Il Grasso che cola

Sono passati dieci anni dalla morte di Tommaso Buscetta., primo vero pentito dei Cosa Nostra che raccontò il sistema mafioso a Falcone, premettendo così al pm di costruire e capire realmente come funzionasse Cosa Nostra.

A riguardo, il Procuratore Nazionale Antimafia (qui a sinistra, nella foto), sostiene che “per avere un nuovo Buscetta ci vorrebbe un nuovo Falcone”. Questa è una affermazione più che esatta. Assolutamente da condividere. Tralasciando che è difficilissimo che torni un nuovo Falcone, mi auguro che, se un giorno dovesse ripresentarsi un pentito del livello di Buscetta, in mancanza di un breveon76“nuovo Falcone”, non finisca fra le sue mani. Perché? Ve lo spiego subito.

Nel 2002, il “componente della Commissione di Cosa Nostra, Antonino Giuffrè, inizia a collaborare, proprio quando sta per essere emanata la legge che pone come limite massimo temporale per le dichiarazioni dei pentiti di cento ottanta giorni. Potete capire che, nonostante siano 6 mesi, è un periodo irrisorio per una persona che ha passato tutta la vita a delinquere con la criminalità organizzata e deve raccontare TUTTO, senza tralasciare nulla, tenendo per altro in conto che nel periodo sono compresi anche udienze in cui il pm deve essere presente, o impedimenti vari.

Bene, ad interrogare questo personaggio fu proprio Piero Grasso che impiegò tutto il tempo disponibile per ascoltarlo, ma senza MAI chiedere nulle sui rapporti Mafia-Stato. In più, visto che a Caltanissetta stavano procedendo le indagini per le stragi, il procuratore non si preoccupò in nessun modo ad informare la procura nissena così da consentire, se lo avesse ritenuto opportuno, un interrogatorio anche da parte loro; in tal modo si sarebbero potuti prendere due piccioni con una fava. Al contrario, Grasso tenne tutto per sé, dichiarando la collaborazione solo dopo la caduta del periodo previsto, escludendo ad altri la possibilità di ascoltarlo.

Roberto Scarpinato, ne “Il ritorno del Principe”, sottolinea come, dopo l’entrata del nuovo procuratore, ci fu una chiara “discontinuità della stagione precedente”.

Il PM aggiunge che i segnali che indicavano questo cambiamento, erano in principio tre:

“    – Mancata controfirma dell’appello avverso all’assoluzione di Andreotti in primo grado;

–          Ripetute prese di distanza sulla stampa dai precedenti processi mafia-politica” additandole come “processi spettacolo inutili” o “processi deboli;

–          Lenta emarginazione dei magistrati protagonisti mediante una gestione accentrata dell’informazione” svuotando “il principio cardine del pool Antimafia: la circolazione e la socializzazione delle informazioni processuali.” Questo era anche il principio che lo stesso Falcone voleva che fosse messo come legge.

In seguito, Scarpinato e Lo Forte, tutti e due contrari alla linea seguita di Grasso, vennero estromessi dalla DDA. Simil destino tocco anche a Gaetano Paci, tolto dalle indagini sul caso Cuffaro perché “dissentiva dalla scelta di non contestare al Governatore il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.”

Sarà per questo che Caselli venne estromesso tramite una legge ad hoc, dalla direzione Nazionale Antimafia, così da consentire l’elezione di Grasso?

Sarà per questo che tutto il Centrodestra assalirà, e continua ad assalire Caselli, e ad elogiare Grasso?

P.s. La legge Castelli, che estromise Caselli per età di diventare Procuratore Nazionale Antimafia, fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, ma ormai la nomina era già avvenuta.

Casualità.

GIAMPAOLO ROSSI


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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