il meglio deve ancora venire

Il meglio deve ancora venire, una commedia per ridere di ciò che ci fa paura

Si può ridere del senso di perdita, rifiutando le armi del dramma? Rispondono i registi Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière con Il meglio deve ancora venire. Protagonisti: Fabrice Luchini e Patrick Bruel

 

Arthur e César sono due amici di vecchia data che, a seguito di un colossale malinteso in cui entrambi sono convinti che l’altro sia in fin di vita, decidono di riprendersi tutto il tempo perduto e godersi i giorni che verranno.

Dopo il grande successo di Cena tra amici, i registi Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière cercano di rispondere con il loro nuovo film a quattro mani alla seguente domanda: si può realizzare un film sulla malattia e il lutto, cercando di far ridere? La risposta diciamo noi è positiva, come testimonia il delizioso Il meglio deve ancora venire (Le meilleur reste à venir), presentato all’interno della Selezione Ufficiale della 14^ Festa del Cinema di Roma.

Due amici agli antipodi

Fabrice Luchini (La corte) e Patrick Bruel interpretano la coppia di amici Arthur e César, offrendoci il ritratto di un’amicizia virile che non si nutre di interessi comuni ma anzi vive della diversità tra i due. Mentre César è energico, vitale e seducente, Arthur è posato, iper controllato e pieno di piccole manie. L’uno la cicala, l’altro la formica, sono legati da un rapporto strettissimo che coltivano fin dall’infanzia e che si rafforza anche più quando César crede erroneamente che all’amico manchino pochi mesi da vivere, quando è in realtà lui ad essere affetto dal cancro.

Arthur però non ha il coraggio di dirgli come le cose stiano veramente. Tiene dentro di sé la verità un po’ per non veder spegnersi il sorriso sul volto dell’amico, un po’ per non rendere definitivamente reale la malattia di César. Come se solo pronunciando ad alta voce certe parole si arrivasse a quel punto di non ritorno che l’uomo dentro di sé sente di non essere ancora pronto ad accettare.

Come in un tipico buddy movie, qui declinato in salsa francese, la profonda diversità tra i due e l’equivoco di fondo su chi sia veramente malato, fornisce il carburante alla comicità della storia. Che, nonostante l’assoluta drammaticità dell’argomento, non spinge (quasi) mai sul ricatto emotivo o sui mezzucci banali per tirare fuori le lacrime allo spettatore. Si ride senza sensi di colpa ne Il meglio deve ancora venire. Lo scopo non è assolutamente sbeffeggiare o banalizzare un argomento serio e importante, quanto in qualche modo esorcizzare l’alone di gravità e tristezza che il tema inevitabilmente evoca.

Il comico nel tragico

Quello che i registi portano sullo schermo non è il percorso di una malattia quanto la messa in evidenza di quel lato comico presente anche nel tragico che fa parte della vita stessa, senza buttare tutto in farsa ma sfruttando i migliori tempi della commedia. Se ciò è possibile è anche grazie alla bravura degli interpreti Fabrice Luchini e Patrick Bruel, coppia affiatata in cui nessuno prevarica sull’altro, ma che funziona proprio nell’equilibrio e nei duetti tra i due e che porta una certa eleganza e rispetto anche nei momenti più difficili.

Non che non ci si commuova ne Il meglio deve ancora venire, i momenti lacrimuccia arrivano fatidici. Ma la cosa bella del film di Matthieu Delaporte e Alexandre de la Patellière è che a fine visione lo spettatore tende a ricordarsi non tanto le scene più gravi, quanto le più simpatiche e divertenti. Il meglio deve ancora venire non cancella la tristezza del quotidiano ma invita ad accoglierla e a non appesantirla, tra un abbraccio e l’altro con quell’amico che non ha mai smesso di starci accanto e non lo farà, fino all’ultimo.

Il meglio deve ancora venire sarà al cinema ad aprile 2020 con Lucky Red in associazione con 3 Marys


About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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