Il disgelo

Arriva la Primavera, le giornate si allungano e si fanno più belle, la gente sfodera gli occhiali da sole e le giacchette leggere, la natura fiorisce e gli animali cominciano a danzare per contendersi la femmina più bella. La Primavera è la stagione che ricorda al mondo di come dopo la tempesta, il freddo e il gelido letargo dell’Inverno , possa rinascere la vita e la natura sia in grado di tornare al suo primo splendore. Non è solo la natura a godere della Primavera, anche l’uomo, con il suo ciclo di nascita, crescita e morte, vive una fase di Primavera quando dalla turbolenta adolescenza arriva all’adulta maturità. E anche la politica, con tutti i suoi cambiamenti e svolte repentine, può avere un suo inverno e una sua primavera.

L’inverno della politica si ha quando le istituzioni e la rappresentanza politica diventano immagini immobili e autoreferenziali, quando l’interesse della società passa in secondo piano e quando il lassismo del potere si manifesta in un onanismo perverso e per molti aspetti dannoso. Il problema dell’inverno politico è che non è freddo, non porta ghiaccio e tempesta, al contrario si pone in disparte e in silenzio addormenta tutto. Un inverno contenitivo che non progredisce ma non regredisce, rimane statico, immobile e conservativo. Questi ultimi vent’anni di politica italiana sono stati un Inverno.

C’è sempre stata costante un’illusione di progresso, di cambiamento, ma in realtà tutto è rimasto immobile, tale e quale alla fine degli anni ’80 con il boom economico e la società dei consumi. L’Italia ha trovato nel berlusconismo l’oasi di accidia in cui sguazzare con la convinzione che l’apice del progresso e del benessere umano fosse stato raggiunto, che dalla vetta della montagna in cui ci si trovava non si potesse più scendere, forse solo salire ancora più in alto, seguendo percorsi artificiali e tecnologici. Ma parafrasando la tagline di un noto telefilm “L’inverno sta passando”.

Non possiamo certo dire che questa sia la Primavera della politica italiana, che il governo Monti rappresenti la rinascita di un’intera società che imparando dai propri errori si rimette in carreggiata e continua a gareggiare con le altre realtà che occupano il mondo nella corsa continua che ci ostiniamo a chiamare progresso. Monti e il suo governo possono essere considerati come un disgelo in cui le piante si scrollano di dosso la neve e il ghiaccio, in cui i fiori esplodono di profumi e colori e gli animali si svegliano lentamente da un letargo troppo lungo e improduttivo. In questa fase di disgelo ci possiamo rendere conto di quanti e quanto gravi siano stati i danni del lassismo precedente.

Troppo si è detto e si continua a dire sulla situazione economica in cui l’Italia ha sguazzato. Il consumo e la creazione di ricchezza hanno illuso tutti quanti, hanno fatto credere che fosse possibile trasformare la realtà secondo i propri sogni e non viceversa. L’economia è stata dominata dalla creazione e dalla circolazione del denaro, dal consumo di beni e dalla produzione di beni che non avevano nessun collegamento con il progresso ma restavano saldamente ancorati all’effimero piacere di un momento.

Siamo stati cicale che, produttivi come formiche, hanno creato e consumato senza mettere niente da parte. Chi ancora adesso si trova a difendere a spada tratta l’operato dei governi “invernali” preme sulla crisi economica diffusa a livello globale, sull’impossibilità di un governo nazionale nel far fronte ad una recessione così diffusa. Hanno forse ragione, da un punto di vista piccolo e superficiale. Ma il degrado e l’incompetenza di politici che costantemente e con arroganza hanno sottovalutato i segnali di una crisi che nel resto del mondo hanno dato vita a grossi cambiamenti politici e sociali, sono state pugnalate nel corpo malato di un’Italia sempre a un passo fra la vita e la morte. E l’economia non è l’unico campo in cui i danni dell’Inverno vengono valutati nel disgelo.

Quanto può essere esemplare la situazione della diplomazia italiana? Nel giro di pochi giorni abbiamo avuto prova di quanto la credibilità del nostro paese sia stata ridotta quasi ad una filastrocca. Le notizie false ed estremamente confuse riguardo al sequestro e alla liberazione di Rossella Urru, la cooperante sarda da quasi 200 giorni nelle mani di gruppi militanti islamici del maghreb, sono rappresentazione della scarsa fiducia internazionale nei confronti del nostro corpo diplomatico, oltre che di lotte interne alla stessa diplomazia nostrana.

Il caso dei due marò italiani incarcerati dai tribunali indiani nonostante la richiesta del governo italiano di un giusto processo secondo le regole del diritto internazionale. Uno stato come l’India, che con i forti è sempre stata debole per un bisogno internazionale di mantenere buoni rapporti e concentrarsi sulla crescita interna, con l’Italia si sta comportando  a parti invertite, con il nostro “ricco” stato che cerca di porre delle questioni perlomeno per mantenere intatta la faccia, ma senza comunque ottenere alcun guadagno.

Ultimo, non in ordine di importanza ma di cronologia, il caso dell’ingegnere ucciso in Nigeria per uno sciagurato blitz delle forze britanniche. L’arroganza coloniale che la Gran Bretagna non ha mai perduto sta cominciando ad emergere anche nei confronti dell’Italia. Non sarebbe stato ammissibile, e per quanto mi riguarda non lo è ancora adesso, che una decisione di tale portata con delle conseguenze così gravi come quelle che ci sono state venisse presa in modo  unilaterale, da uno stato peraltro molto vicino come l’Inghilterra. E se l’atto è inconcepibile le giustificazioni della diplomazia britannica e del Primo Ministro  Cameron in persona sono addirittura offensive. “L’Italia è stata avvertita del blitz quando l’operazione era già iniziata, ma in ogni caso l’Italia sapeva che questo sarebbe potuto succedere”.

Siamo stati avvisati, come un suddito che viene informato di un possibile aumento delle tasse che scopre in busta paga una decurtazione già avvenuta di metà del suo stipendio. Siamo stati avvertiti, non consultati, mettendo più o meno in chiaro il fatto che il nostro parere sull’operazione sarebbe stato comunque ininfluente. Abbiamo perso in vent’anni la credibilità acquisita in più di un secolo e solo in questo momento di disgelo cominciamo ad accorgercene, o meglio, solo ora ci viene sbattuto in faccia.

Mi limito a questo, a considerare emblematica di un intero stato di cose la sola situazione della diplomazia. Non parlo del mondo del lavoro, dei lavoratori e dei diritti che vengono continuamente messi in discussione dopo anni in cui li si considerava privilegi dovuti. Con il governo Monti è arrivato il disgelo e gli italiani stanno scoprendo quanto male agli occhi possa fare la ritrovata luce del sole e quanto dura possa essere la globalizzazione. L’Italia sta arrivando alla Primavera, e da sotto la neve non fanno capolino fiori e profumi, ma fango, rovine, muffe e cadaveri mummificati.

 MARCELLO FADDA

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