Il mercato delle armi in USA, un business che non conosce crisi

Il 2 dicembre del 2015 Syed Rizwan Farook, un cittadino statunitense di origini pachistane nato in Illinois, e sua moglie Tashfeen Malik, pachistana residente negli Stati Uniti, hanno ucciso 14 persone e ferite altre 21 in un centro per disabili nella cittadina di San Bernardino, in California. Durante le indagini, la polizia ha scoperto che i due coniugi erano simpatizzanti dell’Isis. A conferma dei sospetti, un post su Facebook di Tashfeen Malik, con uno pseudonimo, pubblicato poco prima del massacro, in cui la donna avrebbe giurato fedeltà allo sceicco Abu Bakr al-Baghdadi.armi-stati-uniti

Nella loro abitazione, nella località di Redlands, a pochi chilometri dal luogo della strage, gli agenti federali hanno trovato un vero e proprio arsenale, composto da oltre 5 mila munizioni ed esplosivi artigianali, proprio come quello rinvenuto nei pressi della sala conferenze dell’Inland Regional Ceneter, teatro della sparatoria, dove era in corso una festa di Natale fra gli ex colleghi di Farook. Il congegno non è esploso – hanno rivelato gli investigatori – solo per il malfunzionamento di un telecomando. Dettagli inquietanti, che fanno ritenere si trattasse di un’azione premeditata da parte della coppia che avrebbe dovuto causare un massacro di proporzioni molto più grandi, sulla scia degli attentati di Parigi.

IL DISCORSO DI OBAMA DALLO STUDIO OVALE

Il 6 dicembre il presidente Barack Obama ha parlato alla nazione dallo studio ovale a proposito della strage di San Bernardino. È la diciassettesima volta negli ultimi sette anni che il presidente degli Stati Uniti parla pubblicamente di una sparatoria di massa avvenuta nel Paese. Stavolta, però, Obama ha parlato direttamente dallo studio ovale della Casa Bianca. È la prima volta che il presidente dedica tanta attenzione a una strage causata dalle armi da fuoco. La domanda, allora, sorge spontanea: perché questa strage è così importante? La differenza di questa sparatoria di massa, dalle altre 335 che sono avvenute solamente quest’anno, sta nel fatto che gli statunitensi hanno ancora paura del terrorismo. Non essendoci più dubbi sul fatto che l’attacco di San Bernardino sia di matrice islamico-estremista, i due terroristi non differiscono dagli artefici, sempre di origine islamica, degli attentati alla maratona di Boston del 2013 e di Fort Hood nel 2014, che avevano causato 16 vittime.

LE ARMI DA FUOCO SONO PIÙ PERICOLOSE DEL TERRORISMO

La CNN, su invito del presidente americano, ha realizzato un grafico che mostra l’enorme differenza fra gli americani deceduti per armi da fuoco e quelli morti per terrorismo.

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I primi sono 406.496, quasi mezzo milione di persone, mentre quelli uccisi per mano dei terroristi ammontano a 3380, fra cui sono comprese anche le vittime degli attentati alle Torri Gemelle. All’estero gli statunitensi uccisi dai terroristi sono stati, invece, 350 negli ultimi tredici anni. I numeri parlano da soli: le armi da fuoco in America causano più vittime del terrorismo islamico. Tant’è che l’altro elemento fondamentale che collega tutte le stragi avvenute negli ultimi anni sul suolo americano è costituito proprio dai mezzi utilizzati dagli artefici: pistole o fucili d’assalto ottenuti legalmente. I dati a riguardo sono molto eloquenti. Dal 1° gennaio al 2 dicembre del 2015 negli Stati Uniti le sparatorie con almeno quattro vittime sono state 354. Le sparatorie sono avvenute in 220 città di 47 stati diversi. In totale 462 persone sono morte e 1.314 sono rimaste ferite. 

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Di certo in un paese traboccante di armi da fuoco quale l’America non ci sono bacchette magiche che possano evitare la prossima strage, a prescindere dalla sua matrice idelogica. L’unico modo per rendere queste stragi meno probabili e meno pericolose consiste nell’aumentare le misure di controllo per evitare che armi letali finiscano nelle mani di potenziali assassini. È quello che auspica Obama, ormai da diversi anni, senza però riuscire ad ottenere risultati concreti. L’ultima volta è stata il 6 dicembre, quando, in un accorato discorso alla nazione, il presidente ha chiesto per l’ennesima volta, un intervento del Congresso sulle armi da fuoco: “Bisogna rendere più difficile per la gente comprare fucili d’assalto come quelli usati nell’assalto di San Bernardino, a partire dall’approvazione di una legge che impedisca a chi si trova già sulla lista nera di quanti non possono salire un aereo – perché considerati pericolosi – di comprare armi”. Sull’argomento si è espressa anche la Clinton, che ha scritto su Twitter: “Mi rifiuto di accettare tutto ciò come normale. Dobbiamo agire adesso per fermare la violenza con le armi”.

