I politici al microscopio: Fabrizio Cicchitto.

Nasce a Roma, il 26 ottobre del 1940. Dopo il diploma di maturità classica al liceo ginnasio “Dante Alighieri”, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza all’Università capitolina “La Sapienza”. A 22 anni, con la laurea in tasca, intraprende studi economici e comincia a lavorare per l’Ufficio studi e ricerche della CGIL.

La sua discesa in politica, comincia già sui banchi dell’università, quando entra nella dirigenza dell’Unione Goliardica Italiana e comincia a dirigere il mensile “La conquista” della Federazione Giovanile Socialista. Varca la soglia di Montecitorio da iscritto al Partito Socialista (corrente della Sinistra Socialista, che faceva riferimento a Riccardo Lombardi), nel lontano 1976.

Una delle sue prime dichiarazioni degne di nota, la troviamo il giorno successivo all’assassinio di Giorgiana Masi. Il 13 maggio del ’77 infatti, Cicchitto prende la parola in aula, parteggiando apertamente per i gruppi extraparlamentari che scatenavano disordini e si scontravano con le forze dell’ordine: «Le forze democratiche giovanili debbono stare attente a non cadere nelle trappole che lo Stato oppressore gli tende» (trovate l’affermazione in Vita di Enrico Berlinguer di Giuseppe FioriLaterzaBari, 2004).

Grande sostenitore del compromesso storico con il Pci, nel 1981 – con la scoperta delle liste della loggia massonica P2 – spunta anche il suo nome nella confraternita eversiva e filo americana del Gran Maestro Licio Gelli: tessera n. 2232, fascicolo n. 945, codice E.16.80 , con iscrizione datata 12 dicembre 1980. Ad introdurlo a questo “circolo di buontemponi”, è Fabrizio Trecca, maestro piduista. L’iniziazione del muratorino Cicchitto però non avverrà perché la sua tessera verrà sospesa. Il motivo? Sulla richiesta di iscrizione, mancava la foto.

Ascoltato dalla Commissione Anselmi, il 10 giugno 1982, Cicchitto conferma tutto (ed è uno dei pochi politici che lo fa!), ammettendo almeno di aver avviato «le pratiche preliminari» di adesione alla P2 ma non di aver partecipato al rito di iniziazione (per il motivo sopracitato).

Gelli, sostiene di averlo incontrato tre o quattro volte e di non sapere nulla della storia della P2, della sua «anomalia» rispetto alle altre logge. Candidamente, afferma: «credevo di iscrivermi alla massoneria» e giustifica le sue azioni, dicendo che il suo fu: «un errore maturato in un momento particolare», mentre riceveva misteriose «lettere anonime» e ciò lo portò quindi a cercare nella P2 (non fa una piega!) «solidarietà e protezione», sentendosi «partecipe di una comunità che andasse al di là del dato puramente politico per ambire anche a momenti di vita individuale» visto il crescente «imbarbarimento della politica».

L’Anselmi, come è nella natura delle cose, gli domanda perché non avesse denunciato queste “lettere anonime” alla magistratura o alle forze dell’ordine. Cicchitto risponde che è stato un errore rivolgersi a Trecca e a Gelli ma sapeva che le sue denunce alla magistratura «sarebbero approdate a nulla». Trecca lo smentisce a stretto giro di posta: «Non capisco perché, avendo ricevuto minacce, Cicchitto non si sia rivolto alla magistratura. Io posso solo dire che, quando scoppiò il caso P2, mi telefonò più volte, ma si presentava con pseudonimi: Romano, Giovanni…» .

Il Partito a questo punto gli volta le spalle e lo espelle, salvo riprenderselo nel 1987 nella Direzione Nazionale. Dal 1990, fino allo scioglimento della formazione in seguito alle inchieste di Mani Pulite, diventa filo craxiano. L’ultimo segretario del partito, Ottaviano del Turco, in vista delle elezioni del 1994 si allea con il centro sinistra ed entra nell’Alleanza dei progressisti di Occhetto. Dopo due legislature alla Camera, Cicchitto viene eletto a Palazzo Madama e diventa presidente dei senatori socialisti. In seguito però alla sconfitta del ’94 di Del Turco, Cicchitto comincia a invocare le sue dimissioni dalla segreteria.

Sciolto il PSI, il 13 novembre del 1994, lo stesso giorno – insieme ad Enrico Manca – Cicchitto fonda il Partito Socialista Riformista, aderendo poi al Partito Socialista – Socialdemocrazia di Gianni De Michelis.

Il 1999 è l’anno della svolta, della folgorazione. Abbandonati i socialisti, l’attuale Presidente dei deputati Pdl aderisce a Forza Italia, dopo che lo stesso Gianni De Michelis lo aveva introdotto ad Arcore. In poco tempo, arriva a sedersi nel Comitato di Presidenza del partito e dirige il Dipartimento Nazionale Lavoro e relazioni Sindacali.

Nel 2001 ritorna a Montecitorio, eletto in una lista civetta collegata a Forza Italia, al cui gruppo parlamentare si iscriverà una volta entrato nell’emiciclo. Da quest’anno, sino al 2008, sarà sempre vice capogruppo dei deputati di FI.

Nel 2003 affianca Sandro Bondi (coordinatore del partito) come vice coordinatore.

Viene rieletto alla Camera nella legislatura 2006/2008.

Con le elezioni anticipate del 13 e 14 aprile del 2008, risulta candidato per il Popolo della Libertà sempre a Montecitorio. Diventa finalmente capogruppo ed entra nel Copasir.

Nel novembre del 2009, si fa la sua fondazione: REL (Riformismo e Libertà).

Frasi da ricordare:

«La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio, [condotta] dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal quel mattinale delle Procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri, che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia-politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi. E da un partito come l’Idv, con il suo leader Di Pietro, che in questi giorni sta evocando la violenza». (Citato su La Repubblica, 15 dicembre 2009)

«Il peccato mortale di Craxi non sono le tangenti; è la scelta dell’autonomia. Quella sì non gli fu perdonata […] Un gigante, un pezzo della storia del Paese. Criminalizzarlo è un’operazione volgare. Quanti crimini ha commesso o coperto Togliatti negli anni ’30 e ’40? Eppure è considerato parte della nostra storia. Il vero “crimine” di Craxi fu restituire ai socialisti l’autonomia ideologica, smontando il mito di Lenin e pure quello di Gramsci». (Intervista di Aldo Cazzullo, Contro Bettino un network dell’odioCorriere della sera, 17 gennaio 2010).

«Io ve lo dico, se ci volete far stare qui fino al 13 agosto, sono problemi vostri … poi ve la dovete trovare da soli una maggioranza» (Rivolgendosi al Ministro Giarda, 26 giugno 2012)


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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