If not now, when?

Scrivo queste righe al rientro da un intenso e vivo pomeriggio di protesta, di rivendicazione, di partecipazione e di calore umano. Anche qui si è tenuta la manifestazione indetta dalle donne italiane per esprimere la forza e la determinazione del mondo femminile a favore di un’Italia più uguale e più giusta, nella quale il rispetto e la dignità per le donne siano punti cardine per una società più libera e democratica e non uno slogan da rispolverare una volta l’anno o poco più.

Tante donne – ovviamente – davanti a Downing Street, residenza del primo ministro britannico, e tanti uomini, riuniti insieme per confrontarsi sugli ultimi sviluppi politici italiani e sulle differenze con la società d’oltremanica. Una pioggia incessante non ha scoraggiato nessuno e il numero dei partecipanti è cresciuto con il passare delle ore, con passanti, turisti e cittadini londinesi che si sono uniti per ascoltare e talvolta per condividere le loro opinioni con gli italiani gesticolanti e rumorosi.

Idee diverse, visioni talvolta in contrasto tra loro ma che non sono mai cadute nell’inutilità di una discussione fine a se stessa; insomma un bel pomeriggio di confronto tra mondi davvero diversi, coronato quasi sempre dalla stessa – comprensibile – domanda: perché la maggioranza degli italiani continua a sostenere un Presidente del Consiglio e un Governo così lontani dai problemi dei cittadini e dalle loro vere esigenze e necessità?

Non sono stati sufficienti diciassette anni di scandali per dire basta? Non sono state abbastanza decine di leggi a favore di pochi (e talvolta di uno solo) e molte altre approvate volutamente contro qualcuno? Non sono più in grado di tenere banco nel dibattito politico le ipotesi di collusione con ambienti mafiosi e i sempre più frequenti episodi di corruzione e abuso di potere? Situazioni e comportamenti che da queste parti non sono concessi, e non per via di vaneggianti ipotesi di una magistratura politicizzata o di inutili accuse di voler sovvertire la volontà popolare, ma molto più semplicemente per un rispetto nei confronti delle istituzioni, dello Stato, e del ruolo che viene affidato al momento delle elezioni e che porta con sé l’unico proposito di fare qualcosa per la comunità, con la consapevolezza che accanto al rispetto della legge esistano una moralità ed un’etica pubblica non inquadrabili in schemi politici e alle quali nessuno, ma davvero nessuno, può sottrarsi.

Le ultime vicende giudiziarie che hanno investito i vertici del potere italiano avrebbero spazzato via qualsiasi carriera politica dalla scena di una normale democrazia occidentale, ma la sensazione tra gli emigrati londinesi è che gli italiani siano in qualche modo posseduti da uno strano cinismo nel non voler cambiare le cose in meglio, o almeno nel tentare di farlo. Imbambolati davanti alla tv e con un limitato accesso ad altre forme di informazione il messaggio che passa è una sorta di “così fan tutti”, ovvero, chi siamo noi per giudicare? Siamo forse migliori, diversi, lontani da certi comportamenti e modi di affrontare la realtà delle cose?
Ebbene, la risposta che è emersa dopo questo lungo pomeriggio è che l’unica, e forse l’ultima, speranza di vedere finalmente un Paese diverso da quello che ha portato me e molti altri ad andarsene da quella che nonostante tutto continuiamo a considerare casa, sia da riporre nelle mani delle donne.

Esiste un’Italia che non si accontenta più di resistere. C’è un’Italia, qui a Londra così come in Patria, che vuole cambiare. Un’Italia che vuole costruire il proprio futuro, che vuole stare e far stare meglio. Un’Italia fatta di donne, tante, vive, cariche e intenzionate ad andare fino in fondo come non mai. E questo non è un sogno. E’ adesso.



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Torinese, laureato in Studi Internazionali alla Facolta’ di Scienze Politiche. Residente a Londra.


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