Armiamoci e partite

Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l’eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che la hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell’anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia.

Leggere le parole che Mussolini getta urlante alla folla radunata sotto il balcone di Piazza Venezia, il 10 giugno 1940, quando annuncia l’entrata in guerra dell’Italia al fianco dell’alleata Germania di Hitler mette amarezza. Si sente la medesima tracotanza di molti odierni politicanti quando promettono … cosa? Un milione di posti di lavoro, l’uscita dalla crisi (anzi no. Scordavo che da questa siamo già usciti), la vicina vittoria sul cancro, e tanto altro ancora. Forse sono cambiati solo lessico e sintassi, cosa che, se può sembrare irrilevante, ha invece un certo peso. La parola è l’espressione del pensiero, e la semplificazione della parola porta, inevitabilmente, anche alla semplificazione del pensiero. Quindi, non solo balle oggi, ma anche balle espresse male, tanto che fra un po’ basterà che dal palco qualcuno faccia dei gesti, preferibilmente volgari, perché da sotto si risponda festanti. O forse anche questo già succede?


L’Italia littoria ha fatto l’impossibile per mantenere la pace, ma qualcuno rema contro. Quella antidemocratica Società delle Nazioni che condanna l’Italia per l’invasione dell’Etiopia, stato sovrano; il Primo Ministro inglese Chamberlain che rifiuta la proposta di pace lanciata da Hitler alla fine della campagna di Polonia. Ma Chamberlain non è il medesimo che a Monaco, alla fine di settembre del 1938, insieme con il ministro francese Daladier, accetta in toto il disegno presentato da Mussolini, che prevede la cessione dei Sudeti alla Germania? Non è lui che sostiene, sorridente, di aver assicurato la pace in Europa? In effetti, Hitler è molto soddisfatto, non avrebbe mai pensato, sono parole sue, che la Cecoslovacchia gli sarebbe stata servita su un piatto d’argento. Perché non accettare ora la mano tesa?

In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo.

Giusto, un amico si supporta sempre. Certo, si può proclamare per qualche mese la non belligeranza (fantastici gli italiani a ideare le formule!), quando si sa benissimo di non essere militarmente preparati. Bisogna dare il tempo all’amico di spianarci la strada, di avvicinarci alla vittoria, e poi metterci la faccia non appena si crede che l’amico sia prossimo alla vittoria finale.

Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l’Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.

Si vede che la Grecia non ha voluto confermare nulla, visto circa quattro mesi dopo è stata invasa dall’esercito italiano. E poi ha visto arrivare anche quello tedesco, perché insomma, l’Italia ha avuto poco tempo per armarsi, proprio pronta ancora non è.

Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gli è che l’onore, gli interessi, l’avvenire fermamente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia. […] Popolo italiano! Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!

Abbiamo visto che fine abbiamo fatto, a dar retta a un nano presuntuoso.

Un’ultima cosa: sarà una forzatura, ma quei trattati da adeguare alle mutevoli esigenze delle nazioni mi fanno tanto pensare alla nostra Costituzione, anch’essa da cambiare, secondo qualcuno, per adeguarla alle SUE esigenze.

SCRITTO DA STEFANIA PER VOGLIORESISTERE.IT



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