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Il Paradiso Probabilmente, Elia Suleiman racconta in maniera brillante la sua Palestina

Il Paradiso Probabilmente, Elia Suleiman cerca di mostrare in maniera brillante il mondo come se fosse un microcosmo della Palestina

 

Il Paradiso Probabilmente è un film scritto da Elia Suleiman regista nato a Nazareth il 28 luglio 1960. Il suo primo lungometraggio, Chronicle of a Disappearance, si è aggiudicato nel 1996 il premio di Migliore Opera Prima alla Mostra del Cinema di VeneziaUna carriera brillante e tanti riconoscimenti per film come Intervento divino (Premio della Giuria al Festival di Cannes), Il tempo che ci rimane (2009).

Nel 2012, Elia Suleiman ha diretto il segmento Diary of a Beginner all’interno del film 7 Days in Havana, presentato al Festival di Cannes.

Il suo modo di fare i film ha un approccio inconsueto. La narrazione è fatta di pochi dialoghi, primi piani e scene apparentemente slegate, ma che insieme contribuiscono alla costruzione di senso della pellicola. A differenza dei suoi lavori precedenti, ne Il Paradiso Probabilmente, Suleiman si muove in senso opposto per raccontare la sua Palestina.

Dalle note di regia si legge infatti: “Se nei miei film precedenti ho cercato di presentare la Palestina come un microcosmo del mondo; il mio nuovo film, Il Paradiso Probabilmente, cerca di mostrare il mondo come se fosse un microcosmo della Palestina”. Il risultato è un film particolare che si muove tra comicità e satira civile e che si interroga sul concetto d’identità e appartenenza in un mondo sempre più globalizzato.

SINOSSI

recensione film il paradiso probabilmenteElia Suleiman fugge dalla Palestina in cerca di una patria alternativa, ma si rende conto che la Palestina lo segue come un’ombra.
Quella che doveva essere la promessa di una nuova vita si trasforma in una commedia degli errori. Al protagonista non importa quanta strada percorra, c’è sempre qualcosa che gli ricorda casa.Il regista ci regala una saga comica che esplora identità, nazionalità e senso di appartenenza, nella quale Elia Suleiman pone la domanda fondamentale: qual è quel luogo che possiamo veramente chiamare casa?

Invece di concentrarsi sul quadro “più ampio” con cui i media ci bombardano costantemente, Il Paradiso probabilmente ci mostra il momento ai margini del quadro, il momento banale, ovvero quello che di solito non è messo a fuoco. E così facendo si avvicina a ciò che è intimo, tenero e toccante. Le storie personali e umane che si basano sull’identificazione, che sollevano domande e incoraggiano la speranza.

LA TENSIONE GEOPOLITICA

In questo senso è esemplare la rappresentazione della tensione geopolitica che, pochi anni fa, era un tratto esclusivo del medio oriente mentre oggi la si può trovare in tutte le grandi metropoli.

A Parigi dove squadriglie coreografiche super tecnologizzate di poliziotti vigilano sull’ordine pubblico, carri armati sfilano con il loro carico di frastuono per le vie della città (seppure in preparazione della parata del 14 luglio e significativamente davanti alla Banca di Francia), oppure a New York dove la gente comune affronta la vita quotidiana indossando armi da fuoco come fossero accessori fashion.

In Il Paradiso Probabilmente tali scene sono costruite con cura e attenzione. Spesso strappano una risata che però prende un sapore amaro nel momento in cui ci si rende conto che situazioni simili sono realmente vissute e all’ordine del giorno nei territori di guerra delle zone da cui proviene il regista.

L’APPROCCIO ALLA NARRAZIONE E LA REALTA’

Come accennato riguardo il particolare approccio alla narrazione, Il Paradiso Probabilmente è girato quasi esclusivamente in soggettiva.

Le inquadrature sono la porzione di realtà che lo sguardo può abbracciare, per questo motivo la macchina da presa è per lo più fissa, ma in alcuni momenti è anche capace di alzarsi, planare e arrivare fino alle nuvole.

La singolare comicità di Suleiman è ormai un tratto caratteristico del regista. Funziona attraverso uno schema che si ripete. Le scene di vita quotidiana sono presentate con una tensione latente che inizialmente induce un senso di spaesamento nello spettatore e che via via aumenta fino a prendere il centro dell’azione. Schema ben esemplificato nella scena iniziale nella quale la rappresentazione di un rito ortodosso si conclude in maniera imprevista ed esilarante.

Il limite del film è proprio il suo punto di forza, la particolare narrazione rischia di allontanarci dal coinvolgimento nel film. Ma Suleiman riesce ad impedire che si perda il senso di universalità del suo messaggio e mette in piedi una commedia unica nel suo genere che merita assolutamente di essere vista.

 

Il Paradiso Probabilmente, sarà nelle sale italiane dal 5 dicembre 2019 con AcademyTwo.

 

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