Il fattore D, ovvero: gli Stati generali del lavoro femminile

In questi ultimi giorni l’emergenza neve, le polemiche di Alemanno, Monti il posto fisso e l’art.18 a livello nazionale e le missive cubane, a livello locale e nazionale hanno catalizzato l’attenzione dei giornali e della rete. Ma nel frattempo è successo anche altro. A Roma, presso il parlamentino del CNEL si sono riuniti gli STATI GENERALI SUL LAVORO DELLE DONNE IN ITALIA.

Il dibattito si è sviluppato seguendo una traccia ben definita: Il mercato del lavoro in Italia ancora oggi è scenario di una doppia discriminazione che non più e non solo il fenomeno complesso e pervasivo come quello delle “dimissioni in bianco”, che colpisce soprattutto le lavoratrici, ma anche la discriminazione nella distribuzione del reddito, nell’accesso alle tutele, nella valorizzazione delle competenze.

Tra gli obiettivi esaminati, ci sono stati: l’avvio di una prassi innovativa che prevede il coinvolgimento delle istituzioni centrali e periferiche, le forze sociali, gli istituti di studio e ricerca sociale, le rappresentanze dell’associazionismo femminile per sottolineare la centralità della donna nella società contemporanea.

Lo scorso 7 febbraio, qualche giorno dopo la convention, una delegazione di donne promotrici dell’appello “188 donne per la legge 188” ha incontrato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero. Lo scopo dell’incontro, è stato quello di proporre il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco.

Le dimissioni in bianco, infatti, sono una piaga che interessa il mercato del lavoro nella sua totalità, tanto quanto trovare un lavoro stabile e riuscire a mantenerlo. Questo fenomeno, riguarda il 15% dei contratti a tempo indeterminato, una prassi illegale che riguarda per il 60% le donne, soprattutto al rientro dalla maternità e il 40% dei maschi. I motivi per cui si può essere dimissionati sono diversi, i più frequenti sono la nascita di un figlio, una malattia, l’età, i rapporti con il sindacato. Una gramigna cattiva di ogni interstizio produttivo. E accade un po’ ovunque. Accade nei cantieri, nei negozi, nelle botteghe artigiane, nelle imprese. Nelle aziende in crisi ma anche in quelle sane. Dove ci sono 10 dipendenti, ma anche 50. Al Sud e al Nord. Una vera e propria piaga sociale che queste donne hanno prospettato al ministro e a cui hanno chiesto di porre rimedio.

Oltre a questo problema però, dagli stati generali è emerso anche quanto la carenza di adeguati sistemi di welfare state non giovino ne all’occupazione femminile, ne all’intera economia.

Eppure negli ultimi 15 anni – secondo i dati del rapporto Isfol – la presenza delle donne sul mercato è aumentata in maniera rilevante, anche se la situazione è molto eterogenea da un punto di vista territoriale. Tale dato, si può riscontrare, allo stesso modo in contesti e regioni ad elevato tasso di occupazione (es: Emilia Romagna, Piemonte, Trentino ecc..) . Nonostante tutto ciò, sussiste – tuttavia – una distanza tra il mercato del lavoro maschile e quello femminile.

In questa prospettiva quale può essere il ruolo del fattore D?

TERESA RUSSO

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