Il disastro della Bp nel golfo del Messico: quali conseguenze?

Il direttore della Bp, Tony Hayward

Il direttore della Bp, Tony Hayward

Forse non ci stiamo rendendo conto di ciò che da settimane sta accadendo negli Stati Uniti, a largo delle coste della Louisiana. Riassumiamo i fatti: circa due mesi fa, precisamente il 20 di Aprile, mentre la trivella della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon stava completando un pozzo di petrolio, un’esplosione sulla piattaforma ha provocato un grande incendio, causando sul momento la morte di 11 lavoratori ed il ferimento di altri 17.

In seguito la piattaforma si è inabissata e dal pozzo è iniziata una fuoriuscita inarrestabile di petrolio greggio, che dura ancora oggi, nonostante i tentativi da parte dell’azienda di arginare la falla. Ovviamente l’avvenimento ha richiamato l’attenzione di tutto il mondo, a cominciare dal presidente statunitense Obama, con un afflusso di tecnici ed ingenieri da tutto il globo, con risultati finora decisamente scarsi. L’amministratore delegato della Bp, Tony Hayward, ha sin da subito assicurato il massimo degli sforzi da parte dell’azienda, e vorrei vedere: si tratta infatti della più grande catastrofe ecologica della storia degli USA ed una delle peggiori in tutto il mondo.

Lo stesso Hayward ha però sottolineato l’elevata perdita economica che l’azienda ha subito e subirà per colpa di questo incidente. Francamente pare un po’ anacronistico che un colosso che fattura ogni anno oltre 300 miliardi di dollari si lamenti di una spesa di 1 o 2 miliardi per ovviare ad un disastro senza precedenti da essa provocato. Il danno è infatti incalcolabile: esso comporta l’alterazione di un intero ecosistema, quello del golfo del Messico. Le prime specie animali vittime del disastro sono state quelle di dimensioni più piccole e alla base della catena alimentare, come ad esempio il plancton, hanno seguito poi via via quelle maggiori, colpite sia direttamente che indirettamente. Tra gli esemplari coinvolti: numerose specie di pesci, tartarughe marine, squali, delfini e capodogli, tonni, granchi e gamberi, ostriche, varie specie di uccelli delle rive, molte specie di uccelli migratori, pellicani. Tutto questo comporterà un netto sfasamento della catena alimentare del luogo, che rischia di allargarsi ad altre zone a causa dei continui flussi migratori di pesci e uccelli. Ma soprattutto, tralasciando il gravissimo danno a tutte le economie mondiali, il disastro diverrà nel medio termine una mannaia sulle popolazioni locali.

Secondo diversi studi medici e scientifici, l’emissione di una tale quantità di greggio nell’ambiente provocherà il progressivo aumento di malattie cardio-respiratorie, patologie della pelle, oltre ad una maggiore incidenza di tumori sulle persone più vicine al luogo della fuoriuscita. Questi aspetti sono decisamente preoccupanti e la speranza di tutti è che le previsioni siano oltremodo pessimiste, altrimenti la proporzione del danno sarebbe a livelli preoccupanti. Ora assistiamo ad un quotidiano ping-pong di responsabilità tra la Bp e le altre aziende di ingegneria sottomarina, mentre la falla è ancora aperta e continua ad inquinare in maniera quasi irreversibile l’eco sistema. Prima di valutare le responsabilità, l’obiettivo adesso è limitare al minimo gli effetti di questa tragedia quindi: Bp, Obama, esperti ed ingegneri, sbrigatevi!

TOMMASO BUZZELLI



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