I lavoratori edili in piazza a Roma per un’Italia del lavoro.

La politica e le Istituzioni non sottovalutino il profondo disagio sociale che rappresentiamo: nessuno si illuda che siano i lavoratori a pagare il conto dei privilegiati. Basta, basta con questa politica ingiusta, vessatoria, miope su politica fiscale e spesa pubblica – ha detto il segretario – che colpisce sempre gli stessi, che impedisce di rinsanguare i redditi da lavoro e di creare le condizioni per nuovi investimenti. Questo non vuol dire risanare il Paese ma strangolare il lavoro, l’economia reale, le prospettive di crescita“.

Con queste parole il segretario generale della Feneal uil Antonio Correale, nel suo intervento riassume il senso della manifestazione di sabato 3 marzo dei lavoratori delle costruzioni.
Quattro giorni fa, infatti, a Roma i lavoratori edili, insieme ai sindacati di riferimento Feneal- Uil – Fillea- Cgil – Filca-Cisl, hanno manifestato il proprio malessere sociale.

30.000 lavoratori provenienti da tutt’ Italia si sono ritrovati per chiedere di rilanciare una macchina degli investimenti che dia prospettive, non solo le garanzie sugli ammortizzatori sociali. La ripresa del settore edile sarebbe un segnale forte, non solo di ripresa economica ma anche di arginamento della piaga della criminalità che ormai permea ogni settore produttivo.

Tra le delegazioni non è passata inosservata quella dei lavoratori rappresentati da Feneal-Uil Salerno che ha portato a Roma il feretro del lavoro. Una bara avvolta da tanti manifesti che riportavano le opere pubbliche mai portate a termine. Tanti erano anche i cartelli che denunciavano la pericolosità delle infiltrazioni mafiose.

Il comparto edile sta subendo fortemente questa crisi, direttamente con la perdita di posti di lavoro e la chiusura di imprese; indirettamente con la scarsa apertura ad ogni sorta di ammodernamento e manutenzione del territorio e altre concause quali la burocrazia e le infiltrazioni mafiose.

Il dato di 300.000 posti di lavoro persi, che ci restituisce la fotografia di un settore in calo di iscrizioni delle imprese alla Cassa Edile che –  nei primi 9 mesi del 2011 – ha registrato un calo del 5,8% rispetto al 2010, anno in cui il calo era stato del 6,6% rispetto all’anno precedente (7,6% nel 2009). Anche le iscrizioni degli operai alla Cassa Edile sono caratterizzate dal segno meno: -6,8% periodo gennaio-settembre 2011, -8% 2010, -9,8% nel 2009. Così come sono diminuite le ore lavorate dagli operai iscritti: -5% primi nove mesi 2011, -8,4% nel 2010, -11,2% nel 2009.

Tutto ciò si colloca in un quadro ben più complesso in cui l’Italia appare come come un fuscello sbattuto da un vento furioso che disorienta tutti.

Ripensando a quanto non è stato fatto in questo campo, risulta evidente l’inadempienza del governo precedente nei confronti degli italiani che chiedevano sia la riforma dello stato sociale (interventi in campo fiscale ed economico), sia il ritorno al rigore morale dei rappresentanti della politica. Ora sono arrivati i tecnici di Monti ai quali i cittadini, ripristinato il rigore morale, chiedono di poter vivere con dignità la propria condizione di uomini- lavoratori- figli-genitori.

È chiaro che l’ideale di “società della piena occupazione”, che ha caratterizzato il secolo scorse, non esiste più. La questione oggi è invece una questione salariale, a cui si aggiunge anche la necessità di migliorare specificità e competenze delle maestranze, istituzioni più legittimate, città più compatibili con questo tempo, ripristino di un’etica del lavoro. Dove per etica si fa riferimento a tutte le anime del mondo lavorativo; etica dei comportamenti oltre che delle intenzioni.

La crisi è un viatico per le mafie; le imprese che con difficoltà reperiscono credito sono facili prede. Penetrare il settore delle costruzioni non significa solo riciclare denaro sporco, inquinare la concorrenza e ammalare l’economia ma vuol dire anche condizionare le tendenze e gli equilibri di intere comunità.

Così, come accade anche per la filiera agroalimentare, le cosche – tra indifferenza e connivenze – si sono infiltrate anche in questo settore offrendo servizi a prezzi stracciati. Per giunta in un settore che ha assunto sempre più la caratteristica di una giungla, tra assegnazioni poco trasparenti, ribassi sempre più elevati, subappalti sempre più numerosi e lavoro nero.

TERESA RUSSO

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