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I Primitivi, l’importanza del gioco di squadra

Cosa hanno in comune l’era preistorica ed il calcio? Più di quanto si possa immaginare e a dimostrarlo ci ha pensato Nick Park – regista premio Oscar per Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro – con I Primitivi, divertente film che unisce sport e antiche civiltà.

Sinossi

I Primitivi recensione

Terra, alba dei tempi. Per il cavernicolo Dag e la sua tribù la vita scorre tranquilla tra natura incontaminata e caccia ai conigli (non propriamente fruttuosa). Le cose iniziano a cambiare quando nella pacifica valle finge Lord Nooth, perfido signore del bronzo. Il governatore è deciso a porre fine all’Età della Pietra, eliminando Dag e la sua tribù ed impossessandosi del metallo che si trova nella valle.

Per poter continuare a vivere in pace nella propria casa, ai cavernicoli non resta che sfidare Lord Nooth e il suo popolo. Lo scontro per la valle vedrà le due civiltà sfidarsi ad uno sport di cui i cavernicoli non erano a conoscenza, a differenza dei loro nemici veri e propri maestri. Contro la volontà del capo tribù Barbo e vista la probabile sconfitta Dag, con l’aiuto di Ginna, insegnerà a tutta la tribù a giocare a calcio. Chi vincerà la sfida per il possesso della valle?

Sport come metafora di vita

Che sia il calcio o un altra disciplina, da sempre il cinema usa lo sport come metafora di vita. E I Primitivi non è che l’ultimo prodotto in tal senso. Park dirige una storia in cui lo sport più famoso ed amato del mondo diviene un tramite per lanciare messaggi che è sempre bene ripetere. Durante i 100 minuti di film si hanno quindi insegnamenti riguardanti l’importanza del gioco di squadra, la lealtà, l’importanza del sacrificio per raggiungere risultati.

Il film mostra come dovrebbe essere il calcio, ovvero uno sport in cui non contano i soldi o la fama, ma il divertimento, la passione e l’unione della squadra, perché sono remando tutti nella stessa direzione si otterranno risultati. Una frecciata tutt’altro che velata al mondo del pallone di oggi, dove a farla da padrone è il denaro.

Una storia quella della pellicola che vuole insegnare ai più piccoli quei valori che dovrebbero sempre guidare una persona nel corso della sua vita. E lo fa con tanta ironia e divertimento in pieno stile slapstick comedy. Non mancano infatti scene che ricordano le goffe periferie di Charlie Chaplin. Sin dall’inizio I Primitivi si mostra per quello che è, una commedia (sportiva) che fa della fisicità la sua arma vincente e che riuscirà a far ridere di gusto.

Scontro tra civiltà

I Primitivi recensioneLa pellicola scritta a quattro mani da Mark Burton e James Higginson porta in scena un mondo fittizio ma molto reale. La tribù di Dag ha una sua organizzazione gerarchica, e vivono seguendo la tipica routine di una civiltà che vive di caccia. Lo stesso vale per la civiltà del bronzo, dove esiste un governo, ci sono i giochi per il popolo e le immancabili tasse. Per quanto le cose vengano mostrate in maniera fugace è più che sufficiente per rendere l’idea di società organizzate.

Una vicenda quella de I Primitivi che ripropone i tipici cardini del film sportivo. Non mancano quindi l’immancabile lancio della sfida ed il successivo allenamento della squadra sfidante, con risultati alquanto comici. Ed ovviamente l’avvincente sfida tra le due squadre, tra scivolate, rigori, infortuni ed improbabili giocatori. Una partita in cui non mancano le citazione di film come Fuga per la vittoria o serie animate come Holly & Benji.

I Primitivi è un film che senza dubbio piacerà al pubblico dei più piccoli a cui è rivolto, ma che riuscirà anche ad intrattenere e divertire i più grandi, grazie alla simpatia dei personaggi e delle loro divertenti peripezie. Perché quello che conta in fondo è divertirsi tutti insieme, nessuno escluso.

I Primitivi sarà al cinema dall’8 febbraio distribuito da Lucky Red

 

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About

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt'ora collabora) come critico di cinema e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. CAPOSERVIZIO CINEMA


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