I politici al microscopio: Umberto Bossi

Senatore dal 1987 al 1992, europarlamentare dal ’94 all’aprile 2008, più volte deputato, Ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione nel governo Berlusconi II e Ministro delle Riforme per il Federalismo nel Berlusconi III. Diploma da perito tecnico elettronico alla scuola per corrispondenza di Radio Elettra. E’ stato condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; condannato in via definitiva per istigazione a delinquere e per oltraggio alla bandiera; indagato e imputato in altri procedimenti penali.

Il 16 dicembre 1999 la Cassazione l’ha condannato a 1 anno per istigazione a delinquere, per aver incitato i suoi, in due comizi a Bergamo nel 1995, a “individuare i fascisti casa per casa per cacciarli dal Nord anche con la violenza. Altra condanna definitiva nel 2007 a 1 anno e 4 mesi (poi commutati in 3000 euro di multa, interamente coperti da indulto) per vilipendio alla bandiera italiana, per aver dichiarato nel 1997: “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo.”

Al di là delle condanne, bisognerebbe indignarsi già quando – ricordiamo – con un diploma da perito tecnico elettronico dissertava di economia con Tremonti improvvisandosi un esperto in materia. Oppure quando progettava riforme federaliste per il nostro paese.

L’ultimo scandalo che lo vede coinvolto, è quello che tira in ballo l’ormai ex tesoriere del suo partito, Francesco Belsito, accusato di aver utilizzato parte dei rimborsi elettorali del Carroccio per soddisfare i capricci del Senatùr e della sua famiglia (ivi inclusa la “badante” Rosy Mauro, vicepresidente del Senato), con – per fare un esempio – la ristrutturazione di una villa a Gemonio dove il Senatùr ama svernare in canottiera. Altre accuse riguardano rapporti persino con le ‘ndrine calabresi, stabilitesi al Nord.

Bossi, dopo essersi dimesso dalla segreteria del partito, si è difeso così: “Se trovo chi mi ha ristrutturato la casa, lo denuncio”. Chapeau. Scajola ci mise una settimana per tirare fuori quello che sarebbe diventato un must: il “a mia insaputa” che ha fatto scuola.

Il nuovo tesoriere della Lega – perché si sappia – è Stefano Stefani, deputato, indagato a Roma per concorso in truffa ai danno dello Stato e riciclaggio, ottiene l’archiviazione del caso perché la Procura –  in virtù della legge Boato del 2007 che rende inutilizzabili le intercettazioni in cui si sente la voce di un onorevole – non ha potuto proseguire le indagini su un suo coinvolgimento nei finanziamenti pubblici al quotidiano “Il Giornale d’Italia”.

Quel che si dice un rinnovamento della classe dirigente!

Frasi che rimarranno nella storia:

<<Meno male che non è passata l’aggravante dell’omofobia. Tutti sperano di avere figli che stanno dalla parte giusta, questo è un augurio che facciamo a tutti, non era giusto aumentare le pene per quelli che si sentono anche un po’ disturbati da certe manifestazioni, persone normali che a volte si lasciano scappare qualche parola in senso anche bonario>>(Luglio 2011).

<<Siamo padani abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore!>> (Coro registrato dalla radio svizzera e ripreso dal video con Grillo maxell1985, cantato a Lugano il 12 giugno 2006 dai ministri Umberto Bossi, Roberto Calderoli, Roberto Castelli, Roberto Maroni e Giulio Tremonti).

<<Il Tricolore lo potete mettere dove volete, ma voi avete tradito, derubato. Non c’è più amore, non c’è più Tricolore. Il Tricolore, signora, lo metta al cesso>>. Bossi, rivolgendosi a una giovane donna che aveva esposto la bandiera italiana. Più avanti, il “Senatùr” insisterà: <<Ho personalmente ordinato un camion di carta igienica tricolorata, alla faccia di qualche magistrato che dice che non lo posso fare>>. Per poi chiosare con la solita classe. Il Tricolore? <<Sarà il simbolo delle ambasciate napoletane. Se ci sarà il Napoli italiano che mette fuori il Tricolore lo valuteremo come bandiera di un’ambasciata>>. (la Repubblica, 15 settembre 1997)

<<Dovremmo rimpatriare i clandestini con gli Hercules C130 dell’ Aeronautica militare. Intanto perché su gli aerei di linea possono violentare le hostess e va ben che certe donne sono porcellone e ci provano gusto, però… Ma c’ è un altro motivo. Sapete cosa fanno quelli prima di partire? Si sporcano in modo indecente, così puzzano e i passeggeri non li fanno prendere su. Sugli aerei militari, invece, con una bella pompa li annaffiamo tutti senza troppe storie “. Poi rassicura: “Noi non siamo razzisti, per me tutti gli uomini sono uguali, hanno la medesima dignità. Il più nero dei neri ha gli stessi diritti del mio vicino di casa. Però a casa sua”>> (maggio 2000)

MATTEO MARINI

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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