Un’amara riflessione

bandiera a lutto

Il primo post de I figli della storia esplicitava chiaramente lo scopo dell’iniziativa: spiegarsi come l’Italia sia potuta arrivare a questo punto. Solo nella storia possiamo trovare ragione del presente, solo la conoscenza di ciò che siamo stati può aiutarci a non ricadere nei medesimi errori. È un’affermazione antica, che chiunque, anche solo alle medie, non si sia limitato a scaldare la sedia ha sentito almeno una volta. Si può credere che tra il sentire e il comprendere la distanza sia tale per cui molti, ancora, non sono riusciti a far proprio il concetto.

Non fosse che per difesa della categoria professionale cui appartengo, ritengo che gli italiani siano un popolo mediamente istruito. O, perlomeno, è offerta loro la possibilità di apprendere. Poi penso, però, che solo una minima percentuale delle conoscenze arrivano oggi dalla scuola e il resto dai media (dei quali conosciamo bene lo stato); che la controinformazione, o meglio, la falsa informazione, è oggi forte più che mai; che chi parla chiaramente della cose di mafia viene accusato di disfattismo e invitato a tacere; che il 2 Giugno un ministro della Repubblica si permette di disertare la manifestazione ufficiale per andarsene a Varese ad ascoltare una canzonetta (Paoli non me ne voglia) invece dell’inno nazionale; che la radio di un partito al governo si permette di esultare quando una squadra straniera segna alla nostra nazionale (e in un Paese in cui il calcio è la religione ufficiale, che la cosa non abbia sollevato una protesta di massa mi sembra grave). Insomma, oggi arrivano segnali forti che non aiutano certo a formarsi una coscienza davvero critica.

Eppure, se siamo arrivati a questo punto, la colpa non può essere solo dei tipi attualmente al potere.

Lungi da me l’idea di sollevarli dalle loro responsabilità. Abbiamo a capo del governo un uomo che da anni usa il suo strapotere mediatico per fare degli italiani un popolo di inebetiti attenti solo a tette e culi, oltre che ai quiz televisivi (che vertono quasi sempre su tette e culi). Assistiamo da anni alla sistematica demolizione della scuola pubblica in favore della privata, con il duplice scopo di tenersi buone le gerarchie ecclesiastiche e di mantenere il popolo bue (perché vogliamo dirlo, una volta per tutte, che la stragrande maggioranza delle scuole private, aggirando bellamente la legge, assume gente non abilitata, sottopagandola? E che lavorare in queste condizioni forse non alza la qualità dell’insegnamento?).

SCRITTO DA STEFANIA PER VOGLIORESISTERE.IT



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