Il dilemma dell’Articolo 18: sì o no? (VIDEO)

 

Il dibattito sull’articolo 18 si sta facendo sempre più serrato. C’è chi è pro e c’è chi è contro.

Intanto vediamo di cosa si tratta prendendo il testo dell’Articolo 18, appunto, dello Statuto dei Lavoratori, che dice

“Ferme restando l’esperibilità delle procedure previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo , ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di 15 prestatori di lavoro o più di 5 se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresí ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro.

Uno dei punti cardini sta esattamente nelle prime righe, in cui si parla di giudici. Sono infatti loro a dover decidere, una volta presentato il ricorso da parte del lavoratore che ritiene di essere stato licenziato senza una buona motivazione da un’azienda con più di 15 dipendenti, se il suddetto deve essere reintegrato o meno, e quindi se la motivazione è giusta o no. Quindi, in questo caso è una tutela del lavoratore. C’è però il problema che, secondo l’Istat, il 44,8% delle richieste vengono rigettate. E nel caso di un rigetto, il lavoratore, che diventa cos’ disoccupato, NON ha diritto ad alcuna tutela.
C’è anche, ovviamente, un problema di intasamento dei procedimenti civili. Gli ultimi dati, risalenti al 2006, ci dicono che allora erano pendenti ben 8651 controversie legate all’Articolo 18. C’è però da dire che la macchina del tribunale del Lavoro è più veloce di quello penale e civile. Secondo i dati ISTAT del 2007, la media di durata per un processo di lavoro è di 949 giorni.

L’Articolo 18 è un unicum, nel senso che è presente solo in Italia. Lo ha detto anche Marchionne, quasi a voler intendere che sia IL problema cardine per fare impresa nel Belpaese. È però doveroso informare l’amministratore delegato della Fiat che I problemi veri per fare impresa sono, sicuramente, altri: una burocrazia infinita, una pressione fiscale unica in Europa, la presenza della Criminalità Organizzata che sottomette le piccole-medie imprese ai loro voleri se no ti ammazza, la corruzione, la scarsa credibilità di cui ci siamo fregiati, l’incapacità di cambiare le cose che vanno male, una giustizia bloccata, insomma, cose più serie del non poter Licenziare qualche fannullone (che esistono, sia ben chiaro!).

Secondo uno studio della CGIA di Mestre, le imprese che sono interessate all’Articolo 18 sono una parte irrisoria, ovvero il 3% del totale. Il problema, però, è non farsi ingannare da questo numero. Sempre la CGIA infatti ci spiega che se è vero che su 5.250.000 imprese, solo 156.500 hanno più di 15 dipendenti, il numero di lavoratori che godono di questa protezione sono ben il 65,5% del totale. Su 12 milioni di dipendenti, 7.800.000 lavorano in imprese con più di 15 addetti.

Uno degli aspetti che può sembrare iniquo, e in un certo senso lo è, è il dualismo di regolamentazione che crea forti differenze fra chi è tutelato e chi no. Secondo lavoce.info infatti, i costi di efficenza dell’Articolo 18 sono sopportati in gran parte da chi non ne ha diritto, sui quali si scarica la domanda di flessibilità delle imprese.
Questo però, possiamo considerarlo uno scambio di diritti e doveri: io pago per avere il diritto ad essere tutelato quando avrò il posto fisso……. lo avrò?

Come vedete, il tema dell’articolo 18 è molto spinoso. È un gioco di tiro alla corda in cui non ci sono ne vincitori e ne vinti. Tanto più, però, è forse doveroso e necessario intervenire, prima, su altri temi, alcuni già citati, altri potrebbero essere quella di rivedere e aggiustare il sistema degli ammortizzatori sociali e sulla gestione della “mobilità” interna.


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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