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Il caso Spotlight, Tom McCarthy e la necessità del giornalismo d’inchiesta

Dopo la presentazione fuori concorso alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia e forte soprattutto delle sei candidature ai prossimi Academy Awards (tra cui quelle per il Miglior film e la Miglior regia), si prepara ad arrivare nelle sale italiane Il caso Spotlight, che promette di scatenare importanti discussioni in un Paese di cultura cattolica come il nostro. Per chi ancora non conoscesse il tema del film diretto da Tom McCarthy (L’ospite inatteso), da lui anche co-sceneggiato insieme a Josh Singer, siamo infatti di fronte alla trasposizione cinematografica di una delle inchieste più sconvolgenti nella storia del giornalismo.

 

Nei meandri dell’orrore.

Il caso spotlightNei primi anni 2000, un team di giornalisti (denominato Spotlight) del Boston Globe, partendo da una notizia di cronaca di un prete locale accusato di aver perpetuato numerosi abusi sessuali nel corso di 30 anni, ha cominciato a indagare e a scavare nella vicenda. Tra omertà, domande scomode e la voglia di penetrare oltre la superficie nonostante i rischi assunti nell’andare contro l’istituzione della Chiesa Cattolica, il team Spotlight è infine giunto alla verità, destando un incredibile clamore. È infatti emerso che dietro una “singola mela marcia” si districava invece una vera e propria rete di abusi sessuali commessi su minori da più di 70 sacerdoti locali. Uno scandalo per anni coperto dai vertici della Chiesa americana nei modi più disparati, con rivelazioni che hanno poi travalicato i confini nazionali, costringendo infine alle dimissioni l’arcivescovo di Boston Bernard Law. Un’inchiesta talmente potente, ben documentata ed eclatante, che ha valso al team Spotlight il premio Pulitzer nel 2003.

Indagare la verità.

Il caso Spotlight ha una doppia, importante funzione. Raccontarci i risultati sconvolgenti di un’indagine altamente difficile e per questo ancora più fondamentale, e ricordare il valore imprescindibile di quel necessario giornalismo d’inchiesta che sembra stia un po’ per volta scomparendo, fatto di documentazione, ricerca, interrogativi infiniti, coraggio, rischi, verità. Tom McCarthy scrive e dirige con rigore e precisione quasi matematica, esponendo in maniera didascalica le diverse tappe del caso Spotlight ed evidenziando con chiarezza – alternando pudore e brutalità – come da cosa si sia giunti a cosa, incastrando un tassello dopo l’altro di un più grande, orribile puzzle, e aiutando di conseguenza a capire come sia stato possibile che un silenzio così pesante si protraesse tanto a lungo.

A differenza di un film come Truth, in cui il confine tra verità e menzogna sui risultati di un’indagine giornalistica si fa labile, ne Il caso Spotlight non c’è dubbio né ombra, e per questo il peso dei fatti si fa ancora più opprimente. Un racconto classico che ricorda i vecchi film legati a casi giornalistici quello che ci presenta Tom McCarthy – per quanto “classici” non siano certo gli eventi raccontati – ben ritmato e capace di generare una crescente pesante suspense, che trova la sua trascinante forza non Il caso spotlightsolo nella storia reale, ma anche nella bravura del cast al completo.

Dal neodirettore Marty Baron di Liev Schreiber, al caporedattore del team Spotlight Walter “Robby” Robinson di Michael Keaton. Dai cronisti Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Michael Rezendes (Mark Ruffalo) allo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll (Brin d’Arcy James), fino all’avvocato delle vittime di Stanley Tucci. Tutti gli interpreti riescono a dare spessore e autenticità a un gruppo di giornalisti che sentono di avere una vera e propria missione, quella di porsi delle domande prima, e di informare nel modo più preciso e approfondito possibile poi, cercando di diradare un insabbiamento sistematico arrivandone al terribile cuore celato. Tom McCarthy evita tuttavia derive encomiastiche, nessuno di loro viene infatti tratteggiato come un eroe: siamo invece di fronte a un prezioso manipolo di professionisti che non hanno mai perso di vista i doveri del proprio mestiere.
Il caso Spotlight è uno di quei film che pur non avendo nulla a che fare col genere horror fa davvero paura, e che pure è necessario guardare, per aprire gli occhi, in tante direzioni.

Il caso Spotlight sarà nei cinema dal 18 febbraio con Bim Distribuzione. Il 9 febbraio uscirà invece in libreria il libro che ha ispirato il film, Tradimento di Boston Globe Staff (Piemme Edizioni).

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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