L'amore mio non more

Il Muro del Canto, L’amore mio non more: storie di una Roma maledetta e caparbia

Il Muro del Canto, L’amore mio non more: viaggio in una Roma Maledetta, appassionata e vitale.

Il Muro del Canto

L’amore mio non more è il titolo del nuovo disco de Il Muro del Canto , che torna sulla scena a due anni dal precedente Fiore De Niente.

Anche per questo nuovo lavoro la band resta fedele e coerente a queste sonorità folk-rock, nostalgiche, malinconiche e ruvide che raccontano storie di vita vissuta, d’amore e di morte, del tempo che passa inesorabile e di questa Roma maledetta, appassionata e caparbia.

Un folk abrasivo, carico di sfumature sonore che spaziano dalla canzone popolare romanesca alle colonne sonore del cinema western, che si impregnano di vitalità popolare, sanguigna e reale, per portare alla luce i racconti e le voci della Roma degli ultimi: la Roma vera, quella della gente che vive e ama la Città Eterna.

Apre il disco Reggime er gioco, una sorta di folk-rock dai toni cupi e ruvidi. Lo specchio di una Roma tormentata e oscura. Il secondo singolo estratto dal disco ci porta in una città amara eppure reale, con la “faccia da zoccola” dove i sogni si infrangono ma che, nonostante tutto, non può che essere complice della gente che la vive ogni giorno.

Stoica è forse il pezzo meno folk de Il Muro del Canto: a un primo impatto siamo davanti a una rock ballad oscura e “indurita”. Per la prima volta la band sceglie di non affidarsi al dialetto romanesco per “ripiegare” sull’italiano. Un pezzo particolare, forse atipico, ma comunque di grande impatto emotivo che sconfina e si innalza oltre Roma.

L’amore mio non more è un valzer malinconico e dal timbro cupo. L’anima popolare si mescola alla perfezione col carattere tagliente e affilato del folk-rock, portando alla luce un brano dalle molteplici sfumature sonore. Il tutto condito da un testo malinconico che, nonostante il dolore per la fine dell’amore, riesce a conservare ancora quello che c’è stato di buono.

Novecento è un racconto di una periferia romana dei primi del 900. Una fotografia nostalgica della Roma delle borgate che rivive nelle note di questo brano dal sapore d’antan. Il Muro del Canto racconta con un velo di malinconia una Roma popolare, più viva per certi versi, e più unita dove il suono delle borgate cozza contro quello della dolce vita.

Il Muro del Canto

Foto di Tamara Casula

Un disco intenso, fatto di storie e ricordi lontani.

Senza ‘na Stella vede la partecipazione della meravigliosa voce di Lavinia Mancusi che, per la prima volta, “ruba” il posto al vocione di Daniele Coccia in questo valzer innamorato e disilluso. Un brano intenso e struggente costruito su questo gioco a due voci; uno squarcio di una città e di un amore ormai lontani.
Uno dei migliori brani del disco, di una sensibilità e di una forza unici.

Roma Maledetta è il primo dei monologhi di Alessandro Pieravanti. Un racconto cronologico delle brutalità e delle violenze che hanno segnato la vita della città eterna. Un brano oscuro e misterioso che fa venire la pelle d’oca. Uno sguardo sulla Roma violenta, la Roma sanguinaria e quella indifferente.

Cella 33 è uno dei brani più carichi del disco: ritmiche serrate, chitarre sferzanti e una linea vocale incalzante. Ancora dalla parte degli ultimi, Il Muro del Canto racconta la vita dietro le sbarre, l’abbandono e la lontananza di chi vive dall’altra parte della cancellata. Un pugno nello stomaco e una riflessione attuale su una delle situazioni più “spinose” della società moderna.

Al tempo del sole porta in scena una cadenza “strana”, una sorta di ska/reggae riscritto in questa chiave popolare e cupa; una ritmica e una cadenza particolare per la band, “rimaneggiata” e indurita come solo Il Muro del Canto sa fare. Un brano complesso, atipico ma molto ben costruito. Una nota a parte merita la sessione di fiati e il solo finale ad opera di Davide di Pasquale.

Ponte Mollo, scritta da Lando Fiorini, è uno dei pezzi della canzone romana per eccellenza; in questa versione il Muro del Canto propone un valzer tagliente che sfocia nel folk-rock, marchio distintivo di questa band. In questo brano passato e presente della musica romana si fondono per dare vita a un sound grintoso, legato alla musica popolare, ma che sfuma su sonorità dal timbro più moderno.

La vita è una è il singolo che ha anticipato l’uscita de L’amore mio non more. Un pezzo dalle ritmiche incalzanti che racchiude al suo interno una sintesi del disco a livello sonoro e concettuale. Un brano bello dritto, e porta a galla l’anima più folk-rock della band con particolare attenzione per quelle timbriche più rock.  La vita è una è un pezzo che cammina a testa alta e affronta la vita di petto e che, per certi versi, sintetizza quello che è stata la svolta più rock della band negli ultimi dischi.

Fonte: XL Repubblica

Domani è il pezzo più classico del disco: con questa cadenza piuttosto folk ricorda parecchio la canzone popolare di rivolta, riscritta in chiave più rock. Un brano bello corposo, un tributo ai canti di rivolta del nostro paese che restano ancora (tristemente) attuali. Molto ben giocato il finale, con questo solo di chitarra elettrica e violino bello tagliente che porta a conclusione il tutto. Come sempre Il Muro del Canto si avvale della preziosa collaborazione di Andrea Ruggiero al violino.

Chiude il disco Il tempo perso, il secondo monologo di Pieravanti. Un brano piuttosto atipico sia perché tutto in italiano e sia perché sembra ripiegare su un sound meno “popolare” e  su una ritmica dal sapore elettronico. Altro bel monologo; la scelta di questi intermezzi narrati rappresenta sicuramente uno dei punti di forza de Il Muro del Canto.

Un grande ritorno per Il Muro del Canto.

L’amore mio non more segna un grande ritorno per Il Muro del Canto che si conferma come una delle realtà musicali più vive e solide del nostro panorama musicale.

Il disco è impeccabile, curato in ogni dettaglio e dimostra ancora solidità e coerenza sonora e concettuale ma, soprattutto, non risulta mai banale o noioso.
Storie maledette, amori, ricordi, nostalgia e uno spaccato di Roma vivo e sanguino raccontato da una band coraggiosa e dal carattere forte e genuino.

L’amore mio non more è un pugno nello stomaco e una carezza,  fatte di tante voci e di una città reale e pulsante che aspetta solo di essere (ri)scoperta e amata da chi la vuole ascoltare.

Correte a comprarlo perché non troverete niente di meglio.

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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