Il Djokovic d’America è ancora imbattibile

Fantastica tripla doppia per Novak Djokovic. Il campione serbo, infatti, riesce per la terza volta in carriera (2011, 2014 e, appunto, 2015) a bissare il successo di Indian Wells con quello di Miami (nessuno come lui), aggiudicandosi così i primi due Masters 1000 della stagione. Bottino incrementato quindi; per Nole, quattro trionfi assoluti in California e cinque in Florida. Il cemento americano ha il suo Re e, ancora una volta, si chiama Djokovic.

Murray e Djokovic
Murray e Djokovic

UNITED STATES OF NOVAK.

Difficile trovare, dopo il mese americano, un avversario all’altezza del serbo. Il numero 1 al mondo, che guida il Ranking ATP con più di 4000 punti sulla concorrenza, ha iniziato il 2015 in linea con l’anno passato, dimostrando di poter ripetere la sua annata migliore, il 2011. Nelle ultime cinque stagioni nessuno, nel lungo periodo, è riuscito a competere con il serbo, tantomeno sul cemento, la superficie sulla quale Nole difficilmente sbaglia. E i 2000 punti in palio nei tornei americani non hanno fatto altro che aumentare il divario tra Djokovic e il resto della cavalleria. Per lui, quattro tornei disputati fin qui nel 2015: tre vinti (Australian Open, Indian Wells e Miami) e uno perso in finale (l’ATP 500 di Dubai). Un ruolino di marcia pauroso, come le lezioni inflitte negli ultimi atti a Federer, prima, e a Murray, poi, sul veloce statunitense.

Federer e Wawrinka
Federer e Wawrinka

SOTTO CON LA TERRA ROSSA.

Dopo il cemento americano si passa al lento europeo. La stagione arriva sulla terra rossa, una superficie molto cara ai mediterranei e in grado, tante volte, di ribaltare gerarchie pronosticate in base ai tornei d’oltreoceano. Il prossimo appuntamento di spessore sarà il Master di Monte Carlo, che aprirà la via per quello di Roma e, in seguito, per l’appuntamento più importante che coincide con il Roland Garros. A Monte Carlo il detentore è Stanislas Wawrinka, che, complice la sua annata migliore, nel 2014 trionfò in finale contro Roger Federer, bissando il successo degli Australian Open.

CHI SE NON LUI.

E’ scontato dire che, nonostante tutte le precauzioni del caso, l’uomo da battere rimane comunque Novak Djokovic, attualmente troppo forte e troppo in forma per poter temere la concorrenza anche su superfici più lente. Il primo nome che si fa quando si parla di terra rossa è senz’altro, però, Rafa Nadal. Il tennista spagnolo, che ha realizzato le sue fortune soprattutto sulla battuta, è un oggetto misterioso, sempre in procinto di declinare ma in grado comunque di rimanere a galla. Lontano dai fasti di qualche anno fa, il suo ultimo successo risale allo slam francese dello scorso anno. Probabilmente mira proprio a quelli, poiché difendere i punti di Parigi vorrebbe dire garantirsi ancora la fascia alta del tennis mondiale per un po’, anche se il suo gioco e la sua condizione, in questo momento, non sono degni di un’atleta del livello del maiorchino.

Nadal
Nadal

Altro mostro sacro che non muore mai è Roger Federer. Il campionissimo svizzero ha iniziato la stagione in modo discreto, perdendo malamente agli Australian Open (ricorderete l’impresa del nostro Andreas Seppi) ma trionfando a Dubai e arrivando in finale ad Indian Wells. Soprattutto è l’unico che, in questo 2015, è riuscito a battere Novak Djokovic, e di certo non è un’impresa da poco di questi tempi. Rientra tra i nomi papabili anche Andy Murray. Il britannico è sicuramente in fase crescente, poiché Indian Wells e, soprattutto, Miami gli hanno ridato la costanza e l’attitudine per giocare semifinali e finali, interrompendo la sua corsa solamente ai piedi di sua maestà Nole. Il grande limite di Murray è che sulla terra rossa non ha mai brillato e, con avversari così agguerriti, deve fare un vero e proprio salto di qualità repentino.

OUTSIDER? 

Il fatto che Novak Djokovic sia, quest’anno più che mai, il favorito anche per i tornei su terra trova conferme nelle tante difficoltà degli altri tennisti che non siano i BigFour. Wawrinka, dopo una prima parte di 2014 da urlo, non è riuscito più a ripetersi sul livello del suo exploit. Stesso discorso va fatto anche per altri TopTen come Berdych, Ferrer, Cilic, Tsonga e Nishikori e per giovani sempre in procinto di esplodere come Raonic e Dimitrov. Negli ultimi anni difficilmente si era vista una differenza così tra chi è là sopra, Djokovic in questo caso, e chi è costretto ad inseguire. Solamente il campo potrà smentire statistiche e sensazioni, le quali condannano anche gli italiani. Arduo pensare a Fognini, Seppi e Bolelli come possibili outsider. Tra questi, sicuramente il primo avrebbe delle buone possibilità per arrivare fino in fondo ma i tornei statunitensi ce lo hanno restituito, ancora una volta, poco affidabile e giù di morale. E’ vero che la terra rossa è il suo habitat, tutta un’altra storia rispetto al cemento, come ci dicono i suoi stessi risultati. Purtroppo, però, è decisamente fuori luogo sperare nei miracoli e già solamente vedere un segnale di ripresa, che può essere un buon piazzamento o delle prestazioni convincenti, sarebbe una spinta in più per Fognini che, nonostante tutto, rimane il nostro asso primario.

 

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Emanuele Di Baldo

Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia "Lettere Moderne" all'Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome "Sport 43". Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come "VelletriOggi", "Il Corriere Tuscolano" e "Il Caffè dei Castelli Romani", con articoli che variano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY

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