Il lavaggio del cervello

In quale Paese un imputato per un qualsivoglia reato può difendersi anche avvalendosi di un’intera trasmissione televisiva di oltre due ore in prima serata a livello nazionale? La domanda è sorta spontanea dopo aver saputo dell’esistenza di uno speciale del Tg5 dedicato al processo Ruby, ma si è imposta con maggior preoccupazione dopo la visione dell’approfondimento andato in onda ieri sera, La guerra dei vent’anni. Ruby, ultimo atto.

Il programma, se analizzato, spiega perfettamente la strategia berlusconiana per la costruzione del consenso in atto ormai da vent’anni. La base è data, con ogni evidenza, dal gigantesco conflitto d’interessi e dal suo mascheramento. Berlusconi si difende sulla sua TV, con un programma confezionato ad hoc dai suoi giornalisti, che rivendicano comunque la neutralità del loro lavoro. Il conduttore, Andrea Pamparana, berlu boccassiniha infatti aperto la kermesse indicando come unico obiettivo della serata la ricostruzione della vicenda processuale di Silvio Berlusconi legata al Ruby-Gate e ha concluso ricordando che la trasmissione si è avvalsa unicamente degli atti giudiziari.

Peccato che questi siano stati presentati in maniera scandalosamente parziale: in generale, le prove dell’accusa sono sempre state riassunte da una voce fuori campo in maniera sommaria, senza alcun approfondimento o richiamo puntuale (ad esempio con l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche), in pochi secondi; le tesi difensive, invece, sono sempre state esposte dagli interessati (Berlusconi e Ghedini in primis, poi Ruby) e dai diversi figuranti più o meno direttamente a libro paga del solito noto (il direttore di Medusa Carlo Rossella, la senatrice del Pdl Maria Rosaria Rossi e le Olgettine) con riprese delle udienze e, soprattutto, con lunghissimi monologhi, mascherati da interviste attraverso domande di circostanza, sempre e comunque accomodanti, accompagnate da un mantra continuo di sottofondo, ossessivamente ripetuto a cadenze regolari, ogni 5-10 minuti, leggermente modificato a seconda del monologante del momento: «Ha avuto rapporti sessuali con Ruby?»; «Hai avuto rapporti sessuali con Berlusconi?»; «Il presidente Berlusconi ha avuto rapporti sessuali con Ruby?». Le risposte – ovviamente concordi: «No», «No», «No» – si sono unite tra loro in un refrain cadenzato volto a suggellare la sinfonia melodica e il messaggio rivolto al pubblico: Lui è innocente, è una persecuzione, la magistratura politicizzata di sinistra vuole eliminarlo.

Si va avanti così, per oltre due ore, col contorno che conferma l’impalcatura generale della trasmissione: il servizio iniziale sulla manifestazione del Pdl di sabato a Brescia è intitolato in maniera assolutamente imparziale «Moderati in piazza»; quasi in conclusione, l’istituto giuridico della prescrizione viene spiegato ai telespettatori direttamente da Berlusconi, il pluriprescritto, che rilegge la sua storia da imputato ricordando – ad esempio – l’avviso di garanzia del 1994 (era un invito a comparire) che fece cadere il suo primo governo (la Lega gli tolse la fiducia per la riforma delle pensioni) dando il via ad un processo che lo vide uscire assolto (sancendo la prescrizione di David Mills, la Cassazione nel 2010 ha chiarito che l’avvocato inglese testimoniò il falso anche in questo processo, favorendo di conseguenza l’assoluzione di Berlusconi che anche per questo motivo lo remunerò).

Potremmo continuare smentendo tutte le mezze verità e le balle colossali andate in onda durante l’approfondimento Mediaset, ma lo spazio non ce lo consente, né questo è il nostro obiettivo. Proseguendo nella descrizione della strategia berlusconiana, bisogna infatti notare come il conflitto d’interessi rimosso sulla base di un’autocertificazione di neutralità rispetto ai fatti, che consente di riscrivere la storia a piacimento, si basi anche sul silenzio omertoso di chi è chiamato a vigilare su tutto questo: per carità di patria, sorvoliamo su Re Giorgio II e sulla condanna a scoppio ritardato delle parole di Berlusconi a Brescia (Napolitano ha detto solo in una striminzita nota di «riconoscersi» nelle stranamente apprezzabili parole del vicepresidente del Csm, Michele Vietti); meglio sottolineare come, al momento, non si registrino prese di posizione da parte del partito che, negli ultimi venti anni, ha millantato un’opposizione al berlusconismo, né da parte dell’Ordine dei Giornalisti sulla condotta dei diversi cronisti Mediaset che, dimentichi del loro dovere teorico (ricostruire i fatti), si sono trasformati – in realtà confermandosi tali, secondo i maligni – in semplici microfoni del padrone.

Il silenzio risulta ancor più assordante se consideriamo che, ieri sera come mai in passato, siamo stati messi di fronte a un tentativo spudorato di lavaggio del cervello, orchestrato attraverso la gigantesca forza mediatica dell’uomo aranciameccanica3politico più potente d’Italia che sta provando a spostare il processo dalla sua sede naturale (il Tribunale) alla sua TV: mai, in venti anni di berlusconismo, avevamo assistito ad una scena del genere, molto simile al «trattamento Ludovico» di Arancia Meccanica, ribaltato (non più l’imposizione delle immagini che si vogliono censurare, bensì quella della nuova realtà che si vuole imporre).

Licio Gelli, Venerabile Maestro della P2, diceva che «l vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media»: vedremo se le sue parole troveranno un’ulteriore conferma con la prosecuzione dei processi; di certo, qui abbiamo solo la bontà dell’affermazione di tale Letta Enrico del 30 novembre 2009, applicabile a tutti coloro che, di fronte a questo scempio della democrazia, se ne restano muti: «[C]onsideriamo legittimo che, come ogni imputato, Berlusconi si difenda nel processo e dal processo». Già, come ogni imputato…


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Nato nel 1987 a Vicenza, consegue a Padova la laurea triennale in Lettere moderne, quella magistrale in Filologia medievale e il dottorato di ricerca in Filologia romanza. Creatore nel 2009 del blog bile.ilcannocchiale.it (sospeso nel 2011 per collaborare con "Wilditaly" e citato ne "I nuovi mostri" di Oliviero Beha nell’elenco delle "associazioni che a vario titolo rientrino nell’accezione culturale di chi promuove riflessioni sullo stato del Paese”), fino a gennaio 2011 ha fatto parte della redazione della rivista online "Conaltrimezzi", dirigendo le sezioni dedicate all’attualità e al mondo universitario. REDATTORE SEZIONE INTERNI


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