Nonostante l’ennesima strage negli Usa, il senato americano, sostenuto dalla potente lobby delle armi, non ha dato il via libera a maggiori controlli sulla vendita di armi, bocciando tutti e tre gli emendamenti presentati dai Democratici. I Repubblicani hanno giustificato la loro scelta affermando che il governo potrebbe i inserire per errore il nome di qualcuno in una lista di sospettati e a quel punto costui verrebbe privato del diritto costituzionale a difendersi.

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IL BUSINESS DELLE ARMI E LA CULTURA DELLA PAURA

Ma il problema del business delle armi in America non riguarda solo la facilità per i cittadini di ottenerle, ma soprattutto la cultura del popolo americano. Una cultura fondata sulla paura di veder minacciata la propria persona e la proprietà privata e quindi sul diritto a possedere un’arma per difendersi. Diritto sancito dal famoso secondo emendamento della Costituzione americana, che recita così: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”. Inutile aggiungere che questo emendamento è stato più volte strumentalizzato dalle lobby delle armi, prima fra tutte la NRA (National Rifle Association), che spingono per limitare la regolamentazione relativa agli armamenti leggeri.

E mentre l’opinione pubblica si divide sulla necessità o meno di detenere armi da fuoco, le sparatorie non si fermano e le stragi si susseguono inesorabili, erodendo il mito ormai sempre più sbiadito del leggendario ‘sogno americano’. Gli Stati Uniti, infatti, secondo i dati forniti dallo Small Arms Survey, hanno più armi pro capite di qualsiasi altro Paese del mondo.

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Nel Paese a stelle e strisce circolano 357 milioni di armi, vale a dire più di una ad abitante, visto che secondo l’ultimo censimento gli americani sono 317 milioni. E’ questa la stima che fa il Washington Post, aggiungendo ai dati del Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, aggiornati al 2013, sulla produzione delle armi, quelli sulle armi importate, e sottraendo quelle esportate.

Un altro grafico, basato su dati delle Nazioni Unite raccolti dal Guardian, dimostra che l’America supera di gran lunga tutti gli altri Paesi sviluppati per numero di omicidi commessi con armi da fuoco. Il motivo, secondo l’Harvard School of Public Health’s Injury Control Center, è connesso all’elevata circolazione di armi da fuoco rispetto al resto del mondo sviluppato. Sempre il Guardian riporta altri dati inquietanti, da dove si evince che, nonostante negli Stati Uniti viva solo il 4,4% della popolazione mondiale, quasi la metà delle pistole detenute da civili in tutto il mondo sono di proprietà di cittadini americani. Per l’esattezza, il 42%. Un altro grafico, stavolta basato su dati raccolti da Mother Jones, mostra come gli Stati americani usa-lobby-stati-uniti-armi-da-fuocodove circolano più armi siano anche quelli che tendono ad avere il maggior numero di morti causati da armi da fuoco. Più pistole ci sono in circolazione, più alto è il numero di omicidi.

L’economista Richard Florida ha scoperto, invece, correlazioni statistiche significative tra il numero di morti causati da armi da fuoco  e gli stati americani che hanno norme più rigide sul ‘gun control’, che risultano essere quelli dove il numero di morti è significativamente più basso.

AUMENTO DEL CONSENSO PER LE ARMI

Ma il dato più preoccupante riguarda la crescita del consenso per le armi: negli ultimi 20 anni, infatti, gli americani sono passati dal supporto alle misure per il controllo delle armi a un maggior appoggio alla protezione del diritto di portare armi, secondo gli studi del Pew Research Center. Questo cambiamento è avvenuto nonostante le principali sparatorie di massa degli ultimi anni abbiano scosso profondamente la nazione e l’opinione pubblica.

Questa psicologia del terrore, che per motivi diversi fa comodo a entrambi gli schieramenti politici, tiene la popolazione nell’insicurezza, nella paura di morire o di esser derubata. Ecco il reale motivo della corsa alle armi e della tensione che scatena le reazioni violente delle persone. Gli americani comprano armi non perché sia semplice procurarsele, ma perché hanno paura. Di fronte a un problema di così vasta portata, che affonda le sue radici nella cultura e nella storia del Paese, sarà difficile per Obama e per chiunque verrà dopo di lui vincere questa battaglia che, dati alla mano, sembra già persa in partenza.

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About

Nato nel 1993 a Roma, studia Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Roma tre. Persona eclettica e curiosa, da sempre appassionato di scrittura e lettura, coltiva il sogno di diventare giornalista. Gestisce anche un blog personale: http://aleftsworld.wordpress.com/ . COLLABORATORE SEZIONE ESTERI


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