Il clima in Europa e in Italia alla vigilia della Grande Guerra

Alla fine del 1800 si era diffusa la convinzione che la guerra potesse essere un ricordo dei tempi passati. Per dirla con le parole del positivista Herbert Spencer, che “avesse dato tutto ciò che poteva dare”. Le imprese coloniali dei Paesi europei, che li aveva portati a spartirsi il mondo, allontanando i tradizionali motivi di contrasto; il capitalismo che pareva garantire uno sviluppo senza troppe scosse; le prime conquiste sociali e politiche delle classi lavoratrici. Tutto ciò alimentava la speranza, quasi la certezza, che i conflitti armati fossero ormai inutili, o quantomeno facilmente gestibili. Certo l’Europa, che evidentemente si sentiva (in effetti lo era) padrona del mondo, non riteneva degne di nota le guerre di conquista che per forza doveva ingaggiare in altre zone della Terra che non fossero il proprio territorio. L’ottimismo, quindi, riguardava esclusivamente il vecchio continente, ma era questo che solo contava. E non si pensava neppure che i ceti più sacrificati e ancora lontani dalle conquiste liberali, ad esempio quello contadino, potessero causare serie agitazioni sociali.

L’illusione durò però poco. La stessa scienza mise in crisi alcune certezze, e le nuove correnti di pensiero tornarono a pensare allo sviluppo umano come a una contrapposizione di forze contrastanti, anziché come a un percorso lineare. L’emergente, forte potere economico industriale si legò al potere politico, innescando elementi di conflitto che andarono a innestarsi su vecchie rivalità nazionali, da cui l’esplosione dei nazionalismi. La novità dei quali stava nella loro pretesa di darsi una motivazione scientifica, per cui si applicarono alla storia dei popoli, impropriamente e con estrema semplificazione, le teorie sull’evoluzione della specie, giustificando di fatto i popoli più “evoluti” nella loro opera di oppressione di quelli “inferiori”. Non è certo un caso che fosse di questi anni il culto della vitalità e del superuomo.

Ogni nazionalismo assunse fisionomie proprie in ogni Paese. Per quanto riguarda l’Italia, esso risentì non poco del complesso d’inferiorità politica e militare in cui le sconfitte della Terza Guerra d’Indipendenza e di Adua avevano gettato la nazione, il cui riscatto poteva trovarsi solo in battaglia. Fu all’inizio un nazionalismo prevalentemente letterario, di cui furono vati D’Annunzio e i futuristi Papini e Marinetti, e che trovò proseliti in quel ceto medio che non si riconosceva nel riformismo giolittiano. Era chiaramente antidemocratico e antisocialista, sosteneva che i conflitti sociali dovessero essere risolti all’interno della nazione, e intendeva sostituire alla lotta fra le classi la lotta fra le nazioni plutocratiche e quelle proletarie, a cui apparteneva l’Italia, depauperata com’era dal fortissimo flusso migratorio. Naturale conseguenza di una tale visione era la guerra, che diventava quasi un dovere morale.

E la guerra non tardò ad arrivare, anche se l’Italia, vedremo, non si porrà al fianco di Germania e Austria, cui la univa la Triplice Alleanza stipulata nel 1882, ma al fianco dei Paesi della Triplice Intesa: Gran Bretagna, Francia e Russia.

STEFANIA



'Il clima in Europa e in Italia alla vigilia della Grande Guerra' have 1 comment

  1. 25 giugno 2011 @ 1:12 am Gianluca

    Devo dire che quest’affermazione di Schopenhauer mi lascia perplesso…utilizzare un legame emotivo come quello che può scaturire dal fascino della bandiera è uno strumento che serve alle masse per focalizzarsi su qualcosa che alla lunga, serve farà il bene di ognuno di noi. Porto l’esempio di una struttura pubblica fra le più banali, le poste. Se ognuno vedesse con serietà il proprio paese, prendesse un offesa o un inefficienza di esso come un fatto personale, avremmo un senso di responsabilità e quindi di cura differente nei riguardi di ciò che ci circonda, quindi alla lunga, semplificandoci la vita. Ovviamente l’ideale sarebbe ampliare questo alla globalità, ma per convenzione è stato scelto di suddividere il mondo in continenti, nazioni, regioni, eccetera, in quando più facile da amministrare. Certo, si può pensare che un legame emotivo (fra l’altro colmato da pubblicità, media e icone altamente dannose) sia irrispettoso nei confronti dell’uguaglianza, trattare le persone come bambini..sicuramente è più rispettoso dare alle persone la possibilità di capire ed essere razionali nelle proprie scelte..credo che, come diceva un celebre film “sarebbe come chiedere ad un orso di cagare nella tazza del cesso”. Sarebbe come vincere un incontro di boxe senza tirare un pugno aspettando che l’altro sia così stanco da andare al tappeto da solo..sarebbe bellissimo, nessuno si fa male e passi alla storia, il massimo risultato con il minor dispendio di energia..ma c’è una probabilità su un miliardo che questo accada…io non ci punterei. Tornando a Schopenhauer bé..c’è altro nella vita..si per te! Ma non esisti solo tu..io non ho scritto libri, non sono un grande pensatore..ma tu sei stato l’aereodinamica di una macchina dove al di sotto le povere ruote si consumavano sull’asfalto per farti svolgere il tuo ruolo di intellettuale..non avere una nazione e non riconoscerla come tale, con le proprie caratteristiche e i propri colori, è come non riconoscere la propria abitazione, con la propria struttura e il proprio nome sul campanello, cosa indispensabile nel quotidiano..in Cina possiamo trovare generalmente 3 correnti religiose diverse, che guarda caso si integrano perfettamente. La prima è il buddismo, che si occupa del rapporto fra l’uomo e la morte. La seconda è il taoismo, che si occupa dell’armonia con se stessi, la propria intimità e salute. La terza è il confucianesimo. L’etica confuciana si occupa del rapporto fra gli individui, della società, della politica, del paese, l’identità culturale, dell’importanza della tradizione. Quindi prima di sputare sulla nostra bandiera e sulla nostra umile e sofferente nazione, mi preoccuperei di farla riemergere e farla esprimere al meglio per garantire a ciò che rimarrà della nostra individualità, cioè i nostri figli o chiunque porti con se un nostro insegnamento come qualcosa di prezioso nel suo piccolo per le generazioni future e l’umanità, un luogo dignitoso dove vivere, portare avanti il compito di conservare, elevare e arricchire la propria cultura, occuparsi del suo benessere fisico e psichico e cercare di attenuare il terrore della morte. Un evoluzione passo dopo passo. Diamo alla nostra Italia e lei ci ripagherà, ripuliamola, rendiamola funzionale adoperiamoci per il bene nostro e del nostro paese..Per pensare alla realtà, all’esistenza, ai massimi sistemi basta una percentuale del nostro tempo, esattamente la stessa che serve ad occuparci di un buono stato di salute, ma è ora di fare si che questi magnaccia del nostro lavoro ci lascino lavorare per noi, per il paese non per il loro bizzarri giochi di potere.


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