Il Governo Renzi vuole smantellare il Corpo Forestale

Il 15 ottobre del 1882 è stato fondato, in Italia, il Corpo Forestale dello Stato. Nel corso degli anni, questa forza si è specializzata in molti campi, suddividendo il proprio lavoro in diversi dipartimenti:

  • Nucleo Agroalimentare Forestale;
  • Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale;
  • Nucleo investigativo Antincendi Boschivi;
  • Nucleo Operativo Antibracconaggio;
  • Nucleo Investigativo dei Reati in Danno agli Animali;
  • Nucleo Agroalimentare Forestale;
  • Nucleo di Controllo CITES;
  • Soccorso Alpino Forestale;
  • METEOMONT;
  • Servizio a Cavallo;
  • Servizio Cinofilo;
  • Servizio Nautico.

    Marianna Madia e Matteo Renzi. Fonte immagine: Formiche.net
    Marianna Madia e Matteo Renzi. Fonte immagine: Formiche.net

Recentemente il Governo Renzi, attraverso il disegno di legge Madia di riforma della Pubblica Amministrazione, ha manifestato la volontà di smantellare il Corpo e di riassorbire i circa 8mila agenti nella Polizia di Stato. Così facendo, le Forze dell’Ordine passerebbero da 5 a 4.

Il Ministro Madia però ci tiene a rassicurare tutti: «Anzitutto bisogna chiarire: assorbire il Corpo forestale dello Stato vuol dire razionalizzare la catena di comando, snellire la burocrazia e valorizzare meglio le professionalità. Non significa ridimensionare, né marginalizzare, né tantomeno ridurre i posti di lavoro o le funzioni, fondamentali, di tutela dell’ambiente e del territorio».

Ci crede poco Massimiliano Bernini, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione Agricoltura. Raggiunto dai nostri microfoni, l’onorevole si lancia in un ragionamento: «La Polizia di Stato è sotto organico di 23mila agenti: secondo te gli agenti della Forestale che dovessero in qualche modo entrare nella Polizia, riuscirebbero a continuare il loro lavoro – per esempio la tutela delle 130 riserve naturalistiche dello Stato – o verrebbero utilizzati per tappare le falle?»

Bernini, inoltre, esprime molti dubbi sulla riforma proposta dall’Esecutivo. In primis, perché: «Il Movimento si trova a fare, in questa fase, quello che dovrebbe fare Renzi con i suoi ministri, cioè la concertazione con i sindacati. Il 13 aprile prossimo incontreremo per la terza volta, a Montecitorio, tutte le parti sociali coinvolte, perché loro hanno pronta una proposta di riforma del Corpo Forestale che tuteli le professionalità degli agenti e che non le disperda come vorrebbe fare il ddl Madia. Sia loro che le associazioni ambientaliste continuano inoltre a denunciare che non ci sono stati tavoli di dialogo con il governo».

«Gli unici che li ascoltano siamo noi. Che siamo all’opposizione».

hqdefaultIL PROVVEDIMENTO.

Entrando nel merito del provvedimento, Bernini sottolinea un dettaglio: «Martedì scorso, per bocca del deputato Pd Fiano, si parlava in un lancio di agenzia di riassorbire gli uomini e le donne del Corpo o nella Polizia di Stato o nei Carabinieri. Ora, se si decidesse di assorbirli nei Carabinieri sarebbe il male minore perché hanno già dei dipartimenti come il Noe e sono un po’ più formati. La Polizia di Stato, invece, una specifica competenza ambientale non ce l’ha mai avuta. Per non parlare poi del fatto che i Carabinieri sono una forza di polizia militare, mentre la Forestale è una forza di polizia civile. Dovrebbe essere quindi rimilitarizzata. Invece di andare verso la smilitarizzazione delle forze di polizia come vorrebbe l’Europa, facciamo in poche parole il percorso contrario».

LE RICADUTE.

Per non parlare delle ricadute in termini di reati perseguiti dal Corpo: «Le Agromafie – continua Bernini – sono una realtà. 10 miliardi di euro di fatturato annuale, secondo la Cia. In questi anni l’unico corpo di polizia che ha fatto indagini, controllo sul territorio e che ha prevenuto quindi le azioni delle Agromafie è stato il Corpo Forestale. Vogliamo fare un altro esempio? La Terra dei Fuochi, tanto per dirne una, l’ha scoperta proprio la Forestale. Il controllo sulle bonifiche fatte o meno in quei territori? Sempre merito della Forestale. Senza contare che solo il Corpo Forestale ha il know how per capire, per esempio alle frontiere, nei porti, quali tipi di animali vengono importati nel nostro paese o passano per il nostro territorio per essere poi esportati, contrastando anche gli illeciti connessi alla fauna. Tutto questo lavoro che fine farà se dovesse essere approvato il provvedimento del governo?».

IL RAPPORTO EUROJUST.

Nel novembre del 2014 EuroJust, Organo di cooperazione giudiziaria dell’Unione Europea, nel rapporto Strategic Project on Environmental Crime , scrive: «certe organizzazioni criminali sono dietro le attività di criminalità ambientale transfrontaliera. Paradossalmente, mentre questo tipo di criminalità genera profitti sostanziali (la stima è che vada dai 30 a 70 miliardi di dollari all’anno, secondo l’Ocse), le statistiche mostrano che la criminalità ambientale viene raramente condannata dalle autorità nazionali. Il numero di casi che sono trasmessi ad Eurojust rimane basso, anche se c’è la necessità di operare in un modo 20130912155115-corpo-forestaletrans-frontaliero per arrivare a condannare».

«Non solo – aggiunge il deputato 5 Stelle – ma Eurojust nel rapporto mette nero su bianco un altro consiglio/avvertimento: gli stati membri, vista proprio la recrudescenza dei reati collegati all’ambiente e all’agricoltura, devono dotarsi di procure e di forze di polizia specializzate nella prevenzione, repressione, attività investigativa dei reati ambientali e agroalimentari. Anche in questo caso, con il ddl Madia, facciamo l’esatto contrario».

POSSIBILE SOLUZIONE. 

Una soluzione per toccare i reali costi in eccesso ci sarebbe: «Le vere sacche di spreco – racconta ancora Bernini – sono i corpi forestali regionali che, in molti casi, hanno funzioni che si sovrappongono a quello nazionale. Non si poteva quindi assorbire i regionali nel nazionale? No, si preferisce, al posto di fare ordine, togliere il nazionale e mantenere i regionali. Oppure la polizia provinciale, che ha anch’essa molte competenze in comune con la Forestale. Noi non ci stiamo a veder passare questo ddl così com’è e quando arriverà alla Camera, ben sapendo che la maggioranza ha i numeri per votarselo, daremo battaglia».

 

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Matteo Marini

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics - Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.

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