Il Cip6 e il conto infinito in bolletta

Pagando la bolletta della luce si sostiene anche un’azienda che brucia residui derivanti dalla lavorazione del petrolio. Possibile?

Partiamo dall’inizio.

IL CIP6.

Il Cip6 ha radici non proprio recenti. Nel 1992, infatti, venne introdotto con una delibera del Comitato interministeriale dei prezzi, adottata il 29 aprile 1992 a seguito della legge n. 9 del 1991, nella quale si stabilivano i prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate”.

Marco Cobianchi, giornalista di Panorama e autore di Mani Bucate

Marco Cobianchi, giornalista di Panorama e autore di Mani Bucate

«Assimilata a che cosa? – si chiede il giornalista Marco Cobianchi nel suo libro Mani Bucate, uscito nel 2011 – A niente. Quella definizione è stata inserita all’ultimo momento da Guido Bodrato, ministro dell’Industria dell’ultimo governo Andreotti, nel provvedimento che diede vita al Cip6».

«Grazie a quella parolina – continua Cobianchi – gli italiani pagano i petrolieri italiani che producono energia bruciando i residui della lavorazione del petrolio e ricevono lo stesso tipo di incentivi garantiti a chi attinge da fonti veramente rinnovabili […] a questo meccanismo, per esempio, è stata delegata la soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli e in Sicilia. I termovalorizzatori eventualmente costruiti potranno infatti accedere ai benefici del Cip6 a prescindere da cosa bruceranno».

Ma come funziona concretamente il tutto?

Nella bolletta dell’energia elettrica, alla voce “oneri generali di sistema”, viene compresa una componente che si chiama “A3” che corrisponde proprio al Cip6.

Il provvedimento prevede in sostanza che chi produce energia elettrica da – come riportato sopra – fonti rinnovabili e assimilate ha diritto a rivenderla al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) a un prezzo maggiorato rispetto a quello del mercato.

Questo incentivo viene tenuto in piedi proprio grazie a un sovrapprezzo del 6-7% nella bolletta che arriva a casa ad ogni italiano. Il valore del Cip6 subisce un aggiornamento ogni tre mesi, con valori che vengono pubblicati sul sito del Gestore dei servizi dell’energia.

LE AZIENDE. 

Tra le aziende coinvolte nella produzione di fonti rinnovabili o assimilate c’è la Saras della famiglia Moratti che, come abbiamo già accennato, si occupa di lavorazione del petrolio. «Oltre alla Saras, ho trovato – ci racconta sempre Marco Cobianchi in un’intervista rilasciata a Wild Italy quando uscì Mani Bucate – l’Enel Green Power, c’è Sorgenia del gruppo De Benedetti, ci sono imprese del Nord che producono energia attraverso impianti idroelettrici ed infine c’è l’eolico che viene prodotto al Sud».

Fonte: sostariffe.it

Fonte: sostariffe.it

COSTI E BENEFICI.

«Sotto questo schema di incentivazione – scrive la Federazione dei Verdi in un dossier – le tecnologie per lo sfruttamento delle FER (forme di energia rinnovabile) hanno avuto notevole sviluppo in Italia negli ultimi 10–15 anni (in particolare per quel che riguarda la produzione di energia da sorgente eolica e da biomassa). Il CIP 6/92 ha infatti creato opportunità di investimento per un volume superiore a 10 miliardi di euro, promuovendo circa 6,5 GW di nuova capacità nominale. L’efficacia del programma è dimostrata inoltre dalla nascita dei primi produttori indipendenti di energia. Per contro, si calcola che il costo del programma nel periodo 1992–2012 sia pari a circa 13 miliardi di euro (tenendo conto solo della componente d’incentivo attribuita agli impianti rinnovabili). Questo programma ha rappresentato dunque un carico molto oneroso per i consumatori, sia in termini economici che temporali».

«Un’altra criticità – si legge ancora – è legata all’incentivazione di impianti a fonte assimilata […] di fatto, una quota superiore al 70% dei contributi è stata indirizzata a questo tipo di impianti, anziché a quelli a fonte rinnovabile, favorendo notevolmente i grandi gruppi elettrici ed industriali nazionali»

«Complessivamente – sottolinea Legambiente – agli impianti per fonti fossili, dal 2001 al 2013 sono stati regalati oltre 42,3 miliardi di euro». Le voci analizzate dall’associazione ambientalista sono «al netto delle centrali da fossili, escludono dunque i termovalorizzatori che beneficiano sempre del CIP6, ma che sono contabilizzati all’interno della voce “Fonti Rinnovabili”».

LA SITUAZIONE OGGI. 

Oggi il Cip6 non esiste più perché è stato abolito con una Legge Finanziaria del 2008, destinandolo solo ad impianti (centrali termoelettriche, produzione di gas e carbone da residui di raffineria, termovalizzatori connessi agli inceneritori di rifiuti) realizzati e operativi. Non vengono inclusi quelli già autorizzati ma in costruzione o non ancora costruiti. I nuovi inceneritori, quindi, tra cui quello campano di Acerra, non avrebbero potuto contare su questo aiuto statale. Il governo ci pone rimedio. 

combustibili_fossili

Fonte: greenstyle.it

«L’incentivo per le rinnovabili – riportano ancora i Verdi in un comunicato di quegli anni – concesso in Italia anche agli impianti di incenerimento dei rifiuti, aboliti dalla finanziaria grazie al lavoro dei Verdi, rientra dalla finestra grazie a un’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri. Palazzo Chigi ha infatti concesso una deroga per gli impianti campani, uno in fase di ultimazione ad Acerra, e gli altri due previsti a Santa Maria La Fossa e a Salerno».

Dal 2007/2008 ad oggi la situazione non è molto cambiata. «Nonostante sia vietato – avverte Legambiente – per nuovi impianti l’accesso a tale incentivo, secondo i dati del GSE, nel 2013 il sussidio alle centrali fossili è stato pari a 2.099 milioni di euro».

La domanda a questo punto sorgerebbe spontanea: si continuerà ad avere una bolletta pesante a causa di questi costi o potrà alleggerirsi?

«Quattro miliardi e 880 milioni di euro». Nonostante comunque l’abolizione di questo incentivo, Luciana Grosso – dalle colonne del settimanale l’Espresso – scrive che questa cifra «è quanto gli italiani verseranno fino al 2021 in bolletta per sostenere i Cip6 […] Secondo i dati del Gestore energetico, la voce è costata, solo dal 2001 al 2013, oltre 58 miliardi: di questi, due terzi sono andati alle assimilate».

I 4 miliardi dovranno essere versati per saldare delle convenzioni ancora in essere. La storia, dunque, non finirà molto presto.

(Fonte dell’immagine di copertina: www.greenstyle.it)

 

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About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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