Il Bolero: perfezione, originalità e popolarità

Il Bolero è una breve sinfonia composta negli anni ’30 del Novecento. E’ pertanto una musica moderna che alcuni ritengono non doversi ritenere appartenente alla musica Classica e questo non solamente per la data ma anche per la struttura della composizione e per l’uso di alcuni strumenti non «politicamente corretti». Nella orchestra sinfonica classica, infatti, si aggiungono un oboe d’amore, tre sassofoni e un gong.  Ma il successo di una musica e la sua popolarità, maxresdefaultnotoriamente, non dipendono da questi tipi di giudizi bensì da quanto quella musica tocca il cuore di chi l’ascolta e gli rimane dentro. Un grande come Bernstein, al contrario, sosteneva l’assoluta originalità e perfezione del Bolero sia in sé che per la valorizzazione che faceva dell’orchestra. Bernstein affermava che «la musica giusta è quella suonata dagli strumenti giusti, nella giusta combinazione, al momento giusto». Mi permetto di aggiungere che la musica è giusta quando ti trasmette la percezione della perfezione, quando non ti sembra che ci sia qualcosa di troppo o che manchi qualcosa. Vale per tutta la musica e per ogni epoca. Vi sembra pensabile una canzone come “Imagine” con una ritmica e una melodia diversa o il Gloria di Mozart o la cavalcata delle valchirie di Wagner o la pastorale di Beethoven?

Bolero è il simbolo della buona orchestrazione, come tanti altri, ma qui c’è in più la semplicità che rende il brano quasi didattico. E’ adatto a tutti, come quasi sempre è la musica popolare o da essa derivata. Bolero non è la musica più bella mai scritta ma trasmette un’emozione orchestrale spettacolare, grazie all’utilizzo degli strumenti singoli che non danno mai l’idea del soggettivismo o del personalismo ma, al contrario, di un contributo di ciascuno nell’ambito di un disegno complessivo che rimanda al destino dell’uomo e della vita.

Maurice Ravel - Fonte: scholarship.rice.edu

Maurice Ravel – Fonte: scholarship.rice.edu

Ma chi era il suo autore? Era Maurice Ravel che nasce a Ciboure – regione basca francese ai confini con la Spagna – nel 1875 . All’età di sette anni, Ravel iniziò a studiare il pianoforte a Parigi. Durante i suoi studi incontrò e frequentò numerosi compositori giovani e innovativi, che usavano chiamarsi Les Apaches per la loro vita sregolata. Maurice fu influenzato da diversi stili musicali legati a diverse parti del mondo: il jazz americano, la musica asiatica e le canzoni popolari tradizionali di tutta Europa. Nel 1932 fu coinvolto in un grave incidente d’auto a seguito del quale la sua produzione artistica diminuì sensibilmente. Colpito da ictus all’emisfero sinistro del cervello, non fu più in grado di leggere la musica, ma poté continuare a dirigere l’orchestra. Le sue condizioni peggiorarono inesorabilmente fino al 1937 quando, il 18 dicembre, fu operato alla testa. L’intervento non ebbe alcun esito e Ravel morì dieci giorni più tardi.

Ma torniamo al Bolero. Si tratta di un lungo motivo ripetuto più volte, con strumenti diversi, combinazioni di settori dell’orchestra, di sonorità a volte più significative, a volte più spartane. Il tutto si evolve poi con un crescendo – diverso da quelli classici dell’Ottocento – quasi onomatopeico dell’affanno umano, del battito bestiale, fino a quello che sembra un grido di liberazione emesso dall’orchestra, che coincide con l’azzeramento del ritmo. Bolero è talmente semplice da sembrare un esercizio, una cosa costruibile meccanicamente senza anima ed invece accade tutto il contrario, in maniera coinvolgente. Un vero mistero.

Inizia con un ritmo di fondo garantito dalle percussioni che non cambia mai e sul quale si inserisce una musica vagamente araba, lunga, morbida quasi strisciante ma anche avvolgente. Il motivo in realtà è composto di due parti, inizia la prima con il solo flauto e poi con il clarinetto; la seconda parte, più alta, inizia con il fagotto e poi con il clarinetto. Poi parte prima con l’oboe e così via con l’orchestra al completo – archi compresi – e l’arricchimento dell’oboe d’amore, i sassofoni e strumenti da banda.

