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Il caso Nsa: l’Italia come un protettorato straniero

C’è qualcosa di preoccupante nel sapere che, nel 2011, il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, è stato intercettato dalla NSA, la National Security Agency statunitense. L’inquietudine tuttavia non è provocata dal fatto in sé, comunque gravissimo, quanto dall’assenza di novità. Le rivelazioni di Wikileaks infatti confermano solo con nuove prove che l’Italia è a tutti gli effetti solo un protettorato, uno Stato a sovranità limitata da altri Paesi. Senza andare troppo indietro nel tempo e scomodare altri illustri precedenti d’oltreoceano (come l’impunità garantita a chi, nel 2005, durante la liberazione in Iraq della giornalista Giuliana Sgrena, uccise Nicola Calipari, o quella dei piloti dell’aereo che nel 1998 tranciò i cavi della funivia del Cermis), basta unire le notizia ad altri due fatti della settimana.

IL PROSSIMO INTERVENTO IN LIBIA.

Fonte: milanopost.info

Fonte: milanopost.info

Il primo riguarda la situazione libica. Lunedì abbiamo appreso che l’Italia, dopo diverse richieste, ha offerto la base di Sigonella, in Sicilia (sì, sempre quella), come appoggio per la partenza di droni armati statunitensi che operino nell’area. Non per questo muoveremo nuovamente guerra contro l’avamposto dell’Isis che ci è più vicino, ci hanno spiegato: la concessione è arrivata solo dopo la rassicurazione sull’utilizzo esclusivamente difensivo dei velivoli. Peccato però che mercoledì si è saputo che la Francia di Hollande ha già iniziato, da sola, i suoi attacchi; peccato inoltre che giovedì il nostro Consiglio supremo di difesa abbia dato il via libera a «una eventuale missione militare» italiana.

Sì, sulla carta il nostro esercito interverrebbe solo per supportare il governo libico e solo dopo una sua esplicita richiesta; tuttavia quel déjà-vu riconducibile alla situazione del 2011, quando gli Stati della coalizione occidentale cominciarono ad attaccare singolarmente Gheddafi chiamando poi alle armi anche l’Italia, pare indicare chiaramente quello che ci aspetta: la nostra nuova sottomissione ai desiderata altrui e l’ingresso in una nuova guerra alle porte di casa nostra e dall’esito incerto (soprattutto nel lungo periodo), e ciò nonostante la proclamata contrarietà del governo.

L’ULTIMO ATTO DEL «CASO ABU OMAR».

La conferma è data dalla seconda notizia: l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per aver violato, in un colpo solo, il divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti, il diritto alla libertà e alla sicurezza dell’individuo, quello al rispetto della vita privata e famigliare e quello a un ricorso effettivo davanti a un’autorità nazionale per chi ha subito violazione dei diritti sanciti dalla Convenzione europea. Perché lo ha fatto?

Fonte: lettera43.it

Abu Omar. Fonte: lettera43.it

Per esaudire la volontà degli Stati uniti, i cui servizi segreti, in collaborazione con quelli italiani, nel 2003 sequestrarono Abu Omar e lo portarono in Egitto, dove fu torturato.

Nel corso delle indagini sull’affiliazione dell’ex imam di Milano al terrorismo internazionale (culminate lo scorso anno in una condanna definitiva a sei anni di carcere), la magistratura milanese cercò di perseguire anche l’operato degli agenti speciali italiani e americani per l’episodio del sequestro, ma si scontrò con i governi Berlusconi, Prodi, Monti e Letta, che dal 2003 al 2013 opposero più volte il segreto di Stato all’inchiesta. Secondo la sentenza di Strasburgo, lo fecero per garantire l’impunità dei colpevoli. A questo proposito i giudici europei all’unanimità hanno ricordato anche le mancate richieste di estradizione dei responsabili stranieri e le grazie concesse da Napolitano e da Mattarella a tre dei pochi statunitensi che comunque si sono potuti condannare, Joseph Romano, Betnie Medero e Robert Seldon Lady. Al di là del risarcimento che l’Italia, stando alla sentenza, deve ad Abu Omar e alla moglie (di appena 85mila euro), conta l’ennesima figuraccia internazionale, fatta solo per soddisfare i voleri statunitensi. E ciò, è bene ribadirlo, nonostante l’impegno profuso dalla stessa magistratura italiana, che già prima della cooperazione tra i nostri servizi segreti e quelli americani si era attivata per fermare la minaccia terroristica.

P.S. LA NSA E LA BUFALA DEL «COMPLOTTO» CONTRO BERLUSCONI.

Inserita in questo quadro, la gravità delle intercettazioni delle conversazioni di Berlusconi da parte della NSA dovrebbe andare oltre il solito teatrino della politica: è incredibile approfittare della notizia per tirare nuovamente in ballo un «complotto» contro l’esecutivo dell’epoca. Il teorema infatti potrà risultare effettivamente credibile solo quando Berlusconi risponderà convincentemente a tre domande: 1) perché, il 12 novembre 2011, si è dimesso senza denunciare immediatamente le ingerenze internazionali? 2) perché poi ha sostenuto per un anno intero il governo Monti senza battere ciglio su nulla? 3) perché, infine, dopo avergli tolto la fiducia nel dicembre del 2012, ha proposto allo stesso Monti di diventare il leader del centrodestra alle successive elezioni?

Fino a quando queste risposte latiteranno, le innegabili pressioni estere e il dossieraggio della NSA dimostreranno soltanto la totale subalternità della nostra classe politica di fronte alle prevaricazioni di altri Stati: nulla a che vedere con la difesa della democrazia che i partiti si attribuiscono e che, al contrario, non solo non attuano, ma addirittura sabotano.

 

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About

Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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