta e conservazione dei documenti storici del Corpo forestale dello Stato, dalla fondazione ai giorni nostri. Ha all’attivo due monografie: “Il Corpo forestale dello Stato – origini, evoluzioni storiche ed uniformi” e “La Milizia Nazionale Forestale 1926 - 1945”, edite rispettivamente nel 2002 e nel 2006. Appassionato di storia e cultura forestale, ha dedicato vari articoli alla ricostruzione di vicende di personaggi in servizio presso il Corpo. Scrive sotto pseudonimo, in omaggio a Joaquín Salvador Lavado, e se ne assume tutta la responsabilità. BLOGGER DI WILD ITALY


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