Il Beauty Contest, Passera e le frequenze da 4 miliardi di euro

Pare che il loro valore si aggiri intorno ai 4 miliardi di euro. C’è chi dice, invece che valgano 16 miliardi. Fatto sta che sono, in ogni caso, molti soldi. Di cosa stiamo parlando? Delle frequenze televisive del digitale terrestre che l’ex Ministro dello Sviluppo Paolo Romani, ha deciso di assegnare tramite un “Beauty Contest” ovvero sia tramite un “concorso di bellezza” appositamente studiato per regalare tali frequenze ai due maggiori poli televisivi: Rai e Mediaset.

E’ inutile dire che è quantomeno assurdo che in questi mesi dove la parola sacrifici risuona come un mantra ad ogni piè sospinto, invece di incassare miliardi di euro vendendo le frequenze, si preferisca – visto che il successore di Romani, Corrado Passera, ha affermato che “non  è un problema” – elargirle in modo assolutamente anomalo a due giganti delle comunicazioni che non hanno fatto altro in questi anni (eccezione fatta per quei pochi programmi che ancora resistono) che inondare l’etere con format televisivi “spazzatura”.

Sky, che inizialmente voleva partecipare alla gara, si è ritirata poiché ha notato tempi poco chiari e regole discutibili inconciliabili, secondo loro, con un mercato televisivo e uno scenario competitivo che è invece in veloce e continua evoluzione. Perché dire che si vuole garantire un “pluralismo dell’informazione, una concorrenza televisiva” se si vuole mantenere un duopolio decennale? Basterebbe solo che il governo vada a bloccare il Beauty Contest per far capire che in questo paese ci può essere un’inversione di tendenza, che non vige più il favoritismo, l’aiutare gli amici degli amici, imprenditori o “prenditori” che dir si voglia. In nome di un pubblico interesse, Passera può revocare il bando di assegnazione e indire un’asta pubblica (come fa il resto d’Europa), aperta a tutti i soggetti presenti sul mercato. In questo modo sì che si garantirebbe, consentendo a tutti gli imprenditori che vogliono partecipare, di poterlo fare. In tempi di crisi economica, ripeto, il paese non può rinunciare a queste entrate di svariati miliardi di euro. Sarebbe un’occasione persa.

Una domanda poi sorge spontanea: Il Presidente del Consiglio Mario Monti è stato commissario europeo Antitrust e il sottosegretario Antonio Catricalà è stato presidente dell’Agcom. Non avete proprio nulla da dire su questa vicenda?

Vi invito a firmare la petizione di Avaaz.org per affermare che: “In qualità di cittadino che sta contribuendo al salvataggio dell’Italia, le chiedo di annullare immediatamente l’assegnazione gratuita delle frequenze della tv digitale e aprire un’asta pubblica di vendita, che frutterebbe diversi miliardi di euro alle casse dello stato. La concorrenza della tv e il pluralismo dell’informazione sono valori fondamentali della nostra democrazia che lei in qualità di Ministro deve difendere”.

Questo è solo un punto di ciò che mancherebbe all’appello in tema di soldi che lo Stato potrebbe risparmiare e/o incassare. Giampaolo Rossi ci spiega cos’altro manca:

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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