Sappiamo veramente poco della storia come pure del significato del Bolero. Ravel non ha lasciato suoi scritti e sembra fosse quasi contrario a scrivere questa musica, tant’è che una volta dichiarò: ”La cosa migliore che ho realizzato è il Bolero, peccato che non sia musica!”. Oltretutto Ravel era noto per alcune sue uscite brucianti e dissacranti. hqdefaultQuando Gershwin voleva studiare meglio la musica, si rivolse a Ravel e questo si rifiutò dicendogli: “Perché vuoi essere un Ravel di seconda classe quando sei già un Gershwin   di prima?”.

La popolarità di questa musica non corrisponde alla conoscenza chiara e giustificata del brano, il quale ostenta una originalità di stile e di mezzi e una fantasia formidabili. L’idea però del compositore di creare una forte pagina sinfonica, peraltro nata come musica di un balletto per la Rubinstein, sottratta del tutto allo sviluppo tematico e costretta alla ripetizione ossessiva di un solo disegno, si è prestata a varie interpretazioni e la composizione è diventata nell’opinione comune l’espressione della trasgressione esotica, dell’erotismo eccessivo e sognato, di una vacanza iberica o di una impossibile avventura gitana.

È forse superfluo commentare una musica universalmente nota, verso la quale si ha una disposizione istintiva che non coincide né sempre né in tutto con l’idea che l’autore ha di un determinato brano. Molte interpretazioni sceniche, anche famose perché inserite in pellicole cinematografiche, hanno confuso l’immagine anche di più. Che il carattere e il valore di una musica non dipendano dalle convinzioni correnti, è indiscutibile; ma nel caso del Bolero ciò che crediamo di aver sempre ascoltato e ciò che dagli ascolti passati speriamo o ci attendiamo di sentire, limita e definisce la nostra percezione e forza probabilmente le esecuzioni stesse.

La sensualità, dunque, l’ossessione erotica, l’estetica forse anche un po’ misogena, sono tutte energie accolte nella concezione originaria e messe in azione nella musica da Ravel, dunque da uno degli artisti del Novecento più raffinati, sapienti. È bene ormai, perciò, che prima del significato celato e sinistro, si gusti di questa musica la magnifica forma sonora.

Fonte: kleidung.merseburg.ru

Fonte: kleidung.merseburg.ru

Notoriamente mancando le fonti, si procede per interpretazioni. Il Bolero è stato pertanto rappresentato tante volte in numerosi modi diversi,  primo fra tutti così: sconvolgente nella sua semplicità, in quelle battute ripetute ossessivamente, evocanti atmosfere spagnoleggianti con l’aggiunta di una sezione alla volta, finché l’intera orchestra è coinvolta nell’espressione dell’arte.

Immaginate una coppia, occhi negli occhi in una danza che è espressione di pura sensualità. Forse si conoscono o forse no, ma entrambi, sia l’uomo che la donna, adesso danzano come se quei movimenti lenti siano prerogativa di quello che inevitabilmente dopo accadrà. Iniziano piano, sfiorandosi, studiandosi, aspettando le mosse dell’altro, poi il ritmo ha il sopravvento e avvinghiati vanno in sincrono fino all’esplosione del parossismo finale. Questa è la versione più diffusa.

La mia interpretazione, libera e scevra da qualsiasi influenza, è che il Bolero sia come una metafora della vita, nella quale spesso si è travolti da un vortice di cose da fare con un ritmo incalzante e crescente. Improvvisamente però arriva la liberazione che placa tutto. La liberazione può essere l’autocoscienza di aver esagerato, può essere un incontro che ti illumina, può essere la morte. Non c’è dubbio che se questa musica in pochi anni si è diffusa in tutto il mondo ed è conosciuta e amata molto di più di brani famosi, vuole dire che c’è un mistero che probabilmente sottende al mistero della vita.


About

Classe 1955, è un ingegnere dei trasporti laureato nel 1980 e ha sempre lavorato nel settore. Dirigente Generale dello Stato dal 1998, ha ricoperto vari incarichi di alto prestigio: direttore generale del Trasporto Pubblico Locale, Capo Dipartimento del trasporto aereo e marittimo, Presidente al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Commissario Straordinario di governo presso la Presidenza del Consiglio, Direttore dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza delle Ferrovie. Appassionato del suo mestiere e di tutto quello che fa cultura, ha avuto tante esperienze anche nel campo della pianificazione territoriale e dei trasporti, negli aspetti gestionali ed economico-finanziari, nei rapporti con la Comunità Europea. Professore a contratto presso l’Università di Roma La Sapienza in corsi e master di Trasporti. BLOGGER DI WILD ITALY


'Il Bolero: perfezione, originalità e popolarità' